"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

29 | dicembre 2003

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Scheda editoriale dell’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg

a cura di Katia Mazzucco

Roma 1929: la prima esposizione

Il 19 gennaio 1929 Mnemosyne, l’Atlante di immagini cui Aby Warburg dedicò gli ultimi anni della propria carriera scientifica, faceva ufficialmente il suo ingresso in società nel corso di una conferenza tenuta dallo studioso presso la Biblioteca Hertziana di Roma

Il metodo di composizione dei pannelli dell’Atlante della Memoria godeva già di una certa fama e di concreto valore d’uso all’interno della cerchia di studiosi della Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg di Amburgo, ed era stato presentato diverse volte ai visitatori dell’Istituto. A Roma, attraverso il commento di 19 tavole che confluiranno nella cosiddetta "penultima versione" dell’Atlante, il progetto ricevette il battesimo scientifico ufficiale da parte di un pubblico peraltro sconcertato dalla originalità dell’opera.

Amburgo 1937: una versione ‘privata’ (Geburtstagsatlas

Dopo un complesso percorso creativo costellato da continue modifiche contenutistiche, strutturali, logiche (Storia di Mnemosyne. Gestazione di un’opera non ‘finibile’), il Bilderatlas finì, in seguito alla scomparsa del suo ideatore nell’ottobre del 1929, nel limbo delle opere incompiute, nonostante gli sforzi di Fritz Saxl, Gertrud Bing e di altri collaboratori di Aby Warburg per ricomporre e riuscire a pubblicare l’opera più originale ed emblematica della personalità del maestro.

Nel 1937 Gertrud Bing ed Ernst Gombrich, in occasione del settantesimo compleanno di Max Warburg – il sostenitore economico di tutta l’impresa della KBW – realizzarono una versione ridotta e "ripulita" (mancano i ritagli di giornale) di 24 pannelli, corredati da didascalie e da brevi testi esplicativi (Geburtstagatlas, WIA III.109; restituito al Warburg Institute di Londra da Eric Warburg nel 1984). Per l’occasione furono ricomposti anche brevi scritti lasciati incompiuti da Aby Warburg, tra i quali l’introduzione all’Atlante e le pagine ispirate dal Déjeuner sur l’herbe di Manet (Mnemosyne. Selected Texts by Aby M. Warburg in typescript prepared by the Warburg Institute and sent to Max Warburg for his seventieth Birthday, 5 June 1937).

Dopo questo tentativo, circoscritto alla sfera privata della famiglia, l’Atlante, già previsto nel piano editoriale del 1932 delle Gesammelte Schriften, rimane riserva esclusiva di pochissimi prodi che nel corso degli anni si sono avventurati tra carte e cartelle del Warburg Institute Archive e tra i files di fotografie dell’istituto londinese.

Vienna-Amburgo 1993: ricostruzione ed esposizione (versione Daedalus)

Nel 1993 Mnemosyne rivede letteralmente la luce. Grazie a una mostra tenuta a Vienna, e l’anno successivo ad Amburgo, i pannelli dell’Atlante ‘smontati’ dopo la morte di Warburg e testimoniati solo da fotografie, vengono ricomposti e tornano ad assumere l’originaria forma interattiva dell’esposizione. La mostra propone le tavole dell’ultima versione del Bilderatlas, ricostruita in base alle importanti ricerche del gruppo viennese Daedalus (Marianne Koos, Wolfram Pichler, Werner Rappl, Gudrun Swoboda).

Siena-Firenze-Roma 1998: mostra itinerante

Nel 1998 l’esposizione giunge anche in Italia, a Siena (Santa Maria della Scala, 29 aprile-1 luglio 1998), Firenze (Galleria degli Uffizi, 19 dicembre 1998-16 gennaio 1999), Roma (Biblioteca Hertziana, 19 gennaio-6 febbraio 1999) e prosegue poi per Tel-Aviv (18 novembre 1999-2 gennaio 2000).

Amburgo 1994-Roma 1998: le prime edizioni dell’Atlante 

I materiali raccolti in occasione delle esposizioni degli anni ’90 sono pubblicati in un catalogo (Begleitmaterial zur Ausstellung ‘Aby Warburg. Mnemosyne’, Dölling und Galitz Verlag, Amburgo 1994), tradotto e pubblicato in Italia con una diversa selezione di testi a cura di Italo Spinelli e Roberto Venuti (Artemide Edizioni, Roma 1998).

In occasione dell’esposizione a Santa Maria della Scala, il Centro Warburg Italia organizza a Siena anche un convegno: l’incontro rappresenta per l’Italia una vera e propria svolta nello studio e nella ricezione dell’ultimo progetto di Warburg (alcuni degli interventi discussi in quell’occasione sono stati pubblicati nel n. 1 dei "Quaderni del Warburg Italia", maggio 2003).

