"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

155 | aprile 2018

9788894840339

titolo

Cambiamenti demografici e socio-economici nella Venezia contemporanea

Laura Fregolent

English abstract

Venezia, acqua e pietre 2016 (fotografia di Anna Zemella)

Premessa

Il rapporto vuoto/pieno è stato declinato guardando e analizzando le trasformazioni avvenute e gli effetti sul tessuto fisico e sociale delle città di Venezia. Città peculiare che ha subito trasformazioni profonde nell’arco degli ultimi decenni, svuotandosi di popolazione residente, servizi e funzioni a seguito di processi non sempre lineari, e ‘riempiendosi’ di nuovi city users, in primis turisti, e conseguentemente di altre funzioni. Dinamiche queste avvenute con modalità e tempi molto accelerati in particolare negli ultimi anni. Tali trasformazioni verranno analizzate attraverso alcune lenti di osservazione, e cioè l’analisi delle dinamiche demografiche e dello spopolamento progressivo che la città sta vivendo e il profondo cambiamento avvenuto nel settore commerciale.

I principali fenomeni in atto: uno sguardo d’insieme

La popolazione residente italiana al Censimento del 2011 era pari a 59.433.744 abitanti, il 4% in più rispetto alla soglia intercensuaria precedente, si stima che al gennaio 2017 essa superi i 60.000.000. Le dinamiche demografiche tornano quindi a essere positive dopo un lungo periodo (1981-2001) di sostanziale stabilità che aveva interrotto la significativa crescita demografica del dopoguerra. Abbastanza diverse sono le dinamiche demografiche della regione Veneto: la popolazione diminuisce (–2%) nell’immediato dopoguerra e, dopo il 1961, cresce più rapidamente della popolazione italiana: anche nell’ultimo periodo intercensuario cresce a tassi sostenuti (+7%).

Tab. 1 Bilancio demografico fra i censimenti generali della popolazione 1991-2001-2011. Fonti: Comune di Venezia, Istat.

Per comprendere le dinamiche appena descritte dobbiamo osservare i dati relativi al bilancio demografico fra i due ultimi censimenti generali della popolazione e delle abitazioni (Tab. 1):
– per l’Italia il saldo intercensuario è positivo perché la componente sociale (+immigrati emigrati) ha un saldo positivo, mentre il saldo naturale (+nati -morti) è sempre negativo;
– per il Veneto il saldo sociale è sempre positivo e nell’ultimo periodo intercensuario diventa positivo anche il saldo naturale;
– per il Comune di Venezia il saldo naturale è sempre negativo e quello sociale diventa positivo solo nell’ultimo periodo intercensuario.

Le dinamiche, quindi, vanno attribuite per intero all’immigrazione di popolazione, mentre il saldo naturale è quasi sempre negativo, a causa anche dall’invecchiamento della popolazione, fenomeno che accomuna l’Italia a molti altri paesi europei che registrano appunto un progressivo allargamento della fascia d’età di popolazione anziana. L’invecchiamento della popolazione è la combinazione di due dinamiche distinte:
– da un lato aumenta la popolazione in età più anziana, per effetto del miglioramento delle condizioni di vita materiale e del miglioramento delle condizioni di salute, in altre parole per effetto del welfare assistenziale e sanitario;
– dall’altro lato diminuisce la natalità della popolazione a causa dei mutamenti culturali e sociali avvenuti.

Le due dinamiche aumentano il peso della popolazione anziana sul totale della popolazione, con ricadute sul sistema di welfare e sulla pianificazione: sul medio e lungo periodo il processo genera un saldo naturale sempre più negativo, poiché aumenta la popolazione più anziana e, contemporaneamente, diminuisce la popolazione più giovane, dalla quale dipende la natalità e quindi la crescita della popolazione stessa.

