"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

48 | maggio 2006

titolo

Tristram Shandy Web

Il capolavoro di Laurence Sterne come generatore di una rete di conoscenza

Antonella Sbrilli

La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, pubblicato fra il 1759 e il 1767 da Laurence Sterne, "il romanzo più tipico di tutta la letteratura mondiale" secondo la definizione di Sklovskij, è una fonte inesauribile di ricerche e interpretazioni e continua a suggerire modelli per il presente. La sua struttura straordinariamente complessa, digressiva e progressiva nello stesso tempo, popolata di invenzioni linguistiche e tipografiche, di citazioni, interpolazioni, giochi di parole, è piena di esche per il lettore, che deve accettare di compiere una specie di cavalcata (ora potremmo dire navigazione) in un territorio la cui mappa intricata, interconnessa e non lineare, si disegna nel percorso di più letture. Malgrado la promessa biografica del titolo, infatti, gli accadimenti, le riflessioni, i colpi di scena, le deviazioni, i ritorni, i passaggi, producono nel lettore l’impressione di seguire dei fili al contempo collegati fra loro e indipendenti, in una rete complessiva che sfugge a una visione e previsione lineare. Con le parole di Carlo Levi nell’introduzione all’edizione italiana del romanzo (Einaudi, 1958, 1990): "[…] Sterne è un grande maestro di stile, e un precursore del futuro. Si creano nuove forme, e nuovi contenuti: si introducono nelle cose i sentimenti e l'ironia, e il senso dell'infinita mutevolezza della realtà, del suo essere fatta di rapporti inesauribili, della contemporaneità dei tempi".

Le qualità ipertestuali, interattive, multimediali ante litteram del Tristram Shandy sono indagate ormai da alcuni anni e il romanzo si pone "fra quei testi a stampa che in qualche modo hanno annunciato l'arrivo dell’ipertesto". Questa definizione di Patrizia Nerozzi Bellman, docente di Letteratura inglese all'Università IULM di Milano, introduce un'impresa avviata nel 2000, la creazione del TristramShandyWeb, che si presenta ad oggi come un efficace exemplum di edizione nel web di un'opera letteraria.

"Poiché Tristram Shandy può essere considerato una precoce dimostrazione di decentramento, frammentazione, distribuzione reticolare della trama secondo una logica non-lineare, fummo d'accordo che fosse il testo ideale da porre sotto la lente della tecnologia digitale". Spiega l'ideatrice, sottolineando che oltre a questo carattere proto-ipertestuale, la presenza, nell'opera, di una continua e sottile interazione fra scrittura e disegno, arricchita da allusioni alla musica e al suono e di ammiccamenti all'immaginazione (e all'azione) del lettore, la rendono un banco di prova per i nuovi formati di edizione e comunicazione.

Il nucleo del sito è il testo del romanzo, il cui layout originale è stato intenzionalmente mantenuto quanto ai capitoli e alla divisione delle pagine, che seguono le prime edizioni settecentesche. La versione HTML è quella sviluppata da Masaru Uchida (Università di Gifu, Giappone, curatore del portale Lawrence Sterne in Cyberspace), che si serve di precedenti codifiche SGML (Standard Generalised Markup Language), depositate nell'Oxford Text Archive da Diana Patterson (Mt Royal College – Canada).

Nel TristramShandyWeb, al centro della pagina campeggia il testo, incorniciato a destra dall'indice del romanzo e a sinistra da un menu con le nove sezioni esplorabili: Arts, Fashion, History, HyperTS, Irishness, Language and Rhetoric, Music, Novel, Poetry, i cui contenuti si aprono in finestre pop-up, che consentono di avere sempre a portata di mano il testo al di sotto. Ciascuna sezione, a sua volta, è suddivisa in tre aree: Critical Studies, Bibliography & Net Resources, E.Texts. La sezione Language and Rhetoric offre anche un'area di indagine relativa alla Computational Linguistics. Nella sezione Arts, di grande interesse risulta la riproduzione di esemplari delle diverse edizioni del romanzo, con la possibilità di seguire in sequenza la storia editoriale del libro e di compararne le versioni: forse il privilegio maggiore che la possibilità di acquisire i testi in digitale offre agli studi attuali.