Berlino 2000, Torino 2002: l’edizione in volume

Nel 2000 Martin Warnke cura per la Akademie Verlag l’edizione "ufficiale" dell’Atlante, primo volume della seconda parte delle Gesammelte Schriften (nel 1998 era uscita Die Erneuerung der heidnischen Antike, ristampa dell’edizione del 1932). Infine, nel 2002, la Nino Aragno Editore pubblica la versione italiana di Mnemosyne, curata e tradotta da Maurizio Ghelardi.

Le edizioni di Mnemosyne

Le edizioni del Bilderatlas attualmente in circolazione sono quindi tre:
1. il catalogo a schede delle mostre 1993-1998 (in versione tedesca: Dölling und Galitz Verlag, 1994; e italiana: Artemide Edizioni, 1998);
2. l’edizione critica berlinese (Akademie Verlag, 2000; seconda ed. 2003);
3. la traduzione italiana (Aragno, 2002).

1. Il catalogo è costituito da schede sciolte – secondo il progetto originale di Warburg per la pubblicazione del Bilderatlas – maneggevoli e produttivamente ‘disordinabili’. Le schede riproducono sul recto la foto di ciascun pannello e sul verso un montaggio delle opere della tavola, rifotografate e ritoccate, su sfondo bianco. Le didascalie sono a numerazione da sinistra a destra, scelta obbligata di un ordine di lettura che però di rado corrisponde alla pluridimensionalità dei montaggi.

Nell’edizione tedesca (Dölling und Galitz Verlag, 1994) ogni scheda presenta una selezione di brani da Warburg o dai suoi principali commentatori, utilissima guida a una prima lettura dei pannelli.

Il catalogo italiano (Artemide Edizioni, 1998) è accompagnato da un volumetto con la traduzione di alcuni di questi brani e una serie di testi che inquadrano la figura di Warburg e il progetto dell’Atlante. Tra questi è da segnalare la prima traduzione italiana dell’inedita introduzione all’Atlante alla quale Warburg lavorò fino alle ultime settimane di vita (il testo originale è disponibile qui nel sito di EngrammaMnemosyne. Einleitung). Il volumetto che accompagna le schede con i pannelli di Mnemosyne della mostra toscana differisce da quello stampato per l’esposizione romana in alcune scelte editoriali (il formato) e nella selezione dei testi.

Il cofanetto blu che raccoglie le schede del catalogo rappresenta il primo passo verso la riappropriazione da parte di studiosi, warburghiani e non, di uno strumento di ricerca potenzialmente eccezionale.

2. L’edizione critica di Martin Warnke, in volume, pubblica riproduzioni delle tavole in formato ancora più ridotto rispetto alla versione ‘a schede’. Ciascun pannello è corredato da appunti di Warburg raccolti dai suoi collaboratori – che fungono da titoli per le singole tavole – e da uno schema che riproduce l’impaginazione del pannello con la numerazione delle immagini corrispondenti alle relative didascalie.

La numerazione segue un ordine che propone all’interno di ogni singola tavola un percorso interpretativo univoco – e in quanto tale rigido – e raggruppa sotto un numero unico i dettagli o le versioni di una stessa opera (segnalati da lettere in apice), o oggetti legati dall’appartenenza a una stessa opera complessiva, a uno stesso luogo o alla mano di uno stesso maestro (segnalati da numeri in apice). Il volume, introdotto e curato da Martin Warnke, direttore del Warburg Haus di Amburgo, contiene anche: illustrazioni dei pannelli delle esposizioni organizzate da Warburg e di tavole delle diverse versioni dell’Atlante; il testo introduttivo di Aby Warburg; una importante lettera inedita di Fritz Saxl all’editore Teubner per la pubblicazione delle opere di Warburg; un utile indice dei nomi e dei temi dell’intera opera.

3. L’edizione italiana curata da Maurizio Ghelardi è una traduzione di quella berlinese arricchita di una prefazione di Nicholas Mann – che cela nel titolo il motto warburghiano "zum Bild das Wort" – e di uno scritto autobiografico di Aby Warburg del 29 dicembre 1927, tradotto dallo stesso Ghelardi e già apparso in "Belfagor" (n. 2, marzo 2001, pp. 175-186), ma inedito in tedesco.

Le due pubblicazioni in volume – l’edizione tedesca e la versione italiana – si avvalgono del confronto tra la cosiddetta versione "Daedalus" dell’Atlante (esposta a Vienna e Amburgo) e le ricerche capillari sui materiali d’archivio svolte da Pieter van Huisstede, e rappresentano l’edizione ufficiale di Mnemosyne, riconosciuta dal Warburg Institute di Londra.

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