"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

65 | giugno/luglio 2008

9788898260102

titolo

Cronache di pietra. Il trionfo romano in immagini 'd'epoca'

Recensione alla mostra Trionfi romani. I giorni della gloria

Roma, Colosseo  5 marzo-14 settembre 2008, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Eugenio La Rocca e Stefano Tortorella; catalogo della mostra a cura di Eugenio La Rocca e Stefano Tortorella, Electa, Milano 2008

Katia Mazzucco



Nei grandi rituali di stato il mito imperiale diventava fino a un certo grado
realtà per quelli che partecipavano, e queste esperienze si rinnovavano nel ricordo
quando si guardavano le immagini dei monumenti imperiali.
D’altra parte, i monumenti, che dominavano le strade processionali,
si ripercuotevano a loro volta sull’esperienza dei rituali
e rafforzavano queste impressioni, combinando il presente con il passato.
Paul Zanker, Un'arte per l'impero

La mostra aperta al pubblico presso il Colosseo il 5 marzo scorso offre un percorso attraverso l’immaginario romano legato al mito e al rituale del trionfo. Sin dall’immagine di copertina del catalogo è dichiarato il taglio critico proposto dall’esposizione: la testa di Augusto con corona di foglie gemmata – la corona d’oro del trionfatore – indica la soglia del passaggio all’epoca imperiale e assieme la canonizzazione di un linguaggio artistico strettamente connesso alla comunicazione e alla propaganda politica, contaminato dalla messa in scena dei “grandi rituali di stato”, strutturato su una rete di segni e simboli polivalenti.

Busto di Augusto con la corona a foglie di quercia e dischi ornamentali, età proto/medio-augustea, Roma, Museo Capitolino, sala degli Imperatori

Le sezioni della mostra offrono un’articolazione complessa del tema trionfale: le origini nel mito di Dioniso e nel riflesso alessandrino; la nascita di una ritualità e di una vera e propria iconografia del trionfo, legate al mito e alle celebrazioni civili e militari; la messa in scena della processione in occasione dei giochi circensi; la contaminazione reciproca tra sfera civile e ambito funerario nella rappresentazione della pompé rituale; il topos della scena di battaglia in contesti figurativi differenti; immagini testimoni delle tecniche della retorica (visuale) celebrativa dei vittoriosi; il catalogo dei simboli e dei monumenti della vittoria.

Così vediamo anche nell’indice dei contributi critici raccolti nel catalogo, in cui il rigore metodologico dell’antichistica – apprezzabile, assieme all’articolazione tematica dei saggi è ad esempio, nelle schede, la ricchezza di dati tecnici e contestuali (date e luoghi di rinvenimento assieme a datazioni e ipotesi interpretative) – non manca di strizzare l’occhio alle recenti tendenze ri-attualizzanti in chiave pop – dalla scelta del rosa shocking di copertina all’inserzione cinematografica tra gli articoli.

Pur mostrando uno spaccato storico che va all’incirca dagli Etruschi all’epoca costantiniana, ciascun segmento tematico della mostra raggruppa opere di formato, carattere e anche datazione differente, senza creare sequenze rigidamente evolutivo-cronologiche e restituendo così un’immagine articolata del rapporto tra il linguaggio artistico della Roma repubblicana e imperiale e quello ellenistico, etrusco, greco.

La stessa struttura concettuale si riflette nello spazio espositivo: il percorso nell’anello esterno del livello (attualmente) secondo dell’anfiteatro Flavio è continuo; le sezioni sono segnalate da aste oblique innalzate sulle strutture degli espositori e dai testi di orientamento, inseriti nelle strutture stesse, chiari e non ingombranti – visivamente e retoricamente. Non nettamente distinte nel percorso continuo della mostra, a vantaggio di una lettura in sequenza dei materiali esposti, sono le sezioni I e II dell’esposizione e del catalogo, l’una dedicata all’immagine della celebrazione del trionfo, l’altra al binomio vincitori/vinti.

L’inedita collezione dei materiali presentati non delude amatori ed estimatori dell’arte antica per rarità e bellezza dei pezzi esposti. Tra questi spiccano ad esempio i frammenti di un fregio-architrave circolare, con ricca decorazione a ramo di alloro: data la probabile appartenenza alle fondazioni di un monopteros nei pressi dall’area del Teatro di Marcello (ostacolo al passaggio della processione trionfale), i pezzi indicherebbero come unico percorso effettivamente praticabile del triumphator quello attraverso le parodoi del teatro, in un contesto propriamente scenografico e spettacolare.

Rivestimento di un cingulum, cinturone militare in pelle fermato da ganci e fibbie, da Ercolano, I secolo d.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Dagli originali alle copie e alle riproduzioni (le foto dalle pitture parietali di tombe etrusche, o il plastico della processione trionfale dal Museo della Civiltà Romana), le opere in mostra restituiscono efficacemente la pervasività del tema trionfale nel linguaggio artistico romano. Dalle statue dei generali dai tratti somatici d’impronta verista e dal corpo atletico idealizzato, agli ornamenti del vestiario, sino agli stampi in terracotta per dolci, forme celebrative monumentali, elementi ornamentali e simboli legati al rito trionfale invadevano capillarmente gli spazi visuali della Roma antica.

Il tema del trionfo, anche attraverso la memoria di queste immagini, percorre quasi ininterrotto la storia culturale europea; aspettiamo dunque il già annunciato “sequel” della mostra, che sarà dedicato proprio ai trionfi dopo Roma – e sino ad oggi.

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