L’invecchiamento della popolazione non è un dato negativo di per sé, poiché significa che si vive più a lungo, ma significa anche che occorre studiare in modo attento l’impatto dell’invecchiamento al fine di approntare le opportune politiche: una popolazione anziana esprime domande di welfare specifiche e che hanno delle ricadute anche sulle politiche urbane in termini, ad esempio, di dimensione, numero e caratteristiche degli alloggi, in termini di servizi agli anziani, diversi da quelli che si possono offrire a una fascia di popolazione più giovane.

Relativamente alla popolazione straniera, a livello nazionale al 1 gennaio 2017 gli stranieri residenti sono 5.029.000 (8,3% della popolazione totale), in lievissimo aumento rispetto all’anno precedente. La distribuzione degli stessi non è ovviamente omogenea sul territorio nazionale, ma si concentra con maggiore intensità al Nord dove risiede ben il 59,4% del totale degli stranieri. Gli stranieri residenti in Veneto al dicembre del 2014 sono 511.558, in leggero calo rispetto all’anno precedente, e distribuiti in maniera diversa sul territorio regionale: Verona (quasi 110.000), Treviso (quasi 99.000), Padova (quasi 97.000) e Vicenza (circa 90.000). Queste province si confermano per altro anche per la più alta incidenza di popolazione straniera rispetto al totale dei residenti: Verona sfiora il 12%, Treviso supera l’11%, Padova e Vicenza si collocano al di sopra del 10% (Osservatorio Regionale Immigrazione, 2015).

Dinamiche della popolazione residente e fenomeni territoriali a Venezia

Tab. 2 | Popolazione residente totale agli anni dei censimenti generali della popolazione (v.a.). Fonti: Comune di Venezia, Istat.

Fig. 1 | Andamento della popolazione (1951-2011). Fonti: Comune di Venezia, Istat.

Tab. 3 | Indici di vecchiaia al 1 gennaio 2014. Fonti: Comune di Venezia, Istat.

Fig. 2 | Variazione indice di vecchiaia (2007-2015) e % residenti > 65 anni (2015). Fonte: Comune di Venezia, Servizio ricerca e statistica.

Tab. 4 | Popolazione residente straniera al 1 gennaio 2014 (v.a. e %).Fonti: Comune di Venezia, Istat.

Tab. 5 | Popolazione straniera residente.Fonti: Comune di Venezia, Istat.

Fig. 3 | Incidenza popolazione straniera sul totale della popolazione (2007-2015). Fonte: Comune di Venezia, Servizio ricerca e statistica.

Le dinamiche locali della popolazione residente ci consentono di inquadrare le diverse fasi di crescita di Venezia e del suo hinterland, evidenziando i problemi che nel tempo si sono acutizzati fino alle manifestazioni più recenti. Va ricordato che le dinamiche si iscrivono in un più ampio scenario di riferimento che interessa le città italiane ed europee nel loro complesso anche se con evidenze e peculiarità diverse, e che vedono le città – indicativamente a partire dagli anni ’70 – perdere popolazione che si trasferisce a vivere nelle periferie urbane prima e nei comuni delle prime e seconde cinture urbane poi.

A partire dal censimento del 1951 il centro storico di Venezia perde popolazione in favore dell’estuario ma soprattutto della terraferma; i dati evidenziano cali significativi tra le due soglie di censimento: il centro storico tra il 1951 ed il 1961 perde ben 37.658 persone (Tab. 2; Fig. 1), perdita che si intensifica e di molto nelle soglie intercensuarie successive. Si arriverà a parlare di questo fenomeno come dell’esodo da Venezia centro storico. 

Le ragioni di tale calo di popolazione sono diverse, in primis la condizione di degrado nella quale versava il patrimonio edilizio e abitativo, ma una motivazione va cercata anche nelle scelte dei singoli e legate, ad esempio, a questioni di carattere lavorativo e di avvicinamento delle persone al posto di lavoro. Se ne va dalla città insulare soprattutto di chi vive in affitto, nei piani terra o in edifici che richiedono ingenti spese di restauro di cui chi vi vive non dispone (Urbanistica 1972). A queste condizioni che possiamo definire strutturali si aggiungono gli eventi catastrofici dell’acqua alta del 1966 e del 1979, che contribuiscono ad acuire ulteriormente il fenomeno dell’esodo dalla città storica.

