"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

41 | maggio/giugno 2005

titolo

Bagoa: lo sguardo del ragazzo persiano su Alessandro  

Recensione a: Mary Renault, Il ragazzo persiano, Corbaccio, Milano 2005

Giacomo Dalla Pietà, Claudia Daniotti

Sugli scaffali delle librerie che in questi mesi si sono ripopolati dei più diversi volumi intorno ad Alessandro Magno, il romanzo che Mary Renault scrisse nel 1972 e che recentemente è stato riproposto da Corbaccio porta un titolo – Il ragazzo persiano – che a prima vista non fa sospettare alcun legame con il grande Alessandro. Se non fosse che il ragazzo persiano in questione, narratore e protagonista di queste pagine, è Bagoa, bellissimo eunuco, favorito del Gran Re Dario prima, e del Re macedone poi; un giovane di cui le fonti antiche raccontano pochissimo ma che viene espressamente ricordato come il solo eromenos di Alessandro.

Sullo scarto tra le poche, frammentarie notizie di cui sappiamo e tutto ciò di cui invece non sappiamo nulla ma che potrebbe essere stato – tra il "vero" e il "verosimile" di manzoniana memoria – Mary Renault costruisce un romanzo appassionante e particolarissimo che alla vita di Alessandro Magno riesce a guardare in modo singolare, capace di mantenere ancor oggi tutta la propria freschezza e originalità.

È un Bagoa ormai vecchio che, dalla città di Alessandria d'Egitto in cui si è ritirato, dopo aver seguito il corteo funebre che da Babilonia ha accompagnato il corpo di Alessandro "nella sua dimora d'oro", guarda indietro alla propria vita: per Bagoa Alessandro è dapprima solo un nome, che avanza, implacabile e inarrestabile, verso il cuore dell'impero; è un ragazzo quasi bambino su cui mille voci malsicure si rincorrono incontenibili; infine è il Signore cui Bagoa consacra ogni momento e ogni attenzione, tanto da sorprendersi a chiedere - in un crescendo di toni melensi non di rado insistiti in tutto il corso del romanzo - "pregando un Dio ignoto, che potessimo rinascere insieme".

Nitida è la percezione, davanti al Bagoa di Mary Renault, che qualcosa di Antinoo, amante dell'imperatore Adriano quasi cinquecento anni più tardi, riecheggi anche qui in un incrocio di assonanze e allusioni: non è forse un caso che una delle immagini più delicate del giovane Bagoa sia quella che ce lo presenta "sul bordo della fontana, nella luce del tramonto"; precisamente come quel giovanetto ancora sconosciuto che Adriano vede per la prima volta "in disparte che, seduto sui bordi della vasca, sfiorava quella bella superficie levigata con le dita". Curioso: perché nella storia della tradizione classica, è Efestione, e non Bagoa, ad essere l'antecedente e il prototipo mitico di Antinoo: la coppia che rinnova quella di Achille e Patroclo – e che si ripropone in Adriano e Antinoo – è formata, appunto, da Alessandro ed Efestione, senza alcun ricordo e alcun posto per Bagoa.

La luce che illumina Alessandro in queste pagine è una luce trasversale, indiretta, quasi scorciata, inaspettata: questa luce è lo sguardo di Bagoa, che tutto legge e con intelligenza osserva, ma che non può che filtrare e comprendere tutto, ancora e sempre, alla maniera persiana. Alessandro, che arriva da un paese lontano che i persiani sanno a stento collocare in un qualche luogo geografico, appare ai suoi occhi, al loro primo incontro, "uno straniero"; qui, con significativo capovolgimento, i "barbari" sono i Greci, rozze e incivili sono le loro abitudini e le loro usanze, inconcepibile ed empia resta, allo sguardo persiano, la concezione della sovranità di cui i Greci sono portatori: primus inter pares, questo è Alessandro, capace di amare con fedeltà e tenerezza quasi incomprensibili un vecchio cavallo nero, Bucefalo, che però, riconosce Bagoa, "sapeva cose, di lui, che a me non erano mai state note".

Mary Renault sceglie, per raccontare di Alessandro, di mettersi, lei occidentale, in una prospettiva persiana o più generalmente orientale, rifacendosi in qualche modo a una finzione letteraria cara nel corso dei secoli all'Occidente, le cui origini possono farsi risalire a Erodoto ed Eschilo.

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