"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

73 | luglio/agosto 2009

9788898260188

titolo

Di Flora in Flora. Da Ovidio a Chris Cunnigham passando per Botticelli

Federica Pellati

Chloris eram, quae Flora vocor: corrupta Latino/ nominis est nostri littera Graeca sono./Chloris eram, nymphe campi felicis, ubi audis/rem fortunatis ante fuisse viris./Quae fuerit mihi forma, grave est narrare modestae;/sed generum matri repperit illa Deum./Ver erat, errabam; Zephyros conspexit, abibam;/insequitur, fugio: fortior ille fuit./Et dederant fratri Boreas ius omne rapinae,/ausus Erecthea praemia ferre domo/Vim tamen emendat dando mihi nomina nuptae,/inque meo non est ulla querella toro/Vere fruor semper: semper nitidissimus annus,/arbor habet frondes, pabula semper humus./Est mihi fecundus dotalibus hortus in agris;/aura fovet, liquidae fonte rigatur aquae:/hunc meus implevit generoso flore maritus,/atque ait "arbitrium tu, dea, floris habe".
Ovidio, Fasti V, 195-212

In questi versi dei Fasti di Ovidio la dea Flora racconta l’episodio della sua metamorfosi da ninfa terrestre a divinità della Primavera: il vento Zefiro, invaghitosi della bella ninfa, la rincorre, la raggiunge e la possiede contro la sua volontà, decidendo infine di renderla sua sposa. In dono le concede il potere di far fiorire ogni cosa che tocca, trasformandola in "Madre dei fiori" (Fasti V, 183).

Il passo di Ovidio – secondo l’interpretazione di Aby Warburg[1] – è la fonte letteraria della scena rappresentata all’estrema destra della celebre Primavera di Botticelli. Zefiro irrompe da dietro un albero con le gote gonfie afferrando la ninfa, che a contatto con il dio inizia a mutare: dalla sua bocca sgorgano fiori, mentre le mani protese in avanti, nel vano tentativo di fuggire, si sovrappongono ai fiordalisi che ornano la veste della figura intenta a spargere rose in un prato fiorito. È la nuova Flora: l’impalpabile tunica trasparente della ninfa, “gettata dal vento dolce”[2], lascia il posto a un’elegante veste trapunta di fiori, mentre “la goffaggine della timida creatura primitiva presa contro la sua volontà dal 'soffio della passione', si trasforma nel rapido e sicuro incedere della Bellezza vittoriosa”[3].

Nella primavera 2009 Gucci lancia una nuova fragranza a base di rosa e osmanto, battezzandola 'Flora' in omaggio al celebre e omonimo pattern fiorito ideato dalla maison negli anni Sessanta. Lo spot della campagna pubblicitaria, firmato da Chris Cunningham, si apre con una giovane modella in abito lungo di chiffon, stampato appunto con il motivo 'Flora', in mezzo a una distesa di fiori.

Improvvisamente, mentre annusa una corolla, la protagonista del video è investita da un soffio di vento che si fa sempre più forte e intenso fino a travolgerla: la modella socchiude gli occhi dischiudendo le labbra, in pieno rapimento estatico.

Una luce abbagliante le illumina e nasconde il volto, mentre il vento dal basso solleva i lembi dell’abito che iniziano a volteggiare, fino ad assumere la forma evocativa di una farfalla tra una nuvola di petali.

Le immagini si susseguono al ritmo crescente di I feel Love di Donna Summer, in una nuova versione prodotta e arrangiata dallo stesso Cunningham.

Tutto lascerebbe supporre che un preciso riferimento al mito ovidiano e un'allusione all’iconografia dei dipinti di Botticelli abbiano influenzato la scelta del regista. Nel comunicato stampa diffuso dalla casa di produzione dello spot, tuttavia, non si fa cenno a questi possibili modelli:

La richiesta del cliente era quella di rappresentare una sofisticata e seducente giovane donna carica di sensualità e potere seduttivo che controlla la sua vita e tutto ciò che la circonda. Ecco quindi nascere la storia di una donna, la modella Abbey Lee, inizialmente delicata e femminile che grazie al profumo si trasforma in una donna sensuale e potente. Immersa in un’infinita distesa di fiori colorati dalla rosea luce del tramonto, inspira dolcemente la fragranza da un singolo fiore. Viene così accarezzata dal profumo che a sua volta conduce e manipola sensualmente per tutta la distesa di fiori. I suoi movimenti diventano più ipnotici all’aumentare dell’intensità del profumo, finché non viene completamente sopraffatta ed il suo vestito esplode in un’evocativa forma di farfalla, luce e petali di fiore.

Tra le righe, nella metamorfosi da giovane "delicata e femminile" a donna "sensuale e potente" – inebriata dalla brezza profumata che la rapisce e ne anima i movimenti – possiamo leggere, ancora una volta, la riemersione della figura della ninfa classica e rinascimentale, la bella Flora appena trasformata dal soffio di Zefiro da acerba fanciulla a dea "Madre dei fiori" e Signora della Primavera.

Credits
Soggetto Flora by Gucci
Agenzia REM - Ruini e Mariotti
Casa di produzione FilmMaster
Executive Producer Monica Riccioni
Producer Alessandro Bonino
Regia Chris Cunningham


[1] A. M. Warburg, Sandro Botticellis "Geburt der Venus" und "Frühling". Eine Untersuchung über die Vorstellungen von der Antike in der Italienischen Frührenaissance, Hamburg-Leipzig 1893 (trad. it. La "Nascita di Venere" e la "Primavera" di Sandro Botticelli. Ricerche sull'immagine dell'antichità nel primo Rinascimento italiano, già in A.M. Warburg, La rinascita del paganesimo antico, a c. di G. Bing, tr. it. di E. Cantimori, La Nuova Italia, Firenze [1966] 1996, pp. 1-58; ora in  A.M. Warburg, La rinascita del paganesimo antico e altri scritti (1889-1914), a c. di M. Ghelardi, redazione S. Müller, Nino Aragno Editore, Torino 200, pp. 77-151, 152-161). Sul tema della figura della ninfa nel Rinascimento vedi anche A. M. Warburg, Bilderatlas Mnemosyne (1929), tavola 39, pubblicata e commentata in "Engramma".
[2] cfr. L. B. Alberti, Della Pittura, II 45: “Nascano le pieghe come al troncho degli alberi i suoi rami. In queste dunque si seguano tutti i movimenti tale che parte niuna del panno sia senza vacuo movimento […] Ma dove così vogliamo ad i panni suoi movimenti sendo i panni di natura gravi et continuo cadendo a terra, per questo sarà bene in la pictura porvi la faccia del vento Zeffiro o Austro che soffi tra le nuvole onde i panni ventoleggino. Et quinci verrà ad quella gratia, che i corpi da questa parte percossi dal vento sotto i panni in buona parte mostreranno il nudo, dall'altra parte i panni gettati dal vento dolce voleranno per aria".
[3] Edgar Wind, Misteri Pagani nel Rinascimento, Milano [1958] 1971, p. 143.

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