"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

34 | giugno/luglio 2004

titolo

Donne, barbare, streghe

Recensione di: Mara Meimaridi, Le streghe di Smirne, Edizioni e/o, Roma 2004

Maria Bergamo

https://orybal.files.wordpress.com/2013/04/arton1708.jpgUn rocambolesco e divertentissimo turbinio di persone, religioni, epoche storiche e rivolgimenti sociali per questo romanzo neogreco: ricette di polpette insieme a filtri e malocchi; come conquistare il mondo con la produzione di creme di bellezza; illuminazioni sapienziali per la più raffinata e astuta gelosia; il binomio archetipale madre-figlia dispiega la sua potenza nell’ascesa sociale più sfacciata; Grandi Madri e divinità oscure iniziano alle arti dell’arricchimento tramite marito facoltoso.

La trama si svolge intorno alle avventure di Eftalìa e Katina, richiamate alla memoria dai sortilegi di una loro inconsapevole e illuminata discendente. Il loro arrivo in completa miseria dalla Cappadocia nella cosmopolita Smirne a cavallo tra il XIX e il XX secolo determina la ferrea volontà di risollevarsi, sfruttando senza pietà ogni astuzia e cattiveria. Nell’incontro con la Madre Attarte sta la svolta sapienziale, che si mescola però al coro di improbabili comari greche, prostitute turche e dame dell’alta borghesia mercantile e coloniale francese e inglese, creando una vera società parallela individuata da una sola caratteristica: essere donna. Infatti, dietro alla poliedricità dei fili narrativi si legge un romanzo molto interessante per la stratificazione dei significati: lo spaccato storico descrive la cultura greca e quella turca nella loro difficile convivenza, e l’ingresso della cultura europea è visto come ridicola e fallimentare imposizione dagli occhi di un popolo fiero e antico.

Ma le religioni e le razze si mescolano e cadono non appena si scopre la verità della vita di una persona. Dimensione questa che sembra apparire come prerogativa del femminile: tutta la lotta delle protagoniste, l’affondare della loro potenza in arcani, come la creazione di creme rassodanti e le astuzie per soggiogare gli uomini che diventano solo strumenti, è in realtà la lotta di due donne povere ed emarginate per il riconoscimento della loro intelligenza e libertà, del loro valore, del loro diritto all’uguaglianza sociale.

Il mito e i suoi archetipi divengono allora la fonte sotterranea a cui attingere la forza, la volontà e l’ironia sorniona per definire e riscattare l’altra parte del cielo. 

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