"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

26 | luglio/agosto 2003

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The Accidental Botticelli. Vero falso o pubblicità ingannevole?

Recensione al quadro: Diana ed Endimione, icona promozionale per il film The Accidental Detective, regia di Vanna Paoli, Italia/USA 2003

Lorenzo Bonoldi

Diana ed Endimione, tempera su tavola, 173,5 x 69 cm, icona promozionale per il film The Accidental Detective, regia di Vanna Paoli, Italia/Usa 2003 (prodotto con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali)

Fra i vari meccanismi della tradizione, uno dei più interessanti (e, in realtà, uno dei meno indagati) è rappresentato dalla falsificazione. Da sempre, per loro stessa natura, i falsi – siano essi copie, varianti o opere create ex novo 'alla maniera di' – moltiplicano, irradiano e tramandano forme, miti, temi e simboli della tradizione figurativa.

Per falso si intende un'opera creata nello stile di un determinato autore o di un determinato periodo storico con l'intento di essere spacciata per autentica: il grado di intenzionalità nell'opera del falsario è quindi determinante per distinguere un 'vero' falso da una copia creata per puro compiacimento estetico o per esercitazione accademica. L'operare del falsario presuppone peraltro un'approfondita conoscenza delle tecniche artistiche delle varie epoche storiche, tant'è che spesso la figura del falsario e quella del restauratore si sovrappongono.

Il quadro riprodotto qui sopra è un'opera realizzata per comparire nell'ultimo film di Vanna Paoli, The Accidental Detective. Nel contesto della fictio cinematografica, quindi, si tratta di un falso a tutti gli effetti. La trama de film è infatti tutta incentrata su una fantomatica opera di Sandro Botticelli, dipinta in occasione delle nozze di Amerigo Vespucci e rimasta poi nascosta per cinque secoli in un palazzo nel cuore di Firenze. La realizzazione dell'opera è stata affidata alla restauratrice fiorentina Caterina Toso, sotto la supervisione di Cristina Acidini, Soprintendente all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e autrice del romanzo La Scritta sul vetro, testo da cui è stato tratto il film.

La tavola, per dimensioni identica al Marte e Venere della National Gallery di Londra (173,5 x 69 cm), raffigura il mito di Diana ed Endimione, tema raro per l'epoca alla quale si vorrebbe ascrivere l'opera, ma comunque consono alla tematica nuziale. Come spesso avviene nei casi di falsificazione, sono riconoscibili con precisione i modelli iconografici, spesso riprodotti in maniera speculare, a cui l'opera si ispira: la posa di Endimione, eccezion fatta per il capo, è quella del Marte della National Gallery invertita e anche il satiretto sullo sfondo deriva dall'opera londinese; il viso di Diana è la riproduzione speculare di quello di una delle Grazie della Primavera, e l'onda disegnata dai suoi capelli è presa a prestito da un'altra Grazia. Dalla Primavera derivano anche i calzari della Dea e il gesto eloquente della sua mano; la postura del corpo di Diana e il cane in primo piano, nonchè il bosco sullo sfondo, dipendono invece da uno degli episodi della Novella di Nastagio degli Onesti

Dopo essere stata utilizzata per le riprese, la tavola è stata re-impiegata come immagine promozionale per il film: moltiplicata, stampata e divulgata su cartoline distribuite nelle città, l'immagine viaggia accompagnata dallo script: "Cinque secoli fa qualcuno ha nascosto questa tavola del Botticelli... dove? Scoprilo al cinema". Sul retro, il quadro è indicato con la didascalia: "Sandro Botticelli?, Diana ed Endimione, tempera su tavola, 173,5 x 69 cm". Da 'falso' vero e proprio l'opera è quindi diventata l'immagine di una campagna pubblicitaria, se non ingannevole nel vero senso del termine, comunque tutta incentrata sulla dubbia autenticità del quadro. Va infatti notato che, se agli sguardi allenati l'opera si manifesta immediatamente come falsa, non è poi così ovvio che la sua non originalità sia riconoscibile agli occhi di tutti. E mentre l'immagine della tavola è impiegata in questa operazione pubblicitaria, anche l'originale viene fatto rientrare nel piano della campagna promozionale che prevede che l'opera viaggi insieme alla pellicola, divenendo oggetto di mini-esposizioni itineranti insieme ad una copia di Venere e Marte della National Gallery, realizzata dal restauratore fiorentino Alfio del Serra.

Al di là di tutto ciò, l'autentico valore di questa falsa epifania va riconosciuto nella capacità del mito antico di perpetuarsi e di sopravvivere all'oblio: lo hieros gamos, le nozze sacre fra una dea e un mortale, ha davvero garantito a Endimione l'immortalità. E alla sua immagine una nuova giovinezza.

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