"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

30 | gennaio/febbraio 2004

titolo

Schifanoia, calendario astrologico o astronomico?

Recensione a Gianluigi Magoni, Le cose non dette sui Decani di Schifanoia. Una lettura astronomica, Corbo Editore, 1997

Elena Trabucchi

Ancora una volta sono le figure dei decani, i demoni della fascia centrale degli affreschi della delizia estense di Schifanoia, a essere oggetto d’indagine. Queste figure, di origine egiziana, che tanto avevano suggestionato l’immaginario warburghiano, ci guardano enigmatiche quasi a voler irradiare ancora oggi la loro influenza demonica.

La ricerca dell’Accademia delle Scienze di Ferrara, partendo dalle acquisite scoperte di Warburg, affronta il problema da un punto di vista prettamente astronomico. Assunto che le figure dei decani originariamente avevano una doppia valenza: figure mitologiche da un lato, immagini di asterismi dall’altro, Gianluigi Magoni cerca di individuare le eventuali costellazioni o parti di costellazioni, che morfologicamente possano sovrapporsi alle immagini della fascia mediana del salone di Schifanoia.

L’indagine prende avvio dalle precedenti intuizioni di Marco Bertozzi nel suo La tirannia degli astri, Aby Warburg e l’astrologia di Palazzo Schifanoia. In effetti, nonostante la ricerca di questi fosse condotta sotto un’ottica prevalentemente iconologica, cioè attraverso il confronto tra le immagini in questione e le descrizioni delle diverse liste di decani contenute nelle fonti astrologiche, l’autore individuava anche delle convincenti corrispondenze tra i demoni dei dieci giorni e alcune costellazioni; questo ha convinto il Magoni della possibilità di riscoprire l’ormai perduto legame tra i decani e il cielo stellato.

La ricerca, utilizzando rigorosi criteri che la rendono attendibile, giunge a trovare corrispondenze formali tra ogni decano e lo schema di costellazioni zodiacali, paranatellonta o parti di esse. Il confronto morfologico è stato fatto in una prima fase attraverso l’ausilio di carte stellari semplificate, naturalmente scegliendo tra i gruppi di astri del cielo astronomico relativo al mese esaminato – cielo di primavera per i mesi da marzo a maggio, cielo d’estate per i mesi da giugno ad agosto e cielo d’autunno per l’ultimo mese superstite leggibile con chiarezza: settembre – e utilizzando come ulteriore criterio di selezione la preferenza per raggruppamenti di stelle di dimensioni significative. Elementi di verifica sono stati, da un lato la sorprendente corrispondenza tra alcuni dettagli delle figure affrescate e corpi celesti particolari – stelle di colori diversi, ammassi, stelle variabili a scomparsa e galassie – dall’altro la buona visibilità dei gruppi ad occhio nudo osservando direttamente il cielo.

Si è reso necessario, in taluni casi, il capovolgimento, la parziale rotazione o deformazione per allungamento o allargamento degli schemi astrali, rispetto a come appaiono sulle carte stellari, per giungere a una perfetta sovrapponibilità tra le due immagini – dei tracciati astrali da un lato e dei demoni dall’altro – da notarsi che questa operazione è stata inevitabile soprattutto per i decani centrali di ogni riquadro che, posti sopra al relativo segno zodiacale, risultano particolarmente compressi e in effetti, per ovviare all’esiguità dello spazio, l’ideatore ha scelto in queste posizioni solo figure inginocchiate o sedute, come nota acutamente il Magoni.

Particolarmente notevoli sono le conclusioni a cui l’autore giunge attraverso questo percorso di ricerca. In primo luogo, il ciclo non sarebbe più da intendersi come un calendario astrologico, ma astronomico e di conseguenza le enigmatiche figure non andrebbero più considerate come una disomogenea lista di decani, ma come veri e propri corpi celesti. La novità della raffigurazione di Schifanoia, rispetto alle precedenti rappresentazioni figurative di asterismi, consisterebbe proprio nella mancanza di scarto tra immagine e posizione effettiva degli astri: le immagini non hanno più carattere illustrativo ma si identificano con le costellazioni.

In secondo luogo, l’interpretazione astronomica delle figure ricomporrebbe la già rilevata e stridente anomalia del differente senso di lettura tra il ciclo e i decani. Mentre i mesi con i loro numi tutelari e i segni zodiacali procedono in senso antiorario – rispettando il senso dell’apparente eclittica solare in relazione alle costellazioni zodiacali e la disposizione astrologica del cerchio zodiacale – i decani, secondo le precedenti analisi iconologiche, andrebbero letti all’interno del singolo riquadro in senso orario, in conformità alla disposizione desunta dalle fonti astrologiche. Accantonando ogni riferimento alle fonti, invece, l’indagine scientifica, riconoscendo nelle figure semplici rappresentazioni di costellazioni – composte forse scegliendo, tra le differenti descrizioni dei decani, gli elementi che più si conformavano alla raffigurazione dei gruppi astrali – richiede una lettura delle immagini della fascia mediana in senso sinistrorso, dato che, come costellazioni, secondo tale verso si presentano a chi osserva il cielo. Nonostante questo nuovo studio, permangono ancora dubbi ed interrogativi; forse solo mediante la collazione, auspicata dallo stesso autore, delle differenti interpretazioni – figurativa da un lato e scientifica dall’altro – sarà possibile addivenire ad ulteriori chiarificazioni; certo è che, ancora oggi, quelle figure appaiono incombere dall’alto col loro sguardo sprezzante e con tutto il loro fascino sul visitatore che, indugiando nella sala, si domanda quali arcani nascondano.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio