"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

41 | maggio/giugno 2005

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Le Muse secondo Lomazzo

Recensione a: Giovanni Paolo Lomazzo Della Forma delle Muse, nuova edizione a cura di Alessandra Ruffino, La Finestra, Trento 2002

Elisa Bastianello

Giovanni Paolo Lomazzo è il meglio noto autore dell'Idea Del Tempio della Pittura e del Trattato della Pittura, scoltura ed architettura, di cui il Della forma delle Muse del 1591 rappresenta a tutti gli effetti l'ampliamento del XVII capitolo, un trattatello di iconografia, nell'originale meno di quaranta pagine: un saggio monografico, monotematico, edito in tempi moderni solo nella corpulenta edizione in due volumi degli Scritti sulle arti uscita trent'anni fa a cura di Roberto Paolo Ciardi.

Questa nuova edizione – curata da Alessandra Ruffino per la Collana "Archivio Barocco" in collaborazione con il Centro Studi Archivio Barocco dell'Università degli Studi di Parma –                  diviene quindi un vero strumento per gli studiosi, essendo l'accesso a questo tipo di testo sempre ostico: l'emozione e il timore reverenziale di maneggiare una cinquecentina è sempre molto grande, ma le norme che nelle biblioteche regolano l'accessibilità ai testi antichi li rendono strumenti di ricerca poco utilizzabili; d'altro canto le edizioni disponibili nel migliore dei casi sono copie anastatiche e obbligano quindi il lettore alla faticosa lettura dei caratteri tipografici e della variabile ortografia del tempo. Non possiamo quindi non essere grati a chi si sobbarca l'onere di una nuova edizione, con trascrizione del testo e apparati critici.

I trattati di iconografia rinascimentali sono infatti per chi si occupa di storia dell'arte dei 'manuali per l'uso', con cui tentare di dipanare le complesse sottotrame che le raffigurazioni celano.Qual è dunque la Forma delle Muse? Dice Lomazzo, tra l'altro:

"Si descrivono da Luciano col volto pudico e riverendo, sempre a' studii, e sempre a' canti intente, e per la ben voglienza, loro sororia, sendo sempre insieme furon dette (secondo Plut.) 'Musæ' quasi 'Homusæ'. Si fecero alate, gioveni e belle come ninfe vaghe (come nota anco il Cartari) coronate di diversi frondi, talora di palma e con una penna in capo per alludere alla vittoria delle piche, raccolta fra gli altri da Ovidio, o delle Sirene".

È questo un trattato di "iconosofia", secondo il termine reinventato dalla curatrice della nuova edizione, Alessandra Ruffino, che così sintetizza il pensiero di Lomazzo espresso nel testo: "Il piccolo trattato si presenta come un mosaico, un collage (spesso maldestro per la verità) di assortite citazioni. In esso, che appare 'ossessivamente compilatorio' e discontinuo fino al fastidio, potremmo leggere il tentativo [...] di profilare un filosofia dell'immagine, una iconosofia". E, più oltre:

"Se il Della forma delle Muse fosse un museo, sarebbe un museo noiosissimo e sarebbe, tuttavia, un museo nuovo perché non più impostato solo sul paragone con la Natura, ma su un concetto di imitazione inclusivo, e messo in costante rapporto con l'immaginativa".

Come si può intuire, è questo un testo che non si presta a una lettura agevole e che, a dispetto del titolo originale (Opera vtilissima a pittori & scoltori) non presenta una raccolta di illustrazioni ma una collazione di citazioni, spesso contrastanti, che lo rendono più simile a una raccolta, a un museo testuale e cartaceo, piuttosto che a un trattato.

Sottolinea la Ruffino che "il trattatello delle Muse, dicevamo, è soffocante e faticato", ma aggiunge poi: "i trattati del Cinquecento però non vanno riaperti per compiacersi dei loro bei testi, ma per trarne dei problemi".

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