"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

76 | dicembre 2009

9788898260218

titolo

Il tallone d'Achille

Achille Adriani e la tomba di alabastro nel Cimitero latino di Alessandria d’Egitto

Cinzia Dal Maso

La notizia risale addirittura al 1962. In due conferenze tenute al Cairo e ad Alessandria d’Egitto, l’archeologo Achille Adriani rivelò di aver finalmente identificato il cosiddetto Sema di Alessandro Magno, cioè il monumento fatto erigere ad Alessandria per accogliere le sue spoglie. Il monumento che tutti cercano dal IV secolo d.C., quando, a quanto pare, già se ne erano oramai perse le tracce. Dopo che per secoli fu visitato e raccontato da molti, e persino gli imperatori romani gli avevano reso omaggio, d’improvviso il monumento era svanito, al punto che Giovanni Crisostomo chiedeva ai cittadini: “Dov’è, ditemi, la tomba di Alessandro?”.

Per secoli i musulmani avevano attribuito al Macedone, e fatto oggetto di venerazione, un bel sarcofago di breccia verde in una moschea della città, ma poi Champollion decifrò i geroglifici e sulla tomba si lesse il nome di un faraone.

Allora si fece avanti chi collocò la tomba nel Serapeo, e chi ai piedi della collina di Kôm ed-Dick. E poi giunse Achille Adriani, forte della sua profonda conoscenza dell’archeologia di Alessandria acquisita con lunghi anni di direzione del Museo greco-romano della città (dal 1932 al 1940 e dal 1948 al 1966).

Nel 1936 Adriani aveva restaurato una bella stanza in pietra nel Cimitero latino, già scavata dal suo predecessore Evaristo Breccia nel 1907.

Alessandria d'Egitto, ingresso del Cimitero Latino (archivio@classicA)

Una stanza veramente unica in Alessandria, e troppo bella per essere una tomba qualsiasi. Adriani la studiò con pazienza, negli anni, leggendo con attenzione tra le righe degli scrittori antichi. E alla fine si convinse che era l’unica stanza rimasta (forse un ambiente di raccordo tra altri due) della grande sepoltura del Macedone.

Alessandria d'Egitto, Cimitero Latino, monumento ellenistico ritenuto la 'Tomba di Alessandro' (archivio@classicA)

Ne parlò anche nel 1971 in una conferenza all’Accademia dei Lincei, e negli anni continuò ad arricchire la sua tesi di argomenti, ma non pubblicò mai una riga. Solo dopo la sua morte (avvenuta nel 1982) il suo allievo Nicola Bonacasa iniziò un lungo lavoro di riordino di testi sparsi e di appunti culminato nella pubblicazione del volume La tomba di Alessandro. Realtà, ipotesi e fantasie, L’Erma di Bretschneider, Roma, 2000.

L’argomentazione di Adriani procede sicura e serrata. Passa in rassegna fonti antiche e ipotesi moderne con chiarezza e precisione quasi matematica. Pare mancare solo un’iscrizione capace di tramutare quell' ipotesi in certezza – un'iscrizione che Adriani sperava tanto di trovare, rimandando di continuo la pubblicazione. Il suo racconto, che parte proprio da Babilonia dove Alessandro morì, si ferma a Menfi dove Tolomeo fece erigere la prima sepoltura “alla maniera dei Macedoni”, come dice Pausania. E Adriani è certo che Pausania alluda a un grande tumulo secondo l’uso macedone, sconosciuto in terra d’Egitto. Come è certo che si eresse un tumulo anche per la sepoltura definitiva in Alessandria. Basta guardare la stanza del Cimitero latino per convincersene, con le pareti interne lavorate a specchio e quelle esterne invece grezze, proprio perché coperte dalla terra del tumulo – al quale poi si affiancarono negli anni le tombe dei Tolomei, e attorno all’intero complesso si costruì un peribolo, come racconta Strabone. E il tutto, sempre secondo Strabone, si trovava all’interno della reggia. Non a caso, la famosa stanza si trova in una zona che corrisponderebbe all’angolo sud-est della reggia dei Tolomei.

Alessandria d'Egitto, Cimitero Latino, 'Tomba di Alessandro', dettaglio del materiale lapideo dall'esterno (archivio@classicA)

Per aggiungere poi prove a prove, Adriani comincia a vagare per Alessandria con gli autori antichi alla mano, e ripete i percorsi descritti da Strabone, da Zenobio, da Achille Tazio. Tutte le vie conducono inevitabilmente a quella stanza. Una stanza sontuosa, come la descrive lui stesso, soprattutto per la “bellezza del materiale, un alabastro rosato, dal fluido e ricco gioco di larghe venature”.

Alessandria d'Egitto, Cimitero Latino, 'Tomba di Alessandro', dettaglio dall'interno (archivio@classicA)

E forse sta proprio qui, tra tanto inconfutabile rigore, il possibile 'tallone d’Achille'. Quell’alabastro è veramente così bello come dice Adriani? Nella nota di Lorenzo Lazzarini, pubblicata in questo stesso numero di "Engramma", l’esperto di marmi antichi ci parla di quell’alabastro, della cava da cui proviene, e in generale dell’uso dell’alabastro nel mondo antico. Si utilizzò molto per gli scopi più vari. E tra i diversi tipi di alabastro conosciuti, quello egiziano non era di certo il più raffinato e trasparente. Era sicuramente materiale prezioso ma forse – lascia intendere Lazzarini – non così prezioso da essere il materiale scelto per ospitare le preziosissime spoglie di Alessandro il Grande.

 

temi di ricerca

indici

colophon

archivio