"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

132 | gennaio 2016

9788898260775

titolo

"La rincorro, o piuttosto è lei a rincorrermi?"

Lettura engrammatica del profilo @ArtLexaChung

Roberta Aureli

English abstract

Ricorrere alla tradizione pittorica per creare contenuti memetici che diventano virali non appena vengono condivisi in Rete è pratica diffusa ormai da molti anni. Nella maggior parte dei casi si tratta di elaborazioni digitali realizzate sovrapponendo alle opere d’arte frasi ironiche, slang, battute di un film o versetti di canzoni pop che sembrano uscire direttamente dalla bocca dei personaggi dei dipinti. Sono prodotti senza pretesa o intenzione estetica e di cui, in virtù della loro peculiarità, raramente viene reso noto l’autore. Diverso è il caso di @ArtLexaChung, un progetto presente su diverse piattaforme e apparso per la prima volta come un gioco su Instagram, il popolare social network dedicato alla condivisione di contenuti visivi.

@ArtLexaChung (https://www.instagram.com/artlexachung), il cui nome è una riuscita crasi tra la parola ‘art’ e il nome della modella inglese Alexa Chung alla quale l’account è dedicato, è basato sulla giustapposizione delle fotografie che la ritraggono e i capolavori della storia dell’arte aggiornati e trasformati in collage-meme da María e Beatriz Valdovín, due sorelle di Saragozza poco più che ventenni.

Musa di fotografi e stilisti, presentatrice televisiva, editor e, non da ultimo, “It Girl” (locuzione difficilmente traducibile in italiano se non con una perifrasi: 'ragazza che lancia tendenze ed è ispirazione soprattutto per il pubblico più giovane'), Chung è da anni un punto di riferimento nel mondo della moda. Non a caso la popolarità del progetto è arrivata quando la modella ha dato il suo imprimatur ripubblicando (o ‘regrammando’, nel gergo di Instagram) l’immagine di lei elegantemente in posa su un divano accostata a La Maja Vestida di Francisco Goya (1800-1807, Madrid, Museo Nacional del Prado) e condividendola con i due milioni di utenti che seguono il suo profilo ufficiale.

Le fonti iconografiche sono molteplici e appartengono soprattutto al repertorio visivo contemporaneo (dal XIX secolo a oggi) con rare incursioni nell’arte dei secoli precedenti (Beato Angelico, Jan Gossaert, Bronzino, Rembrandt), mentre i ritratti di Chung recuperati in Rete dalle due giovani autrici sono eccentrici rispetto al patrimonio artistico: in alcuni casi provengono da servizi di moda e campagne pubblicitarie internazionali, in altri si tratta di scatti ‘rubati’ sul tappeto rosso o in prima fila durante una sfilata. Le raffinate evocazioni della pittura avvengono per rispondenze cromatiche, consonanza dei gesti e delle espressioni, scelta dell’ambientazione, dettagli della pettinatura, dei ricami e della texture degli abiti. Così hanno dichiarato le Valdovín a Elle.com:

“Talvolta l’ispirazione è nel quadro: vediamo un capolavoro di Goya, Magritte, Modigliani o Bouguereau e poi individuiamo una posa, un gesto, il particolare di un vestito, un’acconciatura o un paesaggio che ci ricorda le immagini di Alexa. Altre volte avviene il contrario: le sue fotografie ci ricordano un’opera d’arte” (http://www.elle.com/culture/news/a26077/alexa-chung-art-instagram-artlexachung/).

Dunque non siamo mai in presenza di allusioni e di citazioni puntuali – come nei bellissimi reenactment fotografici nati dal sodalizio tra Peter Lindbergh e Julianne Moore o tra Annie Leibovitz e Jessica Chastain – piuttosto potremmo parlare di suggestioni e rimandi ‘engrammatici’. Di seguito proponiamo una selezione dei raffronti a nostro giudizio più riusciti per mostrare in che modo, sia stilisticamente sia formalmente, viene riecheggiata di volta in volta l’atmosfera dei dipinti.

Gesti, pose ed espressioni

Nel primo collage pubblicato si propone un accostamento tra La preghiera di William-Adolphe Bouguereau (1865, collezione privata) e uno scatto promozionale per il sito di capi di lusso Mytheresa.com: la sintonia tra le due immagini è ottenuta grazie alle mani giunte in preghiera, allo sguardo assorto, alla testa leggermente piegata di lato e, più in generale, all’aspetto angelico delle due protagoniste. E ancora più evidente è la somiglianza tra The Signal di John William Godward (1899, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum) e una fotografia della campagna per Longchamp, marchio francese di cui Chung è testimonial: ai fini del collage il dipinto è stato tagliato mantenendo soltanto il volto della donna che, in abito rosso, porta la mano agli occhi per farsi ombra e scrutare l’orizzonte in attesa di notizie.

