"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

61 | gennaio 2008

9788898260065

titolo

La guerra aerea in Italia: la distruzione rimossa

Recensione a: Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l’Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, Rizzoli, Milano 2007

Marco Paronuzzi

Il libro riporta all’attenzione la storia della guerra di distruzione aerea subita dall’Italia durante il secondo conflitto mondiale, cercando le cause che hanno portato alla catastrofe dei bombardamenti e analizzando le diverse fasi con cui questi hanno colpito la penisola. Il progetto espositivo, che gli autori stessi definiscono ambizioso, è quello di “proporre una narrazione che tenga insieme prospettive molto diverse fra loro, quelle ‘dall’alto’ e quelle ‘dal basso’” (p. 10), intendendo cioè incrociare il punto di vista di chi – con strategie politiche e militari – i bombardamenti li ha compiuti, e di chi – con iniziale incredulità – i bombardamenti li ha subiti.

Quella “dall’alto” è la prospettiva dei comandi supremi alleati, che a partire dall’ottobre del 1942 inaspriranno i bombardamenti sull’Italia perseguendo il loro obbiettivo prioritario: colpire quello che Churchill definisce il “ventre molle” dell’Asse, spingendo l’Italia fuori dal conflitto. L’offensiva, condotta dal Bomber Command britannico di Sir Arthur Harris, prevede l’utilizzo della tecnica dell’area bombing: colpire pesantemente i centri abitati per annichilire la popolazione civile e portarla a negare il consenso alla guerra fascista, facendo leva su quella che viene considerata una debolezza congenita nel morale degli italiani, tale da renderli poco adatti a sostenere il contraccolpo psicologico della guerra. L’esposizione dei fatti è sostenuta nel volume da numerosi documenti d’archivio, come un’inedita e sconvolgente lettera – mai pubblicata e conservata nei National Archives di Kwe, nel Regno Unito – datata 11 dicembre 1942. La missiva è inviata da Sir Charles Portal, comandante della RAF, a Sir Arthur Harris, in seguito alla denuncia di un anonimo ufficiale del Bomber Command al quale venne assegnato, come punto di mira per il bombardamento diurno di Milano del 24 ottobre 1942, la piazza del Duomo: è agghiacciante l’ammonimento dello stesso Portal che, noncurante delle vite dei civili e del valore patrimonio artistico, esorta Harris a impedire fughe di notizie che possono inimicare l’opinione pubblica (sulle priorità in merito agli obiettivi bellici in Italia vedi il contributo di Anna Banfi, Giulia Bordignon, Monica Centanni, "The Age of Mars", in questo stesso numero di “Engramma”).

Il secondo punto di vista, “dal basso”, è quello della popolazione civile stupita e indignata per le prime incursioni aeree sulle città, pericolo che riteneva scongiurato facendo affidamento sulla supponenza del Duce e sull’‘infallibile’ difesa della Regia Aeronautica. Ben presto il morale degli italiani sarà sopraffatto dalle bombe alleate: lontana dalle promesse di vittoria, la nazione accetterà con rassegnazione i bombardamenti, nella flebile speranza che la guerra possa finire al più presto. Lo scollamento del consenso al partito fascista è inevitabile, tanto che lo stesso bombardamento su Roma provoca in alcuni politici e intellettuali italiani moti di soddisfazione. Testimonianze di prima mano riportate nel volume chiariscono le terribili sofferenze fisiche, morali e materiali subite dalla popolazione inerme a causa della “guerra totale” che non distingue tra combattenti e non combattenti.

Affiancare per la prima volta queste due prospettive antitetiche porta verso una profonda riflessione su pagine di guerra troppo spesso dimenticate; porta ad assumere due ottiche inconciliabili, senza poterne privilegiare una o l’altra: quella dei bombardamenti “politici nei loro fini ultimi, terroristici nella pratica e nei fini immediati” (p. 14) o quella del prezzo troppo alto pagato dall’Italia con le sue 70000 vittime. Porta a riflettere in merito a “una catastrofe […] sostanzialmente rimossa a livello storiografico e quasi assente dal dibattito pubblico odierno, che pure tanto spazio di recente ha dedicato ad altri e controversi avvenimenti di quegli anni, con importanti acquisizioni di coscienza e consapevolezza, ma anche tante polemiche acrimoniose e sterili” (p. 10). Proprio in questo contesto risultano tanto rilevanti le testimonianze dirette sulla strenua difesa operata dagli italiani delle opere d’arte, operazioni di tutela, raccolta, spostamento per preservare i tesori sia dal pericolo delle bombe alleate, che dal trafugamento nazista: su questo tema gli autori stessi denunciano la mancanza nella storiografia italiana del dopoguerra di uno specifico lavoro monografico.

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