La digitalizzazione e il riversamento dell'opera di Sterne nel formato elettronico consentono anche di cogliere in flagranza quell'estensione della scrittura verso la sfera del visibile (e dell'udibile) inteso in senso cognitivo, a cui il libro allude, con l'inusitata inserzione delle celebri pagine anomale (la pagina bianca, quella nera per visualizzare il lutto per Yorick, la straordinaria pagina marmorizzata "emblema variegato della mia opera"), e poi con le maniculae, gli asterischi, i trattini di varia lunghezza, i puntini, le linee ondulate, spezzate, i riferimenti musicali...

Un'altra ricchezza del TristramShandyWeb è costituita dall'apparato iconografico: oltre alle varie serie di tavole illustrative del romanzo e di altre opere di Sterne (come A Sentimental Journey through France and Italy, tradotto da Foscolo), sono messe a disposizione raccolte di immagini dell'autore e dell'epoca, e il testo The Analysis of Beauty, del pittore e teorico William Hogarth, che di Sterne fu amico condividendone interessi e ricerche.

Il TristramShandyWeb, che nel 2005 ha ricevuto una menzione speciale per il miglior contenuto digitale all'eContent Award, si presenta come una sorta di base di conoscenza in fieri, la cui forma è quella della rete distribuita (distributed network). Al mantenimento della rete contribuiscono studiosi e ricercatori (e studenti) delle singole aree, coordinati da Paola Carbone, autrice fra l'altro di un saggio assai suggestivo sulla visualizzazione del romanzo secondo "modalità individuate dalla teoria del caos, dalle teorie della UML (Unified Modeling Language) e dagli studi sulla sintassi percettiva di Colin Ware".

Nello spirito dell'intelligenza connettiva, TristramShandyWeb si configura dunque come una rete di saperi messi in comune, usabili e ampliabili. Un punto di riferimento e un punto di scambio di studi sia sul nucleo del tema (l'opera di Sterne), sia sulla costellazione di argomenti ad esso correlati in prospettiva storica, letteraria, linguistica, artistica, filosofica, politica, psicologica. Il romanzo vi risalta come un Giano bifronte che assiste con lo sguardo benevolo e sagace del reverendo Sterne a interpretazioni filologiche, a proposte di analogie semantiche e strutturali, all'applicazione di strumenti e modelli di analisi (dalla mappatura del testo alla comparazione con la geometria frattale, dagli studi sui saperi tecnologici settecenteschi al ruolo della danza...). Assiste anche alla creazione di una comunità di shandyani on-line, che riconoscono nella rapidità dei link, nei diagrammi figurati, negli inserti multimediali, nell'abitudine a passare velocemente da un luogo all'altro del discorso la qualità di una cultura che indaga insieme il mondo e la mente umana.

"Tristram is a living example, if ever there was one, of the fatal anachronism between the rigid, linear progression of time marked by the sequence of events and the elusive, unpredictable measure of individual time. Reading the book, proceeding from digression to digression, can be at once absorbing and frustrating. It is slow reading and fast reading at the same time. Confident that the narrative reflects life, which is chaotic in its very nature, you get the impression of following hypertextual links, where you don't know what you will find, but are nevertheless involved in finding a connection, reading and re-writing, not interpreting but acting”.

Patrizia Nerozzi Bellmann è docente di Letteratura inglese all’Università IULM di Milano, preside della Facoltà di Lingue, Letterature e Culture moderne, dirige il Centro "Humanities Lab", dedicato allo studio del rapporto tra le discipline umanistiche e le tecnologie digitali. Nel 1997 ha curato Internet e le Muse, Mimesis, Milano, che raccoglie importanti contributi sui temi della linguistica computazionale, delle versioni elettroniche dei testi letterari, sui molti possibili intrecci fra ricerche filologiche e informatica. Interessante, nella prospettiva di "engramma", la riflessione che apre il volume citato: "Il titolo 'Internet e le Muse' ci parve il più adatto a rappresentare il tema. Mnemosine, madre delle Muse, e Internet, divinità custode della memoria globale, avrebbero guidato insieme il nostro percorso di umanisti cibernauti alle soglie del nuovo millennio".

Nel mese di maggio 2006, "Humanities Lab" organizza, in collaborazione con la Stanford University, games@iulm, un incontro sulle valenze estetiche e culturali dei videogiochi, con la partecipazione dell'artista Mauro Ceolin, uno dei più fantasiosi esploratori delle potenzialità videoludiche.

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