Al calo complessivo e progressivo della popolazione nella città insulare si affianca un altro fenomeno che è quello del suo invecchiamento testimoniato dai valori dell’indice di vecchiaia del Comune di Venezia e in particolare del centro storico e dell’estuario (Tab. 3) e dalla sua variazione tra il 2007 e il 2015 (Fig. 2) e che testimonia del progressivo invecchiamento della popolazione lagunare.

Per quanto riguarda la popolazione straniera residente al 2014, ci attestiamo sul 12% circa della popolazione totale, in crescita soprattutto nei quartieri di terraferma (Tabb. 4, 5). Gli stranieri residenti sono equamente distribuiti tra uomini e donne, con una leggera prevalenza femminile, di questi quasi il 14% risultano nati in Italia (Comune di Venezia 2015).

Interessante osservare anche l’incidenza della popolazione straniera sull’intero Comune distribuita per località (Fig. 3) e concentrata nelle aree di terraferma, che sono per altro anche le aree con una presenza di popolazione più giovane del resto del Comune. I giovani preferiscono trasferirsi a vivere in terraferma, e anche la popolazione che immigra nel Comune di Venezia preferisce risiedere non in centro storico.

Il quadro tratteggiato ci restituisce una città che ha subìto cambiamenti importanti nella sua struttura di popolazione, che hanno avuto ricadute anche sulla struttura sociale ed economica, progressivamente scivolata verso una monocultura turistica che ha avuto – ed ha – effetti anche negativi per la città storica. Tutti problemi che Venezia condivide con molte e altre città storiche interessate da processi di spopolamento dell’urbano denso e di turisticizzazione, anche a se Venezia di questo è un “supremo esempio” (Settis 2014): città dove il turismo ha mostrato la sua forza di consumatore e trasformatore di territori pregiati (Indovina 1997), la sua vocazione di ‘industria pesante’ e pensare che il turismo sia solo una pratica del loisir appare essere un’ingenuità che porta a falsare l’idea di sviluppo urbano e della città (Scaramuzzi 2000).

La banalizzazione del paesaggio urbano si può misurare in vario modo, a partire dall’analisi degli esercizi commerciali e della loro trasformazione nel tipo di merce venduta, che mette in evidenza la difficoltà per quelli tradizionali e per le attività artigianali di esistere a fronte di un flusso turistico sempre più numeroso e che esprime una domanda di commercio di bassa qualità.

Da un’indagine condotta all’interno del Laboratorio di Analisi urbana e territoriale sulle attività commerciali a Venezia centro storico, Murano e Lido, emergono in questo senso alcune significative tendenze, acceleratesi soprattutto negli ultimi anni. Alcune polarizzazioni nei confronti di tipologie di vendita come l’abbigliamento e tutto il settore del food. Su 3.348 attività rilevate che vendono beni 2.968 sono in uso, 263 sono abbandonate e le rimanenti non sono rilevabili; di queste 335 sono ristoranti, 292 bar o comunque attività commerciali con una prevalente vendita di bevande, 63 vendono cibo veloce, 23 Prodotti alimentari freschi e 29 sono minimercati. Vale a dire che 742 attività sono dedicate al cibo e in grossa parte a un cibo veloce e che si mangia per strada, e che quindi genera un impatto ulteriore sulla città e il suo spazio pubblico a causa della produzione di rifiuti.

