"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

95 | dicembre 2011

9788898260409

titolo

Il volto e la massa. Guerre, morte e architettura in Italia nel XX secolo

Editoriale di Engramma 95

Giacomo Calandra di Roccolino, Daniele Pisani

Con questo numero, Engramma focalizza lo sguardo su un tema che come un filo rosso attraversa significativamente l’architettura occidentale del XX secolo ma che, malgrado il crescente interesse riscosso negli ultimi anni, ancora fatica a trovare una sua adeguata collocazione in ambito disciplinare. Il filo rosso è costituito dai molteplici intrecci tra la cultura architettonica e una delle forme più rilevanti attraverso cui, in un certo senso, dà mostra di sé il «contratto sociale» nel XX secolo: la commemorazione dei propri cittadini caduti in guerra compiuta dai diversi paesi belligeranti, soprattutto in seguito alla prima e alla seconda guerra mondiale, che invita a riflettere sul ruolo assegnato a tale commemorazione nei diversi contesti storici da parte di governi (ma anche di associazioni di vario genere) talvolta schierati su fronti opposti ma, ciò nonostante, tutti tenuti e/o intenzionati a rendere omaggio alle "vittime" cadute in nome di una causa ritenuta fondativa del bene comune.

Anche solo restringendo il campo a quanto avvenuto in seguito alle due guerre mondiali e assumendo come campo d’indagine privilegiato l’Italia (ma non senza stabilire confronti e indagare alcuni casi relativi alla situazione tedesca, come avviene nel saggio di Giacomo Calandra di Roccolino), nel breve volgere di un limitato segmento del Novecento si assiste al compiersi di una parabola, che dai concreti e urgenti problemi quantitativi dettati dalla morte di massa posti dalla Grande Guerra (su cui si concentra Lisa Bregantin) e attraverso uno sfruttamento sempre più deliberato dei massacri bellici a fini apertamente ideologici, con l’obiettivo di una costruzione del consenso che sempre più viene perseguita attraverso una vera e propria opera di propaganda (tema del saggio di Daniele Pisani), conduce nel secondo dopoguerra a un improvviso – e sinora irreversibile – svuotamento dell’immane campo di energie incamerato nella massa dei morti e a un'inedita moltiplicazione e diversificazione delle forme di commemorazione e delle ritualizzazioni delle memorie.

Come illustra Elena Pirazzoli, monumenti e memoriali che tentano di dire con pudore l’orrore sono così affiancati da svariate forme di opere che hanno come intento programmatico quello di mettere in discussione tanto l’opportunità quanto la possibilità stessa di celebrare le decine di milioni di morti di caduti. Facendo ricorso a un’immagine, si potrebbe dire che la massa dei morti si è scomposta e frammentata in una miriade di volti individuali non più disponibili, in nome della loro stessa individualità, a farsi mezzo di un condiviso messaggio eteronomo.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio