"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

185 | ottobre 2021

97888948401

Riscrivere la mappa

Il documentario La guerra scampata lungo la Blaue Linie della Valle Camonica*

Stefano Malosso

English abstract

1 | Frame dal documentario La guerra scampata (ITA, 2018).

“Ci sarei potuto arrivare anche a occhi chiusi”. La rivelazione mi arrivava, inaspettatamente, da un anziano signore di quasi novant’anni, che conoscevo di vista perché spesso capitava di scambiarci un veloce saluto al bancone del caffè nella piazza di Gianico, un piccolo borgo di poco più di duemila abitanti nel cuore della bassa Valle Camonica. Imprevedibile rabdomante, Nino si muoveva veloce davanti a noi, lungo un piccolo sentiero che portava a una spianata sulla cima di Piazze, dove negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale i tedeschi avevano collocato un bunker - o un ‘bunchero’, come lo chiamava lui - e costruito un camminamento di difesa con le mitragliatrici.

Muoversi a occhi chiusi. Mentre accendevo la videocamera e mi ponevo domande sul come filmare Nino e quei residui bellici ormai scomparsi, continuavo a interrogarmi sul significato di quelle riprese, costruite su una traccia storica finissima che lottava contro la propria invisibilità opponendosi di fatto alla scomparsa dei propri resti, e sul come rappresentare quello che ancora oggi è rimasto sul territorio, svuotato da ogni contesto, privo di materiale segnaletico e informativo, scollegato da ogni racconto possibile. Cos’erano quei manufatti che di tanto in tanto riaffioravano a fondo valle? Di cosa ci parlavano? Quello che è stato chiaro sin dal principio fu dunque che il documentario che stava vedendo la luce avrebbe avuto la forma di un ritrovamento, un venire alla luce dal buio della Storia senza poter contare sull’ausilio di una bibliografia, ma piuttosto grazie all’aiuto di testimoni diretti come Nino e tanti altri come lui.

Nasceva su queste premesse La guerra scampata. Lungo i cantieri Todt della Linea Blu in bassa Valle Camonica (90 min., aprile 2018), il racconto visivo che abbiamo costruito nella bassa Valle Camonica con il fondamentale apporto del ricercatore Franco Comella e la collaborazione di Daniele Forloni e Andrea Cominini, muovendo i nostri passi da ciò che accadeva nell’Italia settentrionale degli ultimi mesi del conflitto mondiale, tra il 1943 e il 1945. Mentre si intensificava l’avanzata delle forze angloamericane per liberare il territorio italiano, la strategia del feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring fu quella della ritirata resistente, con la costruzione di linee fortificate come la Linea Gustav e la Linea Gotica, con lo scopo di tener testa alle forze alleate e favorire la ritirata verso nord. È in questo quadro che nel luglio del 1944 ha inizio la costruzione della Linea Blu, la Blaue Linie, con un progetto di circa 400 km di fortificazioni all’imbocco delle Prealpi, dall’Istria fino alla Svizzera. Sul territorio lombardo, la linea passava da Teglio in Valtellina risalendo le Orobie, per poi discendere la Valle di Scalve e collegarsi al possente sbarramento della Valle Camonica, fino a proseguire verso est sulla sponda occidentale del Lago di Garda. 
I lavori della costruzione vengono affidati dalle forze del Terzo Reich all’organizzazione Todt, efficiente macchina di costruzione di infrastrutture, che appalta gran parte delle opere alle imprese locali. In poche settimane la bassa valle assume la forma di un enorme cantiere, nel quale vengono impiegate oltre duemila persone del luogo oltre ad altre provenienti dalle province lombarde. Muli, carri, traini, attrezzi e strumenti: tutto deve concorrere alla costruzione della linea fortificata. Gli uomini del luogo lavorano incessantemente, retribuiti ma sempre sorvegliati a vista dai soldati tedeschi armati di fucili, nell’impossibilità di un rifiuto. In pochi mesi, i paesi di Gianico, Artogne, Piazze, Darfo Boario Terme, Rogno e Angolo Terme vengono fortificati attraverso bunker, linee di sbarramento, moduli di blocco denominati ‘dente di drago’, postazioni di artiglieria, magazzini per munizioni, rifugi antiaerei, stradoni per agevolare il passaggio dei pesanti mezzi militari, sentieri di filo spinato, basi di tiro: una possente linea difensiva che avrebbe dovuto rallentare l’avanzata delle forze americane.

Ma come raccontare tutto ciò? In assenza di pubblicazioni o di documenti consultabili, abbiamo dovuto abbandonare il sentiero della storiografia classica per tracciare una nuova mappa, costruita esclusivamente dal racconto orale dei testimoni presenti sul territorio, che durante la costruzione della linea erano bambini o che, già ragazzi, avevano preso parte ai lavori. Il grande lavoro di ricerca è confluito in circa cinquanta interviste in lingua dialettale e in oltre cento ore di filmati, un grande archivio della memoria del quale solo una piccolissima parte è confluita nel documentario finale. Lontani dai testi e dