"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

83 | settembre 2010

9788898260287

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Ara Pacis Augustae nei filmati dell'Archivio Storico Istituto Luce

Redazione di Engramma

L'Archivio Storico dell'Istituto Luce conserva migliaia di filmati che raccontano la storia d'Italia giorno per giorno. Un particolare interesse rivestono i cinegiornali del ventennio fascista che mostrano episodi salienti della vita e della propaganda del regime. "Engramma" propone in questo numero una selezione dei più importanti filmati che riguardano le vicende relative all'Ara Pacis, dalla sua ricostruzione fino all'ultimo restauro della teca Morpurgo, avvenuto nel 1970.

1 dicembre 1937.Il trasporto di frammenti dell’Ara Pacis a Roma per volere del Duce in occasione del Bimillenario di Augusto.

Dopo lunghe trattative diplomatiche cominciate fin dal 1919 tra Roberto Paribeni, Soprintendente alle Antichità e Belle Arti e il Direttore degli Uffizi Giovanni Poggi, nel 1937 le lastre appartenti all’Ara Pacis Augustae lasciano la città di Firenze per giungere a Roma in occasione della ricostruzione dell’altare augusteo: l'inaugurazione avverrà a chiusura delle celebrazione del Bimillenario Augusteo, il 23 settembre 1938. Fu solo grazie a uno speciale decreto reale che i rilievi augustei presenti negli Uffizi da due secoli – la famosa Tellus e la grande Processione – poterono essere svincolati  dallo speciale Legato dell’ultima discendente diretta Medici, Maria Luisa d’Austria, nel 1737 che sanciva ad aeternum che nessun bene artistico e di valore appartenente alla sua eredità avrebbe potuto lasciare lo stato toscano.

16 Marzo 1938 - Il ministro Bottai e il governatore di Roma in visita ai lavori di restauro dei frammenti dell’Ara Pacis di Augusto.

Nelle sale del Museo delle Terme di Roma il Professor Giuseppe Moretti, responsabile della ricostruzione dell’Ara, mostra al Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai e al Governatore di Roma Piero Colonna gli importanti lavori di restauro necessari per riconfigurare il recinto esterno dell’altare augusteo. Impegnati nei restauri sono molti dei funzionari della Soprintendenza: la scarsità dei tempi e la mole dei lavori infatti impone ritimi  molto intensi. Un ruolo particolare spetta  al professore di ornato Cesare Giri impegnato nella complessa opera di completamento del fregio vegetale, tra I suoi collaboratori Marconi, Vettraino, Romagnoli. Per la parte strutturale molto importante la figura dell’architetto Guglielmo Gatti, autore dei rilievi di scavo del 1937-1938 e di molte delle parti architettoniche mancanti.  

30 Marzo 1938. Il re visita lo stato dei lavori in corso all’Ara Pacis di Augusto

Il Re d’Italia e Imperatore di Etiopia, Vittorio Emanuele III, visita i restauri dell’Ara Pacis nei locali nel Museo Nazionale Romano. Elogi per il Professor Moretti, Soprintendente alle Antichità di Roma, responsabile dell’anastilosi del monumento e per i suoi collaboratori impegnati nello strenuo lavoro di rimontaggio e ricostruzione delle varie parti architettoniche e decorative. La necessità di inaugurare l’altare per il 23 settembre 1938 (genetliaco di Augusto e data conclusiva delle celebrazioni del Bimillenario Augusteo) impone ritimi molto serrati. Al monumento viene attribuito, oltre che uno straordinario valore artistico, anche un eccezionale valore simbolico per la celebrazione del mito di Roma e del suo primo Imperatore Ottaviano Augusto che i fregi con le loro immagini allegoriche e storiche rammentano ed esaltano. In particolare Mussolini, che in quei mesi sullo scenario internazionale si propone come promotore della pace, vuole fortemente l'inaugurazione dell'Altare della Pace augusteo.

23 Settembre 1938 - L’inaugurazione dell’Ara Pacis nel nuovo assetto urbanistico

Una folla di gente proveniente da tutta Italia accoglie il duce Benito Mussolini nel giorno che ricorda la nascita dell’Imperatore Augusto per celebrare la ricostruzione dell’Ara Pacis Augustae, il monumento simbolo della pace romana. In pochi mesi l’abilità di esperti archeologi e tecnici guidati da Giuseppe Moretti ha consentito il ‘miracolo’  procrastinato da tempo per le serie difficoltà di tipo tecnico, sin da quando nel 1859 l’Ingegnere Herzog impegnato nelle ristrutturazioni alle fondamenta di Palazzo Fiano in Piazza San Lorenzo in Lucina aveva avvistato la platea di fondazione dell”Ara. Dopo gli scavi del 1903 si dovettero attendere le iniziative delle celebrazioni del Bimillenario Augusteo, nel 1937-1938, per dare l'avvio allo scavo dei reperti e alla ricostruzione dell’Ara , che dopo varie ipotesi fu collocata in posizione di rilievo nella nuova Piazza voluta dal Duce in persona, Piazza Augusto Imperatore, accanto ai resti del Mausoleo di Augusto.

