"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

33 | maggio 2004

titolo

I musei aziendali veneti nel web

Chiara Vallini

Convegno Luminar 3. Internet e Umanesimo. Web_Musei | Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 29/30 gennaio 2004

L’indagine

Oggetto principale della ricerca sono le politiche di comunicazione che i musei d’impresa del Veneto hanno messo in atto attraverso il web, studiate a partire da un’operazione il più possibile esauriente di mappatura critica delle esperienze esistenti in un’area geografica delimitata (la regione) per giungere alla formulazione di un nuovo modello di qualità.

La nozione di museo d’impresa adottata corrisponde alla definizione data dall’Associazione Museimpresa:
Si definiscono Musei, Architetture ed Archivi d’impresa quelle istituzioni o strutture che siano emanazione di un’attività economica di un’impresa, di un distretto, di una tradizione produttiva con significativi legami con il territorio e che siano espressione esemplare della politica culturale d’impresa (www.museimpresa.com).

L’operazione di mappatura si è rivelata estremamente delicata, poiché il reperimento delle informazioni è stato ostacolato dalle caratteristiche specifiche della realtà esaminata: l’ambito privato, la mancanza di standard condivisi, la giovinezza e asistematicità delle fonti individuate, l’eterogeneità e discrezionalità delle attività, la presenza di numerosi soggetti in fase progettuale o di avvio; tutti fattori che hanno condizionato negativamente gli obiettivi di completezza dei dati e aumentato il rischio di inesattezze e omissioni nella ricerca.

Note metodologiche 

Il campione, individuato incrociando molteplici fonti di natura sia testuale, sia telematica, ammonta complessivamente a ventotto unità1: venticinque unità di natura museale (sei collezioni e diciannove musei) e tre unità di natura prettamente aziendale, introdotte in funzione di confronto per le caratteristiche di originalità nella promozione della dimensione culturale dell’impresa e nelle modalità di conversione della cultura aziendale nei processi telematici. 

Sono stati invece esclusi quei soggetti affini in cui si sono ritenute prevalenti componenti estranee alla ricerca, come la connotazione artigianale, etnografico-antropologica, archeologico-industriale, di civiltà contadina, gli ecomusei, etc. Sono parimenti escluse le realtà in formazione non ancora attive all’avvio delle ricerche (gennaio 2003), mancando per esse basi oggettive di valutazione.

Le fonti di riferimento per la selezione dei musei aziendali veneti sono state:

Questo è l’elenco dei musei e dei siti censiti:

La campagna di schedatura sistematica2 è stata realizzata nei mesi di gennaio-dicembre 2003 (con due eccezioni nel gennaio 2004) per mezzo di una griglia dettagliata ideata per l’occasione e precedentemente sottoposta ad un periodo di prova presso analoghe organizzazioni extra-regionali3.

I dati relativi al comportamento telematico del campione, sia on-line sia off-line, sono stati poi sintetizzati in una tavola sinottica di facile lettura, anch’essa appositamente elaborata per la ricerca.

Profilo del campione

I musei aziendali analizzati appartengono per il 76% a singole imprese (diciannove unità, compreso Palazzo Rota che ha in realtà origini pluriaziendali), per il 24% a Pubbliche Amministrazioni (sei unità, cinque di Enti Locali e una di un Istituto scolastico). Il 12% è composto da fondazioni (tre unità, due di origine pubblica, una privata), il 28% afferisce a sistemi economici distrettuali (due fondazioni e cinque musei di Enti Locali). Diciotto organizzazioni possiedono una dichiarazione di missione esplicita.

Rispetto alle divisioni amministrative, Venezia è capofila con undici strutture, seguono Verona (quattro), Treviso (quattro), Vicenza (quattro) e Belluno (tre), Padova e Rovigo sono entrambe rappresentate da un museo (a Rovigo entro il 2004 verrà inaugurato il secondo, da parte delle Distillerie Mantovani).
L’andamento ‘demografico’ è in crescita: la massima natalità si registra nel quinquennio 1995-1999 (sette unità), è già notevole nell’intervallo 2000-2003 (cinque) e si può ipotizzare il superamento dei valori del precedente nel quinquennio 2000-2004; retrocedendo, si registrano cinque nascite nel quinquennio 1990-1994, quattro nel decennio 1980-1989, una nel XIX secolo; tre soggetti rimangono incerti.

Autonomia

La delicata questione dell’autonomia del museo d’impresa si rispecchia nelle criticità relative all’autonomia del suo sito. Poiché diverse esperienze omettono totalmente o penalizzano fortemente la componente museale, di fronte al rischio di subordinazione a obiettivi e stili di comunicazione propri del polo imprenditoriale, la soluzione praticata dal 32% dei musei è la completa separazione dei due spazi web, pur comportando la rinuncia alla funzione primaria del museo nella promozione dell’immagine aziendale.

