Maddalena Bassani, Giulio Testori
La stella di Alessandro il Grande nel chiostro di Sant'Apollonia:
due ipotesi di restituzione di un monumento onorario romano
Nel 1962, in occasione di alcuni interventi di restauro nelle fondazioni della Basilica di San Marco, fu scoperta una lastra in pietra, murata all'esterno dell'abside maggiore. Per le dimensioni e per la decorazione a rilievo, la lastra fu giudicata fin da subito come un pezzo di produzione romana di particolare importanza, giunta a Venezia probabilmente come materiale di reimpiego da qualche centro perilagunare antico: per la pregevole fattura il Proto della Basilica, Ferdinando Forlati, decise di esporre il reperto nel lapidario del Chiostro di Sant’Apollonia (sul ritrovamento della lastra v. in "Engramma" n. 67 il contributo di Maria Bergamo).


Localizzazione del punto di ritrovamento in pianta e fotografia dello scavo (Archivio della Procuratoria di San Marco)

Solo di recente il reperto è stato oggetto di indagini specifiche, grazie alle quali è stato possibile stabilire con certezza la provenienza e la probabile datazione del materiale, riconoscerne gli elementi iconografici, e quindi proporre un'ipotesi di ricostruzione del contesto culturale e del monumento a cui la lastra poteva appartenere. L’analisi petrografica condotta dal LAMA – Laboratorio di Analisi Materiali Antichi – dell’Università Iuav di Venezia ha appurato che il materiale è una pietra estratta dalle cave di Aurisina, a pochi chilometri da Trieste, il cui utilizzo è ampiamente attestato in area alto-adriatica a partire dal I secolo a.C. (v. in "Engramma" n. 67 il contributo di Lorenzo Lazzarini).
L’analisi iconografica condotta dal Centro studi classicA dell’Università Iuav, dopo aver riconosciuto nella stella a otto punte l’emblema della casata argeade di Alessandro il Grande, in base a una serie di confronti con i programmi decorativi di monumenti commemorativi ellenistici e romani (v. il contributo di Maddalena Bassani in "Engramma" n. 67), ha riconosciuto nel soggetto del fregio – uno scudo e resti di altre armi – la panoplia di un guerriero. La datazione petrografica, incrociata con confronti numismatici (su cui v. in "Engramma" n. 67 il contributo di Giacomo Calandra), induce a circoscrivere l’ambito cronologico del manufatto nel I secolo a.C.
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| Lefkadia, Tomba di Lyson e Kallikles, lunetta meridionale (fine II secolo a.C.) |
In alto: denario di Caio Servilio, 53 a.C. (rovescio); in basso: denario di Ottaviano, 34. a.C. (rovescio)
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Potrebbe trattarsi di un personaggio che vantava fra le glorie della propria gens la partecipazione al Bellum Macedonicum del II secolo a.C., o che personalmente aveva combattuto nelle campagne illiriche degli anni quaranta del I secolo a.C.: il contesto in cui tale iconografia risulterebbe più plausibile è l’entourage di Asinio Pollione, braccio destro di Cesare, governatore della Gallia Cisalpina, uomo di finissima cultura e di gusti filellenici, il quale era, anche sul piano ideologico, fra i maggiori sostenitori del modello imperiale di Alessandro (v. in "Engramma" n. 67 il saggio di Maddalena Bassani e il saggio di Lorenzo Braccesi).
Restituzione grafica
Sono state realizzate due restituzioni grafiche – basate sull’incrocio tra gli studi iconografici e il rilievo geometrico della lastra – che propongono due plausibili ipotesi riguardanti il monumento (funerario?) a cui apparteneva la pietra di Sant'Apollonia.


Margherita Tirelli, I recinti della necropoli del'Annia: l'esibizione di status di un'élite municipale, in "Terminavit sepulcrum". I recinti funerari nelle necropoli di Altino, a cura di Giovannella Cresci Marrone e Margherita Tirelli, Atti del Convegno, Venezia 3-4 dicembre 2003, Roma 2005, pp. 251-273
Andrea Mazzer, I Recinti Funerari in Area Altinate. Le Iscrizioni con Indicazione di Pedatura, Venezia 2005



