"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

1 | settembre 2000

9788894840001

Presentazione della rubrica EUREKA!

a cura di Lucia Collavo

“Io come artista non cerco, trovo”
Pablo Picasso

Di fronte a una realizzazione è naturale chiedersi quale può essere stata l’idea da cui è scaturita: questo è il rapporto che fissa Eureka! con Engramma. Nell’osservazione delle tavole warburghiane è il germe creativo di Eureka! che si genera col dischiudersi di miriadi di problematiche, prima fra tutte la possibilità d’avanzamento nelle molteplici direzioni tracciate: quali direzioni seguire? come scegliere?

Queste domande, così spontanee e difficili, pongono immediatamente la questione fondamentale: prima di spiegare e di “tradurre”, bisogna trovare un approccio. Questo vuole essere Eureka! Un avvicinarsi a tutto ciò che è arte, nel senso generale di ciò che sensibilmente, culturalmente ed emotivamente ha lasciato e lascia un segno nella memoria e nell’intuizione creativa e critica. Chiaramente, bisogna porsi dei limiti, che in Eureka! diventano contesti, ovvero, la base di un intero processo conoscitivo e comprensivo: la generalizzazione. Eureka! si propone di creare una serialità di processi logici minimi, creando così le basi per una fase di generalizzazione delle problematiche complesse – quelle che implicano intersezione di ambiti.

A supportare questo processo è lo sviluppo del pensiero scientifico del novecento, a conferma dell’evoluzione della tradizione. Come sottolinea Einstein, “la generalizzazione di un determinato concetto è un procedimento spesso usato in scienza”, specificando subito dopo che “non esiste un metodo di generalizzazione, determinato in modo univoco”.

Ora si rischierebbe, però, di cadere in una sorta di afasia interpretativa, nel senso che se non è possibile trovare delle applicazioni generali universali, qualsiasi lavoro interpretativo diventerebbe un frutto puramente soggettivo. Invece è proprio questa la soluzione di Eureka!, perché non si propongono costruzioni da verificare, ma “mattoni” interpretativi che potrebbero diventare costruzione secondo norme che si stabiliranno a seconda dell’applicazione. Queste in pratica diventano unità interpretative, diventano la formalizzazione di Eureka!.

E ancora Einstein: “Ogni concetto generalizzato deve potersi ricondurre al concetto primitivo ogni qualvolta si realizzano le condizioni primitive”. Sostanzialmente, ogni volta che si costruiranno delle ipotesi, attraverso la serie di Eureka!, si potranno ricostruire i passaggi che compongo la teoria, fissando in questo modo almeno i costituenti del discorso artistico, e lasciando aperte le discussioni sulle teorie, divenendo così sommatorie di Eureka!.

In fondo, tutto questo non è che un modo di esprimere quel desiderio di chiarezza, che in Eureka! si vuol serenamente affermare come costante, ma che si auspica resti comunque un desiderio. Infatti nel fondamentale rispetto della tradizione che ci ha tramandato questi frammenti d’indagine umana, Eureka! ricorda e suggerisce che l’arte è già risposta per se stessa, e qualsiasi idea interpretativa o di lettura, non è nient’altro che una nuova domanda che ci poniamo, un’intima intuizione che l’arte provoca a chi la guarda con curiosità.

Eureka! appunto.