"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

150 | ottobre 2017

9788894840261

titolo

Parola e immagine nel SATOR: sinergie dinamiche*

Gioachino Chiarini
 

English abstract

1| Il Quadrato magico del SATOR.

Sono almeno quasi due secoli che ci si scervella e accapiglia a causa del possibile significato da assegnare al cosiddetto Quadrato magico, più comunemente noto come SATOR.

Si tratta di un indovinello d’età neroniana ideato dapprincipio in connessione con le iniziazioni mitraiche dell’esercito imperiale romano e passato de plano nel IV secolo d.C. dal mitraismo al cristianesimo – mutando funzione e simbologie, ma senza perderci quanto a successo e popolarità: che in qualche modo dura sino a oggi.

La forma originaria del testo era rovesciata rispetto a quella affermatasi nella cultura cristiana: SATOR non stava al primo posto, bensì all’ultimo, in una sequenza di cinque parole di cinque lettere distribuita su cinque righe che si presentava come nell'immagine qui accanto (fig.1).

Il latino è impeccabile, le parole si leggono da sinistra a destra e da destra a sinistra, dall’alto in basso e dal basso in alto, ma l’unica parola che lo fa senza mutare di significato (trattandosi di un palindromo) è il doppio TENET che si incrocia nella N del mezzo (III riga): ROTAS (I riga) è un accusativo femminile plurale e si oppone a SATOR (V riga) nominativo maschile singolare, OPERA (II riga) è un accusativo neutro plurale e si oppone ad AREPO (IV riga) che è solo il suo rovescio e preso a sé non significa nulla.

Tenendo a mente tali caratteristiche, la lettura deve assecondare in tutto e per tutto forma, natura e disposizione delle cinque parole, e ancor prima il loro significato, in una sorta di sinergia che fa pensare alla collaborazione tra le due manovelle del tornio.

Il soggetto è SATOR, che vuol dire “il seminatore”. Il seminatore opera seguendo lo stesso metodo con cui in precedenza ha arato: procede infatti, in entrambi i casi, con andamento bustrofedico, cioè “a giro di bue”: terminato il primo tratto inverte la direzione e procede in linea opposta ma parallela alla precedente, terminata la quale torna a girare, continuando allo stesso modo fino alla fine dell’area interessata.

Dunque la lettura deve rispettare un andamento bustrofedico. I testi bustrofedici greci e latini cominciano tutti da sinistra. Da ROTAS non si può partire in quanto verremmo subito bloccati da AREPO, che non significa nulla. Si deve perciò partire proprio da SATOR, in basso, ottenendo: SATOR OPERA TENET. Oltre non si può andare: è di nuovo AREPO che lo vieta. Ma TENET, essendo un palindromo, ci invita a procedere in senso contrario. Otteniamo: TENET OPERA SATOR. Che vuol dire: “In una prima fase il Seminatore svolge il proprio compito salendo dal basso verso l’alto”; in una seconda fase il Seminatore prosegue verso l’alto invertendo però la direzione”.

OPERA, si badi, è un plurale iterativo; ciò implica che il Seminatore giunto al punto sommo ripete l’operazione in senso inverso, sinché, ritoccato il punto minimo riprende a salire: come ci conferma il fatto che, mettendo temporaneamente da parte sia OPERA che il suo scomodo opposto AREPO, la lettura bustrofedica dà SATOR TENET ROTAS TENET SATOR TENET ROTAS… all’infinito. Con questo, il messaggio si fa più evidente: “Il Seminatore compie ripetutamente il proprio compito reggendo con precisione le ruote del carro”.

Dunque, il Seminatore è il Sole che ascende sul suo carro dal Solstizio d’inverno verso la discriminante dell’Equatore, raggiunto il quale, nell’Equinozio di Primavera, prosegue invertendo la rotta sino a toccare l’apice del Solstizio d’Estate, per poi ridiscendere e poi di nuovo risalire ecc. Tale spiegazione ci è confermata sia dalla figura dell’Analemma solare, sia dal significato delle sigle.

2 | Analemma solare.

L’Analemma solare è il tracciato “a 8” compiuto annualmente dal Sole come appare da un medesimo punto di osservazione alla medesima ora (fig.  2).

Ma anche le sigle ci aiutano. N significa NODUS (“nodo”), e indica ancor oggi il punto di inversione equinoziale. La T in alto del TENET verticale si riferisce al TROPICUS (“tropico”) estivo, la T in basso al TROPICUS invernale. Le E intermedie indicano l’ERROR (cioè lo “spostamento”) dell’astro.

3 | Il Sole i 6 pianeti.

In armonia con tutto questo, tornando al misterioso AREPO (IV riga), ci accorgiamo che, al contrario di OPERA, il suo è un puntare verso l’alto, cioè alla T somma del TENET verticale (I riga), col quale disegna un vettore triangolare, mentre OPERA (II riga) puntando verso il basso disegna un vettore triangolare con la T inferiore di TENET (V riga). Si ottiene in tal modo una perfetta Stella a sei punte: il Sole incoronato dai sei rimanenti pianeti (fig. 3).

4 | Il Sole e i12 segni zodiacali.

Ripetendo l’operazione da destra a sinistra e da sinistra a destra, si ottine una seconda Stella a sei punte che, sommandosi e incrociandosi alla precedente dà una perfetta Stella a dodici punte: il Sole, re del tempo, incoronato dai dodici segni zodiacali (fig. 4).

Il Sole-Mitra in posizione mediana rispetto ai sei restanti pianeti e il Sole-Mitra al centro della Ruota zodiacale sono due caratteristiche fondamentali della disposizione simbolica dei Mitrei – quei luoghi di culto dedicati alle iniziazioni mitraiche dell’esercito imperiale romano presso i quali più numerose, anzi quasi esclusive, sono le testimonianze pervenuteci del SATOR.

Dopo la sconfitta patita da Giuliano l’Apostata – temporaneo restauratore mitraico – da parte dei Persiani, i riti mitraici scompaiono, ma il SATOR prosegue il suo cammino: con SATOR al primo posto in omaggio a Cristo “nuovo Sole” e “buon Seminatore”. La N al centro diventerà, di conseguenza, un riferimento a NAZARENUS.

*Su ciò e per maggiori approfondimenti in merito all’analisi qui condensata si veda il mio recente Il Sator e il Duomo di Siena, Nuova Immagine, Siena 2017.

English abstract

The so called ‘Magic Square’ (Sator/Arepo/Tenet/Opera/Rotas) was created under Nero, the Emperor of Rome. Read correctly, it will be plain that Sator is the Sun, that is, the god Mythras, the ‘Deus Invictus’ of Roman military initiations; in the second half of the 4th century, Jesus Christ (the Nazarenus)began to be referred to as the “New Sun”.

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