"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

60 | dicembre 2007

9788898260058

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Dal mito di Cefalo e Procri a "Saturno Contro", ovvero: effetti di  una reversione interrotta

Alessandro Scarsella, con Bruno Roberti, Stefano Trovato, Chiara Callegari, Matilde Terzuoli, Gian Piero Ariola | Università Ca' Foscari Venezia, Biblioteca Marciana, Università degli Studi di Udine, Università della Calabria

Il procedimento di reversione dal maschile al femminile è posto al centro della lettura del mito di Cefalo e Procri, seguendone in particolare la sopravvivenza carsica in narrazioni moderne: da Yourcenar a Comisso, da Terzuoli a Ozpetek. Le varianti del mito prevedono inversioni e capovolgimenti dei ruoli e un finale aperto che sfocia nell’enigma del sacrificio.

Cefalo e Procri. Riscritture del mito

In una delle sequenze finali del film di Ferzan Ozpetek Saturno contro (2007), il protagonista Davide, scrittore di fiabe di successo, appare fermo sulla rupe del Monte Circeo: l'attrazione dell'abisso equivale a un tentativo di suicidio e ricorda la sequenza iniziale di Rebecca, la prima moglie (1940), film di Hitchcock citato parodisticamente nella sceneggiatura di Gianni Romoli a proposito del precedente compagno di Davide. In entrambi i film si tratta di un atto fortunatamente mancato. Cogliendo le sfumature di rovesciamento di valore nei due film, l'interpretazione del gesto sacrificale di Davide devia agevolmente il suo corso da Rebecca (rapporto intertestuale esplicito) verso la sua fonte sotterranea: il mito di Cefalo e Procri, rielaborato da Matilde Terzuoli nel recente romanzo Le voci delle Isole. Le varianti del mito prevedono infatti inversioni e capovolgimenti dei ruoli e un finale aperto che impone il sacrificio finale di un'esistenza resa priva di senso dalla morte del partner.

Singolare come un grande autore di allegorie della differenza sessuale, Giovanni Comisso, abbia fatto uso in almeno un suo romanzo, Gioventù che muore (1951), del procedimento della reversione ricorrendo al salto nel vuoto: la protagonista decide di darsi morte dopo aver appreso della fucilazione del suo giovanissimo amante repubblichino. L'immissione di un elemento mitico nel contesto di un romanzo di storia contemporanea su Salò rende più complesso il tracciato dell'archetipo e il trasferimento di valore e di senso dall'autobiografia di Comisso alla sua opera narrativa.

Il motivo del sacrificio spiccava in Cuore sacro (2005) di Ozpetek e Romoli, dove affiorava il ritratto mitologico della Niobe di De Chirico, madre dei viventi, archetipo di una madre a sua volta sacrificata. Ma in Saturno contro l'ipotesto messo in luce è Memorie di Adriano (1951) della Yourcenar, con riferimento al sacrificio di Antinoo. Elementi e testi sembrano tutti alludere, come nella Morte di Procri (1490 ca.) di Piero di Cosimo, all'apertura di un orizzonte che avvolge il senso, senza beninteso esprimerlo e quindi esaurirlo.

La ricerca ha inteso riunire delle competenze interdisciplinari che, a partire da una ricostruzione puntuale della tradizione del mito di Cefalo e Procri, ne seguano la sotterranea sopravvivenza analizzando immagini, motivi, gesti e comportamenti tipici del procedimento di reversione. Si incontrava il termine "reversione" nel libro di Charles Baudouin Il trionfo dell'eroe, in rapporto alle donne guerriere della Gerusalemme del Tasso, personaggi in cui aveva luogo un travaso di valori e di funzioni narrative dal maschile al femminile. In questa accezione si fa occasionalmente uso del termine nell'analisi dei travestimenti e trasferimenti di ruolo e posizione dal maschile al femminile e viceversa, quindi per denotare procedimenti particolari di estraniamento relativi al gender. Una forma di traduzione dal maschile al femminile si manifesta però nella genesi di alcuni testi letterari, in particolare di quei testi fondati su autobiografismi di matrice omosessuale, censurati e sottoposti a una riscrittura in chiave eterosessuale, più accettabile anche da parte del pubblico. Studiando questi aspetti nell'opera di Comisso, tuttavia, si affermava, oltre che il procedimento di reversione dei contenuti dell'autobiografia dell'autore trascinati nello schema del romanzo ‘a tesi’, una variante di intreccio di difficile interpretazione: perché Adele si butta nell'abisso in cui era stato gettato il corpo di Guido? Un gesto melodrammatico, che potrebbe ricordare quello di Tosca. Ma la situazione è differente: Tosca sfugge a una pena capitale, quindi esegue da sé la propria condanna a morte. Quello di Adele è un gesto possibile solo quando il dolore è eccessivo, ma il gesto apparirebbe gratuito se non supportato da un archetipo.

Il mito di Cefalo e Procri sembra additare l'inseparabilità del processo di travestimento dei sessi da un destino di morte, che può avvenire in due tempi: prima Procri, quindi Cefalo, per espiazione e dolore – ma c'è una sfumatura edipica che occorrerebbe illuminare. In Comisso il suicidio della protagonista femminile ha l'effetto di chiudere la narrazione, bloccando definitivamente il procedimento di reversione che l'aveva suscitata. L'epilogo tragico del romanzo Gioventù che muore è pertanto di natura formale. Narratore postmoderno, Ferzan Ozpetek non deve ricorrere a travestimenti e reversioni: l'amore omosessuale è raccontato esplicitamente e senza sottotitoli.

Se non c'è reversione, se per parlare di omosessualità non occorre travestire l'amato in un'amata, il suicidio non è una funzione narratologicamente valida, perché porrebbe fine alla storia. Il lungo indugiare sulla soglia dell'abisso dei protagonisti di Saturno contro (come di Rebecca di Hitchcock-Du Maurier), è dunque il dispositivo che impedisce di spegnere definitivamente la luce in sala e che consente di rimettere in moto la macchina del racconto.

Si ringraziano: Bruno Roberti (Università della Calabria), Stefano Trovato (Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia), Chiara Callegari (Università degli Studi di Udine), Matilde Terzuoli (scrittrice), Gian Piero Ariola (Università degli Studi di Ferrara – Carid), componenti del gruppo di ricerca e autori delle comunicazioni presentate presso il Dipartimento di Americanistica, Iberistica e Slavistica, Ca’ Bernardo – Aula Azzurra, Lunedì 10 settembre 2007, in occasione del seminario Cefalo e Procri - Riscritture del mito. Si ringraziano anche Carlo Biadene e Omar Viel.

Bibliografia di riferimento

Niccolò da Correggio, Opere: Cefalo, Psiche, Silva, Rime, a cura di A. Tissoni Benvenuti, Bari 1969
A. Borghini, L’antico racconto di Cefalo e Procri. Grande Altro e funzione enunciante, in Le letterature popolari: prospettive di ricerca e nuovi orizzonti teorico-metodologici, a cura di D. Scafoglio, Napoli 2002
M. Lucignano Marchegiani, Il mito di Cefalo e Procri: scena e iconografia nel Rinascimento, Roma 1993

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