Le mani sulla testa, un braccio piegato, le labbra protese in avanti per soffiare, l’atto di ravvivarsi i capelli di fronte a uno specchio e quello di riallacciare una scarpa ritornano in questi paralleli come in un atlante comparativo dei gesti e delle espressioni. Vale la pena soffermarsi sulla fanciulla del dipinto di Charles Courtney Curran The South Wind (1917, collezione privata) e su un ritratto della modella inglese apparso su Vanity Fair perché, sebbene i capelli rimangano fermi, raccolti in uno chignon basso, la veste bianca di entrambe si agita svolazzante e leggera – un vero attributo della Ninfa – che sia mossa dalla brezza di una scogliera sull’Atlantico o dal vento artificiale di uno studio fotografico.

Alexa Chung per il sito Mytheresa.com / William-Adolphe Bouguereau, La preghiera, 1865, collezione privata
John William Godward, Il segnale (part.), 1899, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum / Alexa Chung per Longchamp
Alexa Chung fotografata da Brantley Gutierrez per Vanity Fair USA / Charles Courtney Curran, Vento del sud (part.), 1917, collezione privata
Alexa Chung per Fuse News / El Greco, Ragazzo che soffia su un tizzone acceso (part.), 1571-72, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

Dettagli e texture degli abiti

Fotografata da Patrick Demarchelier per la copertina di Glamour Italia nell’aprile del 2014, Alexa indossa un elegante soprabito con stampa di Dolce&Gabbana che ricorda la variazione in rosso del Ramo di mandorlo fiorito di Vincent Van Gogh (l’originale in azzurro, del 1890, è conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam), mentre in uno scatto delle pagine interne il ricamo floreale sul busto di un lungo abito bianco della stessa casa di moda milanese, il colore delle scarpe, la posizione delle gambe della modella e l’inquadratura frontale hanno suggerito l’accostamento alla Mäda Primavesi ritratta da Gustav Klimt (1912, New York, The Metropolitan Museum of Art). E ancora, i fiocchi neri che corrono per tutta la lunghezza di un vestito della stilista Stella McCartney e il nastrino annodato attorno al colletto di una camicia bianca sono stati il pretesto per richiamare, rispettivamente, la figura femminile della Balançoire di Pierre-Auguste Renoir (1876, Parigi, Musée d’Orsay) e la Lotte di Christian Schad (1927-28, Hannover, Sprengel Museum).

In altri casi la mise della modella è l’occasione per evocazioni che invadono la sfera tattile: un soprabito dall’effetto metallico di Marc Jacobs viene comparato a An important Property of Green (2013, collezione privata) dell’artista finlandese Yrjö Edelmann, la cui pittura trompe-l’œil imita la superficie spiegazzata della carta da pacchi e i giochi di luce che ne risultano. Può capitare anche che a suggerire i collage di @ArtLexaChung concorra la presenza nella composizione di un dettaglio accessorio come un cagnolino o un ventaglio. L’esempio migliore è l’istantanea scattata durante il party di Vogue prima dell’annuale gala ospitato dal Met di New York, che nell’edizione 2015 aveva come titolo e tema China: Through the Looking Glass: in essa Alexa fa per coprirsi giocosamente metà del volto con un ventaglio, lo stesso gesto che ritorna in una stampa del giapponese Utagawa.

Gustav Klimt, Mäda Primavesi, 1912, New York, The Metropolitan Museum of Art / Alexa Chung fotografata da Patrick Demarchelier per Glamour Italia
Alexa Chung con un soprabito di Marc by Marc Jacobs / Yrjö Edelmann, An Important Property Of Green, 2013, collezione privata
Pierre-Auguste Renoir, L'altalena (part.), 1876, Parigi, Musée d'Orsay / Alexa Chung in Stella McCartney
Christian Schad, Lotte, 1927-28, Hannover, Sprengel Museum / Alexa Chung al Met Gala 2010

Setting

Molto interessanti sono poi quei casi in cui le immagini vengono giustapposte per un concerto di aspetti compositivi, scenografici, cromatici e posturali. Se sono dei giardini fioriti a fare da setting al servizio fotografico, ad Alexa viene accostata l’Ofelia di John Everett Millais (1851-1852, London, Tate Gallery) o la fanciulla in abito blu della Dolce estate di John William Waterhouse (1912, collezione privata), mentre se la ragazza nuota in una piscina con un costume da bagno rosso il raffronto è con La Danse II di Matisse (1909-10 San Pietroburgo, Museo statale dell’Hermitage). Va segnalato che qui (ma la pratica si ripete almeno in un altro paio di casi) il dipinto del maestro francese è stato non soltanto tagliato, ma anche opportunamente girato in senso speculare per rafforzare l’analogia con l’istantanea, così che il moto diagonale della figura centrale coincida con quello del corpo della modella. In altri due collage, infine, il taglio della composizione permette di rievocare il balcone parigino su Rue Lafayette dipinto da Edvard Munch (1891, Oslo, Nasjonalmuseet for kunst, arkitektur og design) e le vivaci e piatte campiture cromatiche della Donna distesa con camicia bianca di Ernst Ludwig Kirchner (1909, Francoforte sul Meno, Städel Museum), in cui un altro punto in comune è il divano rosso al centro della scena.

