"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

26 | luglio/agosto 2003

titolo

Pepli e ventilate vesti: dalle dèe alle dive 

Presentazione della mostra: Goddess, New York, The Metropolitan Museum of Art, 1 maggio / 3 agosto 2003 (catalogo a cura di Harold Koda)

Lorenzo Bonoldi, Linda Selmin

Le vesti di Atena, Afrodite ed Era accanto agli abiti di Jackie Kennedy, Isadora Duncan e Jennifer Lopez: questa è l'idea che sta alla base della mostra Goddess, allestita a New York dal Costume Institute del Metropolitan Museum. In altre parole la storia dell'abito classico e/o classicheggiante rivisto e rivisitato attraverso i secoli, a partire dal ‘700 per arrivare a stilisti come Gucci, Yves Saint Laurent… 200 pezzi di design vintage e contemporaneo provenienti da case di moda, musei e collezioni private. Il drappeggio, la silhouette disegnata sopra la cintura, la linea del collo, tutte le varietà e le possibilità dell’abito femminile greco – chitone, peplo e himation – sono state studiate, copiate, ripetute ed eternate. Fra tutte queste il leit motiv più impiegato e quello di maggior fascino è sicuramente il drappeggio: usato ora per coprire ora per evidenziare, aderente o morbido, stimolo per l’invenzione di tecniche sempre nuove (come per le formule segrete di Mariano Fortuny o per le strutture complesse degli abiti di Madeleine Vionnet). E ancora un'attenta analisi del riuso selettivo di motivi decorativi e accessori che gli stilisti hanno scelto di riutilizzare come elementi facilmente riconoscibili, dotati di una forte carica evocativa: il mito condensato in un segno, in un unico particolare in cui è riassunta la ricca narrazione mitica, ormai banalizzata ma sempre efficace. L’attributo carico di storia, simbolo complesso della dea è diventato semplice accessorio, elemento comunque di distinzione, ma per divine mortali. Al di là dell'interesse per l'oggetto di una ricerca di questo tipo, che si inserisce a pieno titolo nel campo di indagine della Storia della tradizione classica, quello che vogliamo qui sottolineare è il taglio metodologico, museotecnico e museografico che sta alla base del progetto, pienamente apprezzabile e godibile anche solamente nella proiezione della mostra nel mondo iperuranico del web. Il portare avanti il discorso attraverso il semplice accostamento di immagini, documenti e reperti costituisce infatti un'applicazione del metodo inventato da Aby Warburg, una storia spiegata per immagini, dai marmi del Partenone alla creazione di un nuovo olimpo di dèe in passerella. 

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