"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

51 | ottobre 2006

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Ninfa a Filadelfia

Recensione al film: Lady in the Water di M. Night Shyamalan

Antonella Sbrilli

ninfa1La ninfa della storia si chiama Story ed è, così viene spiegato nel film, una narf, ninfa acquatica di una fiaba orientale narrata dalle nonne per addormentare i bambini. Vive nel 'mondo azzurro', l'immenso e variegato universo fluido i cui abitanti riescono sempre meno a comunicare con gli esseri umani, come spiega il disegno animato che fa da esergo al film, suggerendo che da questo distacco derivi, per gli uomini, un impoverimento spirituale e sapienziale.

Ma qualche via di comunicazione rimane aperta, imprevedibile e straniante, come in un bagno misterioso di De Chirico rivisto in stile pop e incupito da effetti di tempesta. Una di queste vie è la piscina condominiale di un palazzo di Philadelphia, una polla d'acqua dalla forma vagamente a cuore, a cui gli inquilini possono accedere fino alle sette di sera.

Come in altri suoi film (Signs, The Village) e nei corti che li hanno preceduti, il narratore-regista Shyamalan è capace di caricare di magnetismo gli spazi limitati. Qui c'è un palazzo che si affaccia sulla piscina e intorno ha un prato che sconfina in una specie di foresta indistinta, un pezzo di natura così altra rispetto all'umanità da sembrare quasi non terrestre. E come in altri suoi film, l'intersezione fra la dimensione quotidiana, domestica e l'unheimlich, il metafisico, l'alieno, il favoloso avviene con una intensità che induce alla fiducia nel patto del racconto, malgrado le incongruenze.

ninfa1In questo caso, la dimensione normale è incarnata dal signor Cleveland, il custode del palazzo, factotum del condominio, guardiano e appoggio delle figure multiformi e multietniche che abitano gli appartamenti a ringhiera.

A lui spetta l'incontro con la ninfa, guizzata fuori dalla piscina dopo l'orario di chiusura risalendo da un nascondiglio annidato fra i tubi e la terra scavata. È un essere pallido fino alla trasparenza, dai lunghi capelli inanellati di boccoli, dal corpo nudo e levigato sotto una camicia leggera. Parla per sentenze, per allusioni, con cenni delle dita, soprattutto con lo sguardo. La sua vicinanza induce dei cambiamenti nelle persone, una confusa illuminazione della loro volontà. Una perdita e un guadagno esistenziale, un senso di pericolo e di aspettativa, chissà se simili alle sensazioni provate da Warburg e Jolles di fronte alle rappresentazioni delle ninfe antiche nell'arte del Rinascimento fiorentino.

Al custode Cleveland, reduce da un trauma, spetta il compito di aiutare la ninfa a compiere il destino speciale che la favola le riserva, schivando le insidie di nemici feroci e riconoscendo nella congerie dei condomini gli aiutanti magici: difensori, guaritori, sodali, interpreti.

Come in altri film di Shyamalan, la riflessione è posta sulla trama interconnessa della realtà, per cui davvero il battito d'ali di una farfalla a Philadelphia provoca cambiamenti inusitati nel futuro assetto del mondo.

La foresta di simboli allestita nel film è fitta (troppo, secondo alcuni) e dappertutto spuntano segni da interpretare e mettere in relazione. Ma Shyamalan riesce anche a dire che i segni non vanno presi né alla lettera, né in parola, come le soluzioni del cruciverba che sembrano per un momento rivelare la soluzione dell'enigma.

In una tavola warburghiana sulla storia della ninfa, l'immaginaria ninfa Story viaggerebbe dalla favola cinese a Philadelphia, consegnata ai ricordi dell'inquilina che non parla una parola d'inglese e racconta al custode, per il tramite della figlia e del cellulare, spezzoni del mito, donando alla figura acquatica un'altra vivida (anche se criticata) reviviscenza.

Scheda del film in Internet Movie Database

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