Ernst Ludwig Kirchner, Donna distesa con camicia bianca, 1909, Francoforte sul Meno, Städel Museum / Alexa Chung per Fray I.D
Alexa Chung fotografata da David Slijper per Harper’s Bazaar / John William Waterhouse, Dolce estate, 1912, collezione privata
Edvard Munch, Rue Lafayette, 1891, Oslo, Nasjonalmuseet for kunst, arkitektur og design / Alexa Chung fotografata da Caroline de Maigret per Madame Figaro
Alexa Chung in un'istantanea / Henri Matisse, La Danza II (part.), 1909-10, San Pietroburgo, Museo Statale dell'Hermitage

@ArtLexaChung propone, in definitiva, una vivace sintesi culturale in cui i più alti esempi della storia dell’arte sono accostati a fenomeni ‘pop’ e di tendenza, come nel caso della rievocazione di Le Faux Miroir di Magritte (1928, New York, Museum of Modern Art) attraverso l’occhio azzurro della modella sulla copertina del suo libro It (2013, Particular Books). Quando l’iconica copertina disegnata da Andy Warhol per l’album dei Velvet Underground e Nico nel 1967 si fa ispirazione per un’istantanea con Chung in un buffo costume giallo da banana, questo aspetto sincretistico raggiunge probabilmente il suo punto più estremo.

È significativo che delle due sorelle soltanto la maggiore, María, abbia alle spalle studi universitari di storia dell’arte: gli accostamenti che entrambe propongono, infatti, sono tutti riuscitissimi e di grande immediatezza estetica pur senza prendere parte a un gioco raffinato per pochi esperti. Restano, anzi, volutamente fuori dall’ambiente critico e accademico – subito dopo Instagram sono approdati sulla piattaforma di microblogging Tumblr – e ciò ha garantito loro riconoscibilità e successo immediato in Rete.

Del fenomeno @ArtLexaChung si sono occupate testate di moda come Elle, Grazia, Marie Claire, Teen Vogue. Sempre sulla scia di questo improvviso successo, al termine delle settimane della moda di Milano, Parigi e Londra il magazine statunitense Dazed ha ospitato una sequenza di collage su commissione nei quali i paralleli con la storia dell’arte venivano rintracciati nel trucco e nei capi delle collezioni primavera/estate 2016 (cfr. http://www.dazeddigital.com/tag/artlexa-chung). Nessuno, invece, sembra aver finora colto e contestualizzato in senso critico il potenziale di un’iniziativa che si avvale di piattaforme virtuali e dinamiche per far riemergere i modelli della memoria culturale occidentale. 

Molly Goddard P/E 2016 / Edgar Degas, Ballerine in rosa (part.), 1876 ca., Farmington (Connecticut), Hill-Stead Museum
Comme des Garçons P/E 2016 / Jan van Eyck, Ritratto di uomo con turbante rosso, 1433, Londra, National Gallery
Antonio Marras P/E 2016 / Salvador Dalí, Rosa Meditativa, 1958, Figueres, Fundación Gala-Salvador Dalí
Antonio Marras P/E 2016 / Pierre-Auguste Renoir, Ritratto di Marthe Bérard (part.), 1879, San Paolo, Museu de Arte de São Paulo

Non tutte le fotografie utilizzate dalle sorelle Valdovín sono direttamente riconducibili all’ars publicitaria; eppure, proprio in conseguenza del ruolo occupato da Chung nell’industria della moda, sarebbe un errore trascurare il loro contributo nel veicolare un messaggio commerciale analogo quantunque siano scatti rubati o in apparenza ‘facili’. Rispettando le categorie elaborate nel numero monografico di Engramma dedicato a Pubblicità e tradizione classica, non pare azzardato dire che questo progetto partecipa alla trasmissione di “archetipi della memoria collettiva” in cui “forme, idee, temi, simboli, appartenenti al DNA culturale, riemergono nel messaggio pubblicitario non per citazione o preciso modello iconografico, ma, come engramma, attraverso latenze, oblii, ritorni”.

English abstract

This article starts off from the @ArtLexaChung Instagram account. Created by Beatriz and María Valdovín, from Zaragoza (Spain), as a tribute to the English fashion model and TV celebrity Alexa Chung, the project uses similarities between Alexa’s pictures and Fine Arts and transforms well-known paintings into modern day viral memes. @ArtLexaChung comparisons are inspired by chromatic connections or similar settings, a pose or a gesture, a texture or a pattern of a piece of clothing. They are not accurate or deliberate reenactments but "engrammatic" suggestions instead. Since Chung’s role as a style icon and a distinctive personality in the fashion industry cannot be neglected, the way the Valdovíns juxtapose her fashion campaigns and magazine editorials with masterpieces contributes to explain how the “archetypes of collective memory” re-emerge unconsciously in a contemporary visual archive (Pubblicità e tradizione classica, Engramma no. 62).

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