"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

122 | dicembre 2014

9788898260676

titolo

Sleeping Beauty

Editoriale di Engramma n. 122

Fabrizio Lollini e Stefania Rimini

Dans un bois solitaire et sombre
Je me promenais l'autr' jour,
Un enfant y dormait à l'ombre,
C'était le redoutable Amour.

J'approche, sa beauté me flatte,
Mais je devais m'en défier;
Il avait les traits d'une ingrate,
Que j'avais juré d'oublier.

Il avait la bouche vermeille,
le teint aussi frais que le sien,
Un soupir m'échappe, il s'éveille;
L'Amour se réveille de rien.

Aussitôt déployant ses aîles et saisissant
Son arc vengeur,
L'une de ses flêches, cruelles en partant,
Il me blesse au coeur.

Va! va, dit-il, aux pieds de Sylvie,
De nouveau languir et brûler!
Tu l'aimeras toute la vie,
Pour avoir osé m'éveiller.

L'accademico componimento di Antoine Houdart de la Motte dovette godere di grande popolarità, se fu musicato da Mozart nel 1778, in un brano tra i più routinier del grande compositore (K 308, Adagio-Allegro-Presto-Adagio). La bellezza addormentata, specie se è quella dello stesso Amore, non è detto che debba essere sempre risvegliata, pena la persecuzione del dio della passione capace di fare di chiunque di noi un eterno amante. 

Ai curatori di Engramma 122 piace partire da questo spunto, grazie a un suggerimento di Elisa Bastianello, come escamotage per ritornare sul tema della sleeping beauty, ma anche del rapporto tra sonno e morte, e dunque del risveglio come resurrezione alla vita, e all'amore che alla vita dà senso e colori. I contributi di questo numero, possono essere considerati aggiunte, o sequel, a interventi che abbiamo pubblicato nel precedente numero di Engramma 108 dedicato alla stesso tema.

Nel suo saggio La vita nel cristallo, Elena Pirazzoli riprende il tema del corpo cristallizzato ed esposto, della ostensione e della valorizzazione come ricordo dell'oggetto bloccato in una still life, che è il termine che la storiografia anglofona usa per definire quello che per noi è la 'natura morta'. Sarà banale ma ci pare opportuno ricordare qui che la versione inglese della locuzione italiana 'natura morta' suona come 'vita bloccata' – a dire un'ipostasi, fermata in un momento assoluto, della vita: soltanto la consunzione semantica che deriva dall'uso frequente e dall'abitudine linguistica ci fa accettare in modo così tranquillo una discrasia tanto sconvolgente.

Fabrizio Lollini nel suo contributo, I compianti, la Bella Addormentata e le altre riprende la questione del compianto scultoreo sul corpo morto del Cristo, e il nesso tra luogo e mito in funzione della tradizione favolistica, in un contributo che si presenta più come una serie di spunti visivi (quasi una galleria) che non un vero e proprio saggio.

In gioco, una volta di più, è la ‘performatività’ del mito, la sua capacità di incarnare pose e attributi della contemporaneità senza perdere la grana originale. La fiaba dimostra una vitalità non ovvia e produce fecondi inarcamenti; è quel che emerge dalle rivisitazioni cinematografiche del tema della 'bella addormentata', di cui scrivono Stefania Rimini e Monica Centanni, in specifico riferimento a Maleficent (USA, 2014): nella riedizione Disney, in particolare, si assiste a un lieve ma decisivo slittamento di prospettiva che determina la messa in campo della soggettività della fata Malefica e una suggestiva coloritura gender.

Variazioni sul mito: su questa scia sono anche i contributi di Alessandro Grilli, I limiti dell'amore. Presentazione di Adone (Marsilio 2014) e di Maria Emanuela Oddo, Appunti per un'analisi della schema di Endimione: cosa succede quando l’incantesimo di Eros piega la resistenza non solo della 'bella principessa' ma anche del 'principe azzurro'? È possibile estendere il paradigma 'sleeping beauty' anche a fanciulli divini? Intrecciando parole e immagini, Grilli e Oddo tentano di imbastire un nuovo canovaccio che tiene conto di alcune significative ricorrenze (la codificazione di nuove forme di pathos), da cui emerge la reversibilità di genere del plot, la sua permeabile ri-configurazione in termini di scambio identitario.

La porosità dei contributi pubblicati in Engramma 122 si coglie non solo in riferimento alle diverse coloriture gender ma anche alla molteplicità di codici espressivi presi in esame. Alle arti figurative, al cinema e alla letteratura fa da pendant – ed è un felice ritorno in Engramma – la danza, linguaggio ricco di implicazioni semantiche e visive. Stefano Tomassini, nel suo Une indication occulte: La Belle au bois dormant e il balletto in poche parole, sintetizza con grande efficacia un suggestivo caso produttivo che diviene sintomatico delle dinamiche e delle interferenze tra passato e presente. Il cortocircuito fra ideologia e tradizione non riduce la portata rivoluzionaria del paradigma, anche se invita a riconsiderarne le oscillazioni.

Certi di proseguire – senza smarrirci – il cammino nel bosco delle fiabe (e delle loro rivisitazioni), ci congediamo affidandoci alla levità della poesia di Sandro Penna, piccolo talismano per principi, fate, fanciulle e fanciulli innamorati, da risvegliare o da cullare nel loro sonno:

Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.    

Impaginazione e montaggio di "La Rivista di Engramma" n. 122 a cura di Olivia Sara Carli e Emma Filipponi

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