"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

41 | maggio/giugno 2005

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Cambellotti a Palermo

Recensione alla mostra: "Artista di Dioniso. Duilio Cambellotti e il Teatro greco di Siracusa (1914-1948)", Palermo, Teatro Politeama, 29 Marzo / 25 Settembre 2005

Simona Dolari

L'opera artistica di Duilio Cambellotti per il Teatro greco di Siracusa torna alla ribalta nel suggestivo scenario del Salone degli Specchi del Teatro Politeama, nel cuore di Palermo. Dopo la bella antologica di Ragusa del 2003 e l'allestimento nel Museo e Centro Studi INDA di Siracusa del 2004, la mostra palermitana indossa una nuova veste, ancora più ricca e prestigiosa grazie soprattutto agli inediti concessi dall'Archivio Cambellotti di Roma.

Seguendo proprio lo spirito dell'artista, la ricca esposizione si sviluppa e si snoda in maniera scenografica al centro del Salone degli Specchi e nel loggiato esterno del teatro, proponendo così una messa in scena coinvolgente e un dialogo costante con la città, proprio secondo l'ideale estetico di Cambellotti.

Artista di Dioniso. Duilio Cambellotti e il Teatro greco di Siracusa (1914-1948) rende testimonianza delle dieci stagioni teatrali in cui il Maestro lavorò come scenografo per il Teatro greco di Siracusa. È un approfondito saggio del lungo e coinvolgente percorso di un artista poliedrico e impegnato, che seppe elaborare una nuova idea di teatro contro "l'inutilità e il danno dell'archeologia" e ogni forma di macabra "riesumazione dell'antico".

L'itinerario propone una suddivisione in dieci teche (Salone degli Specchi), con l'aggiunta di un nuovo spazio, l'undicesima 'stanza'. A Palermo infatti sono stati esposti anche i materiali progettati dall'artista tra il 1928 e il 1929 per un allestimento, mai realizzato, del Prometeo incatenato di Eschilo.

Si tratta di disegni a china acquerellati di notevoli dimensioni che illustrano con un'iconografia moderna alcune delle parti più intense del dramma (Prometeo e Io, Prometeo e le Oceanine, Prometeo e Oceano, Prometeo ed Efesto, Forza e Potere); presente anche il plastico di scena in gesso, che mostra una suggestiva ipotesi di scenografia, dalla assoluta essenzialità scevra di ogni minimo accenno di orpello archeologico. Isolati picchi montuosi di un denso colore grigio scuro fanno da sfondo ai racconti del Titano ribelle, condannato a un destino di solitudine e di punizione per aver consegnato agli uomini la chiave della conoscenza. E un oltraggioso vestito rosso fuoco, quasi una tuta o una guaina, come si vede dai bozzetti, cattura l'attenzione dello spettatore su questo mitico personaggio che Cambellotti intrappola completamente tra le rocce, ad esclusione delle braccia e soprattutto della testa che, come sede del pensiero, nessuna catena materiale riuscirà mai a trattenere.

La cura artistica e la sensibilità pittorica che si notano in questi materiali, più vicini a quadri che a bozzetti tecnici, sono il segno della grande attenzione che Cambellotti, artista "irregolare" come lui stesso amava definirsi, prova per la vicenda di Prometeo, per antonomasia il primo, mitico "irregolare" della storia.

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