"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

47 | aprile 2006

titolo


Warburg e l’Italia

Aby Warburg e l'Italia. La ricezione fra fine Ottocento e Novecento, convegno internazionale promosso da Università La Sapienza di Roma e Centro Warburg Italia, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei – Académie de France, 23-24 marzo 2006

Nicolette Mandarano, Alessia Muroni

Si è appena chiuso a Roma il convegno internazionale dal titolo Aby Warburg e l'Italia. La ricezione fra fine Ottocento e Novecento, svoltosi nelle giornate del 23 e 24 marzo presso l'Accademia Nazionale dei Lincei e l'Académie de France, promosso da Claudia Cieri Via dell'Università di Roma La Sapienza e dal Centro Warburg Italia. Se precoci sono stati i contatti personali di Warburg con gli intellettuali italiani, più lenta e meditata è stata la ricezione del suo pensiero e della sua metodologia nel nostro paese.

Nel 1912 si svolge all'Accademia dei Lincei il X Congresso Internazionale di Storia dell'Arte, nel quale Warburg viene invitato a presentare un suo studio. Egli offre all'ambiente accademico un significativo esempio del suo metodo di ricerca con la relazione dedicata al ciclo astrologico di Palazzo Schifanoia dal titolo Italienische Kunst und Internationale Astrologie im Palazzo Schifanoia zu Ferrara, intervento che attira l'attenzione sullo studioso amburghese e sulle sue particolari ricerche. Negli anni a seguire tale interesse permane discontinuo, certamente per l'impostazione generale degli studi storico-artistici italiani, dominati dalle metodologie dei conoscitori e legati all'idealismo crociano da una parte e all'estetismo dannunziano dall'altra, e a causa anche degli impedimenti rappresentati dall'emergenza bellica del 1914-18 e dalla successiva malattia di Warburg.
Di fatto, ancora negli anni Venti il maggiore riconoscimento in ambito italiano della figura di Warburg è nell'elogio post-mortem di Giorgio Pasquali, che nel 1930 dedica allo studioso un ricordo commosso e intelligente su “Pegaso”. Pasquali non è tuttavia il solo ad apprezzare il lavoro di Warburg e dell'Istituto, e il convegno romano appena concluso viene appunto a ricostruire questa non ancora esplorata trama di rapporti, suggestioni, affinità, e incomprensioni.

Nell'aprire il convegno Claudia Cieri Via ha tracciato il quadro storico dei rapporti di Warburg con l'Italia (Aby Warburg a Roma). L'ultimo viaggio dello studioso in Italia è stato ripercorso, attraverso la lettura del diario di viaggio, da Charlotte Schoell-Glass (Il diario di Warburg e Bing: viaggio per l'Italia 1928/29); mentre un particolare episodio del viaggio è stato commentato da Jost Philipp Klenner (Mussolini's lion. Aby Warburg and the birth of political iconography). Ampia parte del convegno è stata ovviamente dedicata al 'dialogo' fra Warburg e gli intellettuali italiani, a partire dagli storici dell'arte, negli interventi di Marisa Dalai Emiliani (Gli studi storico-artistici in Italia a fine Ottocento: linee di tendenza, protagonisti, istituzioni) e Andreas Beyer (Warburg e Longhi. Incompatibilità e analogia), aprendosi poi alle più diverse discipline. In ambito archeologico si collocano gli interventi di Paolo Matthiae (Aby Warburg e l'archeologia orientale) e Giuseppe Pucci (Aby Warburg e l'archeologia classica); mentre Benedetta Cestelli Guidi (La forma del rito: Warburg e le ricerche di storia delle religioni in Italia) e Corrado Bologna (Documento e ermeneutica: Warburg, De Martino, Castelli) hanno rivolto le loro comunicazioni a tematiche antropologiche e di storia delle religioni. Romana Agostinelli ha ricostruito il quadro generale dei rapporti fra Warburg e gli italiani (Aby Warburg e gli intellettuali italiani attraverso la corrispondenza), mentre a specifici rapporti sono state dedicate le relazioni di Tiziana Villani (Mezzi e mediatori della ricezione italiana di Aby Warburg. Un caso esemplare: Giorgio Pasquali), Micol Forti (I percorsi della memoria. Mario Praz e il Warburg Institute; Mario Praz fu tra i primi a denunciare l'espulsione dalla Germania nazionalsocialista dell'Istituto Warburg, già in uno scritto del 1934), Paola Colaiacomo (“L'attimo fuggente che si arresta”) e Paolo d'Angelo (Aby Warburg e Benedetto Croce). Il lascito warburghiano viene raccolto da Fritz Saxl e Gertrud Bing, i quali continuano a mantenere ed ampliare i contatti italiani come dimostrato da Elisa del Prete (Gertrud Bing. Le relazioni con l'Italia dal 1946 al 1959 attraverso la corrispondenza) per gli anni del secondo dopoguerra, e da Riccardo Di Donato (Dopo Warburg. “La scienza della cultura” e l'Italia 1929-1933). In un documento d'archivio, presentato da quest'ultimo, e redatto in italiano da Saxl per Giovanni Gentile, il collaboratore di Warburg presenta al filosofo le attività e la tradizione culturale dell'Istituto, a ribadire l'intimo legame che unì Aby Warburg e l'Italia. Un legame la cui vitalità è stata ampiamente evidenziata da queste giornate di studio. 

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