Contenuti web

Lo stile di comunicazione varia sia in relazione al segmento di pubblico e al contesto (per es. portale turistico o di settore, rete civica), sia a seconda della familiarità con lo strumento web e la disponibilità di risorse.

Tendenzialmente i siti esaminati ignorano alcune categorie di informazioni, specialmente di ordine gestionale: tempi e strumenti di programmazione, direzione e curatela scientifica, criteri organizzativi ed espositivi, ambienti espositivi e strutture fisiche, dotazioni tecnologiche, personale, collaborazioni ed apporti professionali esterni; sono molto rari i riferimenti ad atti di nascita, statuti e regolamenti, le indicazioni bibliografiche, i dati sui visitatori reali e virtuali. Sono ridotte anche le informazioni relative al sito in quanto tale: copyright, webmaster, numero di accessi, ultimo aggiornamento, lavori in corso. La registrazione degli accessi virtuali (14% dei casi) non sembra comunque dar luogo all’elaborazione dei dati, né al loro uso come indicatori per valutare il successo delle iniziative e le politiche di prezzo.
L’82% del campione pubblica informazioni tecniche (recapiti), il 53% le modalità di accesso (orari di apertura, importo del biglietto, convenzioni e riduzioni), ma molte organizzazioni non dispongono di precise politiche in merito. Nella presentazione delle collezioni si tende a sviluppare la capacità attrattiva, mediante l’uso delle immagini, la comunicazione di aspetti caratterizzanti di lusso/design/innovazione tecnologica/tradizione locale, le curiosità. Il 64% dei musei segnala on-line iniziative espositive, convegni, workshops ed altre manifestazioni, il 70% circa pubblica immagini e notizie inerenti al patrimonio strumentale, agli edifici ospitanti e alla storia dell’Ente. Tuttavia la predilezione per l’aspetto decorativo e l’arricchimento visivo del sito è evidente, poiché varie volte non sussiste alcuna corrispondenza fra le immagini e i testi scritti cui si accompagnano.

Tale orientamento dipende probabilmente dall’abitudine di progettare e gestire il sito all’interno dell’azienda, con le competenze e i tempi disponibili (residuali rispetto ad altre funzioni). Inoltre il sito museale si rivolge alla clientela più affezionata (come operazione di fidelizzazione), o più frequentemente a un pubblico generico o turistico, piuttosto che a categorie di utenti con interessi specifici, come gli studenti e gli studiosi, gli operatori del settore, i professionisti, i fornitori e i dipendenti aziendali. 

Aspetti formali

Complessivamente si nota una scarsa attenzione verso fattori come l’usabilità del sito o la trovabilità delle informazioni. Il presidio all’utente talvolta è debole: poche mappe del sito (18%), qualche testo in lingua straniera non tradotto, raramente il motore di ricerca interno al sito (18%) e le FAQ (11%). Alcuni siti offrono consigli per l’uso (per lo più per la visualizzazione), applicazioni scaricabili gratuitamente, moduli di contatto e-mail pre-impostati, più raramente affiancamento nella compilazione di questionari. Il 32% stimola il feedback dell’utente invitando a suggerire indirizzi interessanti o esprimendo il gradimento, ma le strategie di customer satisfaction rimangono estranee.

Sul piano dell’innovazione e delle opportunità tecnologiche si incontrano esperienze sofisticate (Telecom, Benetton), ma la maggior parte dei siti di piccole aziende non legate alle TLC non ricorre a soluzioni d’avanguardia, preferendo intervenire sugli aspetti grafici e superficiali del sito.

Sono invece abituali impostazioni come l’opzione linguistica inglese (71%), l’evidenziazione delle news in un’apposta sezione o pagina web, una vetrina o una stringa a scorrimento (68%), l’uso di foto e immagini integrate al testo o montate in un album fotografico/una sequenza video (61%), i links ad altri siti (54%), le informazioni sui trasporti e le cartine predisposte per l’ingrandimento o la stampa (64%). Solo ventinove siti su cento introducono proposte turistiche nel territorio e per lo più i links hanno poco a che fare con l’offerta turistica: sono poco praticati il ricorso a convenzioni con strutture ricettive e di ristorazione, gli accordi con gli uffici turistici delle Amministrazioni locali, le bigliettazioni uniche o integrate, così come la definizione di itinerari territoriali. In generale, molti musei non colgono la possibilità, tipica del web, di condurre scambi con diversi soggetti in condizioni di flessibilità, rapidità ed economicità.

Altrettanto poco note o poco applicate appaiono funzioni come la consultabilità di cataloghi e repertori o la facilità di gestione di servizi come la prenotazione (7%), la rassegna stampa (32%), la visita virtuale (29%), il bookshop on-line (32%). Meno della metà dei soggetti pubblica on-line l’offerta didattica (36%) o predispone la consultazione di database delle collezioni, documenti speciali, archivi on-line, indici delle opere e dei periodi rappresentati, raccolte di comunicati stampa (50%). Mailing-list e newsletter figurano presso il 18% delle organizzazioni. Questi dati sembrano confermare un’interpretazione informativa e superficiale del sito e insieme la mancanza di adeguate risorse dedicate, delineando un panorama veneto complessivamente distante dall’uso scientifico dello strumento web. 

Modello a tendere

Più che un modello completo e immediatamente applicabile, l’indagine sull’esistente ha fornito gli elementi per comporre una check-list di caratteristiche che implementano l’efficacia del progetto web del museo d’impresa (qui inteso come organizzazione con un corrispettivo reale). Ad esempio il progetto valido:

– Chiarisce in via preliminare le priorità nella progettazione, in ragione degli obiettivi e delle risorse disponibili, sia tecniche che redazionali.

– Valorizza gli apporti esterni e ove possibile offre spazio alle collaborazioni tecniche, come nel campo del marketing, della comunicazione, del web design; si dimostra aperto all’innovazione tecnologica, aggiornandosi con continuità ma senza eccessi.

– Mantiene sempre aggiornati il calendario delle attività e tutte le comunicazioni. Non opera stravolgimenti né viene oscurato a lungo, ma procede per modifiche discrete e continue, segnalando regolarmente i lavori in corso. Viene facilmente individuato, grazie a un indirizzo conciso e a una buona connessione con i principali motori di ricerca nazionali ed internazionali. Al suo interno i contenuti obbediscono ad un’architettura razionale, che tenga conto dei processi di “funzionamento” dell’utenza e non solo dell’organizzazione (lo spazio grafico deve sempre corrispondere ad uno spazio logico che lo sottende). Si completa nell’offerta di servizi come la prenotazione di visite guidate, la prenotazione e prevendita dei biglietti, i ‘buoni’ per eventi speciali, un bookshop fornito, aggiornato e facilmente navigabile, data-base, archivi e cataloghi bibliografici consultabili, screensavers scaricabili. 

– Predispone forme di contatto semplici e ‘familiari’ sia attraverso un generico sportello informativo, sia riportando gli indirizzi e-mail della direzione scientifica e dei responsabili delle varie attività; agevola l’orientamento e le operazioni di chi naviga, ad esempio offrendo la mappa del sito ed un motore di ricerca interno, specialmente se le pagine sono numerose. Prevede almeno l’opzione linguistica più comune (inglese) per i testi principali e le informazioni di servizio, ma allo stesso tempo si prende cura del pubblico nazionale traducendo in italiano tutti i contenuti, anche tecnici (informative sulla privacy, etc).

– Raccoglie ed elabora preziose informazioni sul suo pubblico: numero degli ingressi, durata della permanenza, preferenze nelle pagine visitate, gradimento degli utenti, eventuali reclami o suggerimenti per il miglioramento del sito. Queste informazioni permettono di conoscere le categorie cognitive dell’utenza e di sviluppare forme di comunicazione mirate ed efficaci.

– Sollecita la partecipazione del pubblico utilizzando strumenti interattivi: chat-lines tematiche, forum e liste di discussione, albo degli ospiti, inviti a condividere materiali, informazioni e suggerimenti, campagne di sensibilizzazione attraverso la raccolta-firme.

– Vivacizza la navigazione evidenziando con moderazione le notizie principali, sia mediante la collocazione nell’interfaccia sia attraverso accorgimenti grafici (spazio news, cornici, banner in movimento). Differenziandole opportunamente da quelle d’interesse generale, comunica informazioni interessanti per gli operatori di settore, come le modalità di programmazione delle attività museali, i dati relativi al personale, all’origine e alla storia dell’organizzazione, i criteri di conduzione delle collezioni e di progettazione delle esposizioni.

– Apporta nuove risorse all’organizzazione svolgendo operazioni di fundraising, sfruttando i diritti di riproduzione di testi ed immagini, gestendo servizi a pagamento come le ricerche bibliografiche specialistiche ed il prestito librario per studiosi.

– Diventa un canale preferenziale per coltivare i rapporti con gli stakeholders, fra cui le associazioni di categoria e di volontariato, le istituzioni, le Pubbliche Amministrazioni, i partners, gli sponsors e i patrocinatori, le altre imprese, gli operatori del turismo e della cultura. 

(testo in PDF, 96 KB)

Note

1Una cifra significativa, se confrontata con i circa 100 musei aziendali segnalati da Museimpresa sul territorio nazionale (secondo l’Ufficio Musei della Regione i musei veneti sono complessivamente circa 300).

2È stato schedato un solo sito per organizzazione, con l’eccezione del Museo di Economia Aziendale che ne ha due ufficiali; per i siti bi/plurilingui è stata eseguita la schedatura di dettaglio per la versione italiana, per le altre una ricognizione sommaria.

3I requisiti del campione utilizzato per il test del prototipo sono: presenza negli elenchi di Assolombarda e Monica Amari, dimensioni elevate, struttura articolata, sito web attivo, collocazione geografica nazionale ma extraregionale. 

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