"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

1 | settembre 2000

9788894840001

titolo

Presentazione di Engramma

Monica Centanni

Il nome "Engramma" nasce da una suggestione scientifica raccolta dallo studioso Aby Warburg. Secondo la definizione data nel 1908 dal neurologo Richard Semon nel suo studio Mneme, ciascun evento esperienziale agisce sulla materia cerebrale lasciando su di essa una traccia: l'engramma. L'analisi che Semon applica alla materia nervosa dell'individuo, viene estesa da Warburg alla memoria culturale. L'engramma diventa, così, simbolo e immagine in cui si riconoscono una carica energetica e una esperienza emotiva che rimangono impressi nella memoria culturale come segno persistente.

Engramma nasce come evoluzione dell'attività di ricerca del Seminario di Tradizione Classica dell'Università Ca' Foscari; agisce in cooperazione con il Dipartimento di Architettura dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, la Scuola Normale Superiore di Pisa; il Warburg Institute di Londra, e varie istituzioni culturali italiane ed europee.

Obiettivo del Progetto Engramma è la riscoperta, lo studio e l'approfondimento del metodo di indagine di Aby Warburg e la sua applicazione alla ricerca storico-culturale nella tradizione europea. Engramma si ripropone di far interagire studiosi di diverse discipline, nazionalità e formazione, al fine di ricostruire una mappa delle costanti della memoria occidentale (miti, figure, parole, simboli), in un campo di indagine che si apre sulle risonanze culturali tra Rinascimento, Antico e Contemporaneo. Si accompagnano a questi nuovi studi e prospettive sul tema del rapporto necessario cultura-committenza-artista-pubblico: il meccanismo virtuoso che genera e caratterizza la qualità peculiare dell'opera d'arte europea e il suo valore proprio, persistente e riconoscibile, attraverso permanenze, variazioni e stratificazioni, nell'arco storico della sua tradizione.

Il laboratorio di Engramma propone i risultati delle sue ricerche in questo sito. Lo stile di lavoro warburghiano, per le sue caratteristiche di ricreare un "matrimonio alchemico" tra immagine e parola, trova nella tecnologia informatica e nella dimensione ipertestuale la sua forma espressiva più consona. Engramma utilizza Internet non come succedaneo a una pubblicazione cartacea, ma come mezzo di ricerca e luogo di verifica del metodo e come veicolo di diffusione dei suoi risultati.

Il progetto Engramma coniuga una materia di ricerca - gli studia humanitatis - generalmente considerata accademica e polverosa, con un mezzo di comunicazione suggestivo, veloce e innovativo come Internet. In questo si intende rilanciare quella cifra propria della cultura occidentale che fin dalle sue origini tende a sintonizzare la sperimentazione tecnica con l'approfondimento teorico: razionalità e sapienza come due poli di un'armonia complessa produttrice di grandi opere.

Engramma si rivolge a ricercatori, studiosi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie superiori, persone comunque interessate a un approfondimento culturale in campo umanistico di ricerca e di avanguardia.

Engramma si propone dunque sia come "luogo" di incontro, collaborazione e confronto della comunità internazionale degli studiosi; sia come stimolo per la promozione degli studi umanistici presso il pubblico più giovane, attraendo l'attenzione delle menti più elastiche e curiose, mediante il ricorso a mezzi interattivi e tecniche multimediali e, finora impiegati quasi esclusivamente a fini commerciali o ludici, che si dimostrano invece proficuamente applicabili allo studio, alla ricerca e all'approfondimento culturale.

I testi del sito, per ottenere il doppio fine di una comunicazione diffusa e nel contempo di alto livello, escono in triplice versione: italiana, inglese e latina.

Accanto alla scelta dell'inglese, usuale nella comunicazione scientifica internazionale e specialmente nella forma espressiva scelta del linguaggio mediatico, si accompagna la versione in latino che, per quanto possa apparire una scelta elitaria o erudita, in realtà è una scelta di comunicazione, nel tentativo di rilanciare una koinè culturale europea. Nella lunga storia millenaria dell'Occidente, fin dai tempi dell'Impero romano il latino è stato strumento mediatico indispensabile per il dialogo fra genti di diverse culture e ha innervato la formazione e l'educazione di base dell'homo occidentalis. Attraverso i secoli il latino è stato veicolo dell'umanesimo, medium dell'ecumenismo cattolico, fino a divenire gergo del sapere tecnico, scientifico e accademico. Come l'inglese oggi, il latino è stato lingua universale; più dell'inglese si ripropone oggi in funzione formativa per andare alle radici della nostra civiltà fornendo un acceso privilegiato alla cultura classica. Engramma ripropone il latino come ponte fra passato e presente, fonte vitale a cui è possibile attingere per arricchire il patrimonio linguistico, conoscitivo, immaginativo ed espressivo di tutti. Il latino rilanciato come "lingua franca": parole e forme non polverose e mummificate, ma aperte, sperimentali, creative.