I negozi di abbigliamento sono invece ben 524 ai quali seguono 280 negozi di souvenir, 133 gioiellerie, 98 negozi d’arte e 19 librerie. La polarizzazione alla quale si faceva riferimento è sulla tipologia di merce venduta ma è anche spaziale; le direttici principali della mobilità turistica – in primis Strada nuova, ma anche i percorsi che arrivano a San Marco passando la prima da Campo San Polo e la seconda dal Ponte dell’Accademia – si sono progressivamente caratterizzate per attività commerciali destinate quasi esclusivamente al turista e che hanno sostituito i negozi tradizionali e di vicinato.

Il turismo appare essere il responsabile delle trasformazioni avvenute o della loro accelerazione. Non va dimenticato però che, se da un lato il turismo è all’origine dell’aumento del costo della vita e dei valori immobiliari che spingono all’esodo i residenti, dall’altro è responsabile anche della rivalutazione degli investimenti immobiliari e delle opportunità di occupazione collegate all’industria delle vacanze, che non possono essere trascurati nell’analisi del fenomeno e che hanno ricadute positive non solo in termini economici, ma anche urbani.

Conclusioni

In un contesto come quello sopra descritto l’impatto delle trasformazioni in atto sulla città fisica e sociale è reso ancora più evidente dalle frizioni esistenti tra turisti e residenti, dalla nascita e dal proliferare di comitati e associazioni cittadine che rivendicano un diritto ad un uso diverso della città, ad una riconquista di spazi ora ad uso turistico e sottratti alle funzioni collettive della città stessa.

La sfida all’oggi però non è semplicemente quella di come gestire il turismo a Venezia, ma bensì come gestire Venezia con il turismo, come far convivere la città turistica con i bisogni della città articolata e complessa e abitata da popolazioni diverse. Questo punto di vista cambia completamente la prospettiva non solo di lettura ma anche, e di conseguenza, di azione e di messa a punto di politiche urbane capaci di guardare alla città nella sua interezza, di lavorare per parti o per temi senza perdere di vista gli effetti sull’insieme. Politiche in primis legate alla residenzialità e all’abitare, capaci di intercettare nuove popolazioni, di rispondere a nuove esigenze dell’abitare, di sperimentare soluzioni abitative diverse per abitanti diversi, ma anche politiche per il commercio, per la sua valorizzazione attraverso interventi anche regolativi tesi a tutelare, ad esempio, alcune specificità proprie del centro storico o alcune aree di particolare sensibilità. Lavorare cioè su questioni puntuali approntando misure specifiche di intervento, ma senza perdere di vista il ruolo del progetto di piano alla scala urbana e metropolitana, dimensione quest’ultima poco praticata, ma che rappresenta per alcune questioni – turismo compreso – la scala adeguata alla quale intervenire.

Bibliografia
  • Comune di Venezia 2015
    Comune di Venezia, Report servizio immigrazione 2014, Venezia 2015.
  • Indovina 1997
    F. Indovina, Venezia, opera d’arte deperibile, “L’illustrazione italiana”, (1997) 94, 20-29.
  • Osservatorio Regionale Immigrazione 201
    Osservatorio Regionale Immigrazione (a cura di), Immigrazione straniera in Veneto. Rapporto 2015, [online] disponibile qui.
  • Scaramuzzi 2000
    I. Scaramuzzi, Turismo: un’industria pesante, in F. Indovina, L. Fregolent, M. Savino (a cura di), 1950-2000. L’Italia è cambiata, Milano 2000, 235-250.
  • Settis 2014
    S. Settis, Se Venezia muore, Torino 2014.
  • Urbanistica 1972
    Aa.Vv., Numero monografico su Venezia, “Urbanistica”, (1972) 59/60.

English abstract

The paper investigates the recent transformations of the city of Venice, observed through the demographic dynamics and some changes, in particular, of the commerce sector. The transformations occurred are partly due to the progressive increase of tourists.
Tourism is an important economy for the city but has very strong impacts on the social context and commercial activities and contributes to profoundly change the urban and social landscape of Venice.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio