"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

54 | gennaio/febbraio 2007

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Appello degli storici italiani sulla proposta di legge contro il negazionismo

Redazione di Engramma

Il Ministro della Giustizia italiano, Clemente Mastella, su sollecitazione di Angela Merkel e Brigitte Zypries, rispettivamente Cancelliere e Ministro della Giustizia del governo tedesco che al momento presiede l'Unione Europea, ha annunciato la propria intenzione di presentare, nel Consiglio dei Ministri che si terrà in concomitanza del Giorno della Memoria (27 gennaio), un disegno di legge che trasformi in reato legalmente perseguibile la negazione della Shoah. In questione non è il reato di istigazione a delinquere, già previsto dai nostri codici: si tratta di un disegno che, così come è stato presentato, mira propriamente a criminalizzare anche le ipotesi di ricerca, le ricostruzioni e le interpretazioni di dati storici.

La negazione della Shoah è già reato in numerosi paesi (Francia, Germania, Austria, Belgio, Polonia, Romania, Lituania, Slovacchia). In Austria uno storico, David Irving, ha di recente scontato una condanna per il reato di 'negazionismo'. In Francia da qualche mese la comunità armena ha ottenuto che sia reato, legalmente perseguibile, anche negare l'olocausto degli armeni avvenuto nel corso del XX secolo. Nel caso in cui la proposta di legge annunciata da Mastella dovesse venire approvata dal Parlamento italiano, l'Italia non farebbe così che accodarsi ad altri paesi europei, partecipando a una pericolosa tendenza più generalmente diffusa.

Con rara tempestività e con una netta presa di posizione, 150 intellettuali italiani hanno firmato un appello contro la proposta di legge di Mastella; firmatari dell'appello sono storici autorevoli, di diversa intonazione ideologica, tra cui Marcello Flores (a cui si deve l'iniziativa), Franco Cardini, Roberto Chiarini, Ernesto Galli della Loggia, Paul Ginsborg, Carlo Ginzburg, Mario Isnenghi, Claudio Pavone, Enzo Traverso. Contro la persecuzione penale del negazionismo, gli storici si dicono "preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante [...] attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna", sostituendo queste "a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah".

L'appello dichiara (punti 1 e 2) che una lotta al negazionismo condotta per via legali sarebbe non solo inefficace, ma controproducente: sancendo una "verità di Stato in fatto di passato storico", oltre a "minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale", essa offrirebbe, infatti, ai negazionisti "la possibilità di ergersi a difensori della libertà d'espressione". L'appello stigmatizza inoltre (punto 3) l'enfatizzazione dell'idea "della «unicità della Shoah», non in quanto evento singolare, ma in quanto evento incommensurabile e non confrontabile con ogni altro evento storico, ponendolo di fatto al di fuori della storia o al vertice di una presunta classifica dei mali assoluti del mondo contemporaneo". Gli storici firmatari dell'appello paventano che l'insistenza sull'unicità e l'incomparabilità della Shoah induca a giudicare astoricamente quel fatto storico. Si tratta, in altri termini, di ribattere al negazionismo non con le persecuzioni e la censure preventive di stato ma in termini di impegno culturale e politico.

La redazione di Engramma approva e sottoscrive integralmente l'appello degli storici italiani.

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