25 giugno 1940 - Protezione antiaerea. "Lavori per la protezione delle opere d'arte della Capitale"

L'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno del 1940 obbliga il ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai a correre ai ripari. In tutta Italia si comincia l'opera di difesa dei monumenti dai possibili attacchi di terra e aerei. Anche Roma viene 'difesa' da migliaia di sacchetti di sabbia: l'Ara Pacis, la Galleria Borghese, la Galleria Colonna vengono protette, mentre contemporaneamente altri luoghi di Roma sono trasformati in rifugi antiaerei. Per uno scherzo del destino le grandi vetrate che chiudono la 'teca' di Vittorio Morpurgo vengono spostate nel quartiere di San Lorenzo per evitare che vadano distrutte, ma i bombardamenti alleati tra luglio e ottobre del 1943 colpiranno proprio quell'area di Roma, vanificando l'operazione di salvaguardia degli elementi più fragili della teca Morpurgo.

15 Dicembre 1970 - L’Ara Pacis a Roma dopo il restauro

Dopo più di trent’anni l’Ara Pacis torna ad essere visibile anche dal Lungotevere grazie al fatto che il Rotary club dona grandi vetrate da collocarsi tra i pilastri, originariamente color porfido, della teca Morpurgo. Lo scoppio della Guerra infatti solo un anno dopo l’inaugurazione dell’altare aveva reso necessario togliere le originarie vetrate che furono conservate nella vetreria Sciarra al Tiburtino. Le bombe del 1943 su San Lorenzo mandarono in frantumi quei cristalli originari per cui  a conclusione della guerra vennero costruiti dei muri tra pilastro e pilastro per impedire azioni vandaliche sul monumento. Solo nel 1949 si cominciò a considerare la possibilità di tornare a rendere visibile l’altare, ma bisognò attendere il 1970, e il mecenatismo di un club privato come il Rotary, per rendere possibile il restauro della teca Morpurgo.

17 febbraio 1954 - Anniversario della Conciliazione

Nel venticinquesimo anniversario dei Patti Lateranensi il Vaticano decide di donare all'Italia il frammento dell'Ara Pacis conservato presso i Musei Vaticani. Il rilievo, che raffigura una parte del fregio processionale, era già stato richiesto dall'allora Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano allo Stato Pontificio. Tale trattativa non aveva all'epoca prodotto risultati, se non il permesso di eseguirne un calco.

Altri filmati collegati all'Ara Pacis

21 luglio 1937. Italia Roma. Preparativi per la mostra augustea della romanità

A Roma si sta lavorando alla realizzazione della Mostra Augustea della Romanità voluta da Mussolini per celebrare il Bimillenario Augusteo. Si tratta della raccolta più imponente di opere d'arte di epoca romana che sono state però riprodotte con calchi plastici e immagini. La mostra, che si terrà al Palazzo delle Esposizioni, si divide in 40 sezioni e ha visto la realizzazione di 3000 calchi 200 plastici e innumerevoli riproduzioni grafiche. Gran parte dei materiali della mostra andranno, dopo la guerra, a costituire il Museo della Civiltà Romana all'EUR.

29 settembre 1937 - Roma. La mostra augustea della romanità

Si inaugura al Palazzo delle Esposizioni, alla presenza del Duce, la Mostra Augustea della Romanità. La mostra ha impegnato i massimi studiosi italiani ed è stata fortemente voluta da Mussolini per celebrare i 2000 anni dalla nascita di Augusto. L’evento è il culmine della politica di imitatio Augusti voluta da Mussolini culminato con la conquista dell’Etiopia e la fondazione del “nuovo impero di Roma”. Come dirà l’archeologo Giulio Quirino Giglioli nel discorso inaugurale, per realizzarla si sono scandagliati tutti i musei archeologici che contenessero reperti romani e da essi si sono fatti i calchi delle sculture e degli elementi più importanti, per dare un quadro il più possibile completo della grandezza di Roma e della vastità del suo impero.

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