"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

50 | luglio/settembre 2006

9788898260966

titolo

Scheda cronologica dei restauri del Laocoonte

a cura di Marco Gazzola 

1523: il Laocoonte vaticano al Belvedere prima delle integrazioni

Marco Dente, Laocoonte, stampa, bulino, ante 1523

Quando viene ritrovato, il Laocoonte è praticamente integro. L'aspirazione a vederlo completo anche del braccio del padre, di quello del figlio minore, delle dita della mano destra del maggiore e di pochi altri minuti dettagli, è proporzionata alla sua fama e si manifesta piuttosto presto dando il via a una serie di interventi che hanno influenzato fortemente l'immagine e l'interpretazione stessa del gruppo attraverso i secoli.

La prima azione che ha effetto in questo senso è la sistemazione delle figure sul basamento quadrangolare sul quale oggi poggiano, che stabilisce la posizione assiale del padre e del figlio maggiore (emersi separati dagli scavi) suggerendo la collocazione in una nicchia che predispone il gruppo a una visione frontale.

Sulla base delle ricerche e degli studi stratificatisi nei secoli è possibile ricostruire una sequenza canonica dei restauri che il marmo vaticano ha subito, seguendo la traccia recentemente indicata da Ludovico Rebaudo (in Salvatore Settis, Laocoonte. Fama e stile, Roma 1999). 

1525 ca.: integrazioni attribuite a Baccio Bandinelli realizzate nel corso del lavoro per la copia in marmo commissionata da Leone X per Francesco I di Francia

      

Baccio Bandinelli (Michelangelo?), Braccio di Laocoonte, marmo, 1523-1525, prova di montaggio, Città del Vaticano, Musei Vaticani
Baccio Bandinelli, Laocoonte, copia in marmo del Laocoonte vaticano, Firenze, Uffizi
Maarten van Heemskerck (?), Il cortile del Belvedere, penna e lapis su carta, ante 1532, London, British Museum, Department of Prints and Drawings

Un intervento iniziale datato al 1525 circa è contestuale alla realizzazione di una copia in marmo commissionata da Leone X a Baccio Bandinelli destinata a Francesco I di Francia. Bandinelli esegue un braccio di cera per studiare la posa da adottare nella copia, forse affidandosi al passo dell'Eneide in cui è narrato l'episodio del sacerdote troiano che cerca di liberarsi da un serpente avvinghiato al suo braccio.

1532-1533: braccio Montorsoli in terracotta, restauro commissionato da Clemente VII al collaboratore di Michelangelo, Giovanni Angelo Montorsoli

  

Anonimo, Laocoonte, stampa, bulino, da Urbis Romae Topographia B. Marliani ad Franciscum regem Gallorum, Antonium Blodum, Roma 1544
Gerard Audran, Vista posteriore quotata del Laocoonte, stampa da Les proportions du corps humain mesurèes sur les plus belles figures de l'Antiquité à Paris, Paris 1683, tav. IV

Una prima vera integrazione risalirebbe al periodo 1532-1533, anni in cui Giovanni Angelo Montorsoli (collaboratore di Michelangelo alle Cappelle Medicee) riceve da Clemente VII l'incarico di restaurare le antichità del Belvedere. Il Laocoonteacquista in quest'occasione il "braccio teso", fortemente enfatico e di chiara influenza michelangiolesca, che lo identificherà ben oltre la sua "correzione" avvenuta nel 1957. Il braccio è molto probabilmente di terracotta: si trattava di un lavoro non definitivo del Montorsoli, impegnato dalla collaborazione al monumento funerario di Giulio II del suo maestro. 

1712-1717: restauro Augusto Cornacchini, integrazioni dei danni prodotti dall'incuria realizzate sul modello degli interventi cinquecenteschi

(1725-1727?) Gian Domenico Campiglia, Laocoonte, acquaforte, da Michaelis Mercati Samminiatensis Metallotheca vaticana, Roma 1717

Ipoteticamente ascrivibile al biennio 1725-1727 è il restauro da parte di Agostino Cornacchini. In termini odierni potrebbe essere definito come intervento conservativo, nell'ambito di una più ampia azione di recupero del Belvedere che versava in quell'epoca in condizioni di pesante degrado. Vengono sostituiti il braccio rovinato di terracotta del Laocoonte e gli arti di marmo dei figli opera del Montorsoli con altri dalla posa praticamente identica.

1800 ca.: braccia tipo Girardon, asportazione delle integrazioni di restauro prima del trasporto a Parigi in seguito alle spoliazioni napoleoniche e installazione delle braccia tratte dalla copia di François Girardon della Ecole des Beaux-Arts

  

Jean Baptiste Tuby (da François Girardon?), copia in marmo del Laocoonte 1:1, 1696, Versailles
Benjamin Six, Visita notturna di Napoleone e Maria Luisa al Laocoonte, acquerello, 1800 ca., Paris, Louvre

Una fase interessante nelle vicende dei restauri del Laocoonte è la parentesi francese. Nel 1798, a seguito delle campagne napoleoniche, il gruppo marmoreo prende la via di Parigi, ma vi giunge privo dei restauri anonimi successivi al tentativo di ripristino del braccio cinquecentesco erroneamente attribuito a Michelangelo. Nel 1720 circa, infatti, era stato rinvenuto un arto che molto probabilmente è l'abbozzo Montorsoli del braccio eseguito precedentemente in terracotta; un anonimo aveva posto rimedio alla tentata invasiva integrazione di tale ritrovamento attorno al 1780. 

A Parigi viene bandito un concorso a seguito della decisione di procedere a un nuovo restauro; nel frattempo si ordina che venga fatto un calco delle braccia del Laocoonte dello scultore François Giradon esposto all'Ecole du Dessin. Il fatto che il concorso vada deserto testimonia l'iniziale presa di coscienza della difficoltà o dell'impossibilità di intervenire e modificare l'immagine consolidatasi nei secoli delle opere più celebri dell'antichità. 

1816 ca.: re-integrazione del Laocoonte "a braccio proteso" con calchi in gesso dai restauri settecenteschi

Fratelli Alinari, ripresa fotografica frontale del Laocoonte

Ritornato in Vaticano successivamente al Congresso di Vienna, il gruppo vede l'installazione di calchi in gesso delle integrazioni settecentesche presenti prima della partenza per il Louvre, ma la nuova sensibilità archeologica avverte già come elemento estraneo e di disturbo il gesto eccessivamente retorico ed enfatico del "braccio teso". 

1957-1959: restauro Filippo Magi, asporto delle integrazioni settecentesche e messa in opera del "braccio Pollack" scoperto nel 1905 e riconosciuto originale nel 1954

Pino dell'Aquila, ripresa frontale del Laocoonte, 1999, campagna fotografica eseguita con la supervisione di Salvatore Settis, immagini di proprietà dei Musei Vaticani

L'ultimo intervento in ordine di tempo è rappresentato dal ripristino filologico di Filippo Magi, reso possibile dal riconoscimento di Ernesto Vergara Caffarelli del braccio originale del Laocoonte nel "braccio Pollack" (ritrovato casualmente a Roma dall'omonimo studioso nel 1905), che ci consegna la configurazione attuale del gruppo nel 1957. 

La nota si basa sugli studi di Ludovico Rebaudo:

temi di ricerca

indici

colophon

archivio