Nei rapporti con l'antico, Engramma si richiama ancora una volta alla lezione di Aby Warburg. Viene recuperato uno sguardo verso la classicità: quell'irrequietezza pateticacancellata dal Neoclassicismo olimpico e imbiancato del Settecento. Così Warburg: "Il gruppo di dolori del Laocoonte il Rinascimento, se non lo avesse scoperto, avrebbe dovuto inventarlo, proprio per la sua sconvolgente eloquenza patetica. [...]. Questa irrequietezza classica è una qualità essenziale dell'arte e della civiltà antica [...] L'ethos apollineo germoglia insieme con il pathos dionisiaco, quasi un duplice ramo da un medesimo tronco". Si tratta della riscoperta del fondamento tragico, antinomico, della cultura classica, in virtù del quale il mondo antico può vivere una Nachleben "vita postuma" che si perpetua attraverso le varie epoche.

Gli antichi dei non sono soltanto un espediente retorico umanistico ma sono "una costante antropologica" nella loro capacità di trasmettere emozioni. Il soffio demonico degli dei classici non si dissolve nelle epoche di oblio, ma si traveste e perdura come impulso alla rappresentazione: traccia di una linea discontinua, e a tratti carsica, che disegna il grafico dei temi e delle figure dall'antichità classica nelle loro rapsodiche riemersioni. Fili intrecciati che compongono il variegato tessuto della memoria occidentale.

Il simbolo antico resta scisso nella sua tragica ambiguità e solo l'artista può conciliare quelle forze in modo unico e originale. Per questo motivo la prospettiva sull'antico di Warburg che Engramma recupera non può avere un esito conciliante-rassicurativo. La cultura occidentale è essenzialmente tragica in quanto risultato di tendenze conflittuali e oscillazioni spirituali che si muovono dal polo magico-religioso al polo della contemplazione scientifico-razionale e viceversa.

Sulle orme di Nietzsche e per la prima volta nel campo della storia dell'arte, si palesa la polarità apollineo-dionisiaca dell'arte classica e rinascimentale: la Ninfa - una delle figure guida della ricerche warburghiana - diventa così, con la sua grazia unita alla sua carica orgiastica, figura di una profonda contraddizione che si esprime potentemente nella cultura rinascimentale ma che è la cifra di una polarità perenne della cultura occidentale.

Il metodo di Aby Warburg è difficilmente schematizzabile. I "testi" più importanti da cui ricavare indicazioni per la ricerca sono, infatti, due opere "senza parole": la Biblioteca (originariamente ad Amburgo, ora a Londra) e l'Atlante della Memoria, un corpus di immagini rimasto inedito per la morte improvvisa di Warburg avvenuta nel 1929. Biblioteca e Atlante provocano lo studioso a un processo ermeneutico aperto, che attiva meccanismi di interazione. Fondamentale resta l'idea di Mnemosyne (titolo della Biblioteca e dell'Atlante), la memoria culturale che è ricettacolo e veicolo di tradizione dei segni-engrammi.

Gli engrammi sopravvivono come eredità trasmessa dalla memoria e si fanno reattivi attraverso il contatto con la volontà selettiva di una determinata epoca. Emerge così il concetto di Pathosformel, che designa un indissolubile intreccio tra carica espressiva e formula iconografica. Non si tratta di una contrapposizione fra storia dello stile e storia della cultura: i simboli-engrammi si concretizzano nelle Pathosformeln o formule di pathos, espressioni formali di un sentimento o di un'attitudine spirituale che, in quanto riconducibili all'antica emotività della dimensione mitica, derivano, più o meno consapevolmente, dall'antico.

L'eredità di Warburg, l'estetica della dimensione simbolica, determinata dalla dialettica tra l'immagine e i suoi significati, verrà dispersa nei suoi successori con derive sempre più neutralizzate. La complessa lezione warburghiana sarà via via sacrificata in direzione di un'accentuata preminenza della decrittazione quasi enigmistica e del completo congedo dell'immagine dal significato. Con Panofsky l'immagine è ridotta sempre più a un crittogramma che attende dall'esterno una decodificazione con la riconversione dell'imaginale nel verbale: è ancora lo sforzo della traduzione dell'opera d'arte in parola (ut pictura poiesis), la tendenza a una consumazione dell'immagine nell'univoca didascalia. Il circolo ermeneutico warburghiano, invece, si può esemplificare come una spirale che si svolge su tre piani: quello dell'iconografia e della storia dell'arte; quello della storia della cultura e quello definito "Scienza senza Nome": l'analisi dei codici della memoria culturale occidentale.

Potremmo dire che, con visione anticipatrice, Warburg scopre la complessa ed elicoidale struttura del codice genetico culturale della tradizione culturale d'Occidente. Come è stato detto, l'intuizione di una futura "antropologia della cultura occidentale in cui filologia, etnologia, storia e biologia convergono con una iconologia dell'intervallo, in cui opera l'incessante travaglio simbolico della memoria". È quindi probabile che la scienza di Warburg dovrà restare senza nome finché ad essa non sarà data la possibilità di scardinare le divisioni settoriali tra le diverse discipline di ricerca: settorialità che si è affermata nelle grandi istituzioni disciplinari dell '800, ma che poi si è congelata nel corso del '900 in settori di ricerca via via sempre più separati e impermeabili alla comunicazione.

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