"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

32 | aprile 2004

titolo

La vita e il mondo di Leon Battista Alberti

Recensione al convegno: La vita e il mondo di Leon Battista Alberti, convegno internazionale, Genova, Palazzo Ducale, 19 / 21 febbraio 2004

Daniele Pisani

Nel contesto delle celebrazioni, attualmente in corso di svolgimento, organizzate dal Comitato Nazionale per il VI Centenario della Nascita di Leon Battista Alberti presieduto da Francesco Paolo Fiore, si è di recente svolto a Genova un convegno dedicato a La vita e il mondo di Leon Battista Alberti. Nei prossimi mesi le celebrazioni proseguiranno con ulteriori convegni e mostre dedicati a diversi aspetti della multiforme opera del grande umanista. La vita e il mondo di Leon Battista Alberti: questo il filo rosso intorno a cui erano chiamati a intrecciarsi gli oltre venti interventi in programma. In realtà, e nonostante la partecipazione di alcuni dei più importanti studiosi dell'opera di Alberti, il convegno ha almeno in parte evaso le aspettative che su di esso si appuntavano.

La vita di Leon Battista è sempre stata ed è tuttora solo in minima parte nota, questo non è certo problema dell’ultima ora. A tale riguardo, la quasi totale assenza di scambi epistolari non costituisce che una parte di un problema ben più vasto, che attualmente ci si può soltanto ingegnare di aggirare, sperando in future scoperte documentarie. In loro assenza, la via più proficua per insinuarsi nell'esistenza e soprattutto nell’opera di Leon Battista sembra rimanere quella di sottoporre a rinnovato vaglio critico ciò che di Alberti possediamo in grande quantità: le opere architettoniche e letterarie. Le quali, del resto, ad una lettura metodologicamente attenta e interessata, talvolta dimostrano di esprimere come cartine di tornasole informazioni di multiforme natura. 

A indicare una direzione di indagine che, nonostante tutto, sembra non essere ancora stata sufficientemente praticata, è così stato Riccardo Fubini, con un magistrale intervento su L. B. Alberti e Poggio Bracciolini: dal De infelicitate principum al Momus. Il respiro dell'intervento era estremamente ampio e ricco; suo primo intento quello di trovare la corretta collocazione di un'opera ambigua e contraddittoria come il Momus all'interno della frastagliata riflessione sul potere compiuta dall'Umanesimo italiano, a partire da Poggio per arrivare fino a Machiavelli. Inserito il Momus all'interno di una simile, seppur tutt'altro che monolitica, tradizione, si trattava di comprenderne a fondo il ruolo specifico. È proprio a questo punto che l'indagine scendeva di scala per incentrarsi su alcuni indizi che l'opera di Alberti sembra lasciar trapelare, a patto di insinuarsi nelle crepe che in essa sembrano a tratti dischiudersi. Fubini ha tentato di reperire nel testo del Momus diretti rimandi ad alcuni precisi eventi storici legati in buona parte al papato di Nicolò V (1447-1455), in modo da proporre una datazione post quem del testo albertiano quanto più certa possibile. Questa operazione non è nuova, né nuovi sono i risultati. Che il Momus probabilmente possa almeno in parte essere stato composto negli anni '50 è cosa nota, per quanto questa ipotesi non venga unanimemente accettata. Davvero decisivo è però il fatto che una simile postdatazione non costituirebbe un puro dato erudito. Suffragato dagli indizi raccolti, Fubini ha infatti avanzato un'ipotesi estremamente suggestiva, che egli stesso si riversa di vagliare e appurare prossimamente, ovvero che il Momus non solo contenga una più o meno velata critica a Nicolò V e alla sua politica, ma costituisca addirittura una vera e propria parodia della agiografica Vita Nicolai V summi pontificis scritta da Giannozzo Manetti e pubblicata nel 1455, pochi mesi dopo la morte del papa. Tale sarebbe il termine post quem del Momus e, soprattutto, il fuoco dell'opera albertiana, il termine di confronto polemico contro cui stagliarla. 

È quasi superfluo osservare quanto ricca di conseguenze sarebbe questa ipotesi: nonostante la postdatazione dell'opera, risulterebbe d’altro canto fortemente confermata la posizione scettica e addirittura critica assunta da Alberti all'interno della curia papale. Rispetto a una lettura come quella di Manfredo Tafuri, verrebbe sostanzialmente modificato l'ambito temporale di redazione del Momus, ma pure – e, paradossalmente, soprattutto – ne verrebbe confermato, e addirittura rafforzato, il senso: presso la curia romana, durante il papato di Nicolò, Alberti occuperebbe una posizione appartata, di modo che una sua partecipazione alla Renovatio Romae delineata e parzialmente messa in atto da papa Parentucelli verrebbe a risultare estremamente problematica e, anzi, improbabile. Piuttosto che l'entusiastico consigliere papale in materia di architettura, Alberti sarebbe stato un suo oppositore sotto mentite spoglie, assai più propenso a criticare che ad esaltare l'ambizioso programma di trasformazione della città. E Momus altro non sarebbe che l'alter ego di Leon Battista, costretto, per preservare i propri privilegi ma pure la propria autonomia intellettuale all'interno di una situazione di estrema ostilità, a indossare una maschera – tema del Momus per eccellenza – nell'intento di poter agire sotto mentite spoglie. 

Da un punto di vista metodologico, infine, il fatto che le ipotesi di Fubini vengano confermate non è neppure così determinante. Se anche dovesse dirsi fallita nel caso specifico, la ricerca compiuta starebbe a testimoniare la potenziale proficuità di questo genere di analisi. D'altro canto, quel che della vita e del mondo di Leon Battista veramente interessa è quanto consente di delimitare lo spazio in cui tentare di decifrarne e interpretarne le opere: giacché – lo si dimentica forse troppo stesso – non è per la propria vita ma per la propria opera che Alberti costituisce un privilegiato campo d'indagine. La conoscenza della sua vita non può infatti non essere dichiaratamente mirata a una migliore comprensione della sua opera, allo stesso modo in cui lo è, nell'intervento di Fubini, la minuziosa, paziente analisi dei riferimenti all'attualità rintracciabili tra le righe del Momus.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio