"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

37 | novembre 2004

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Hamilton e l’antico: cronaca di un incontro

Recensione di: Pierre-François Hugues d’Hancarville, The Complete Collection of Antiquities from the Cabinet of Sir William Hamilton, a cura di Sebastian Schütze e Madeleine Gisler-Huwiler, Taschen, Köln 2004

Lorenzo Bonoldi

“Per William Hamilton fu un diletto raccogliere
queste preziose testimonianze del genio degli Antichi,
ed egli fu gratificato non tanto dal piacere di possederle,
ma piuttosto da quello di renderle utili per gli artisti
e gli uomini di lettere, e, attraverso loro, per il mondo intero”.
Pierre-François Hugues d’Hancarville, 1766

Nella seconda metà del XVIII secolo Sir William Hamilton (1730-1803) giunse a Napoli in veste di ambasciatore della Corona Britannica. Durante il soggiorno partenopeo egli ebbe modo di sviluppare il duplice interesse per l’antichità e la vulcanologia. Studiando gli scavi di Pompei ed Ercolano e pubblicando una serie di articoli scientifici sul Vesuvio, Hamilton trovò infatti anche il tempo di raccogliere la più preziosa raccolta di vasi antichi del tempo, collezione che alcuni anni dopo, nel 1772, vendette al British Museum.

Prima del trasferimento dei preziosi vasi da Napoli alla propria residenza inglese, Lord Hamilton incaricò Pierre-François Hugues d’Hancarville (1719-1805) di documentare con riproduzioni a stampa e accurate didascalie la sua preziosa collezione d’arte antica. Nacquero così i quattro volumi del famoso catalogo noto come Les Antiquités d’Hancarville.

Da quel momento in poi le Antiquités d’Hancarville assolsero al ruolo di testo mediatore, diffondendo in Inghilterra prima e nel resto dell’Europa poi il linguaggio vascolare degli antichi, e proponendolo come cifra stilistica caratterizzante del nuovo stile nascente: il Neoclassicismo. Il prezioso catalogo viene oggi riproposto al pubblico grazie a un’edizione in fac-simile della copia delle Antiquités conservata presso la Anna Amalia Bibliothek di Weimar. La pubblicazione, curata da Sebastian Schütze e da Madeleine Gisler-Huwiler, rappresenta un interessante strumento per lo studio delle dinamiche della trasmissione ‘diretta’ del linguaggio all’antica a ridosso delle scoperte archeologiche degli scavi di Pompei ed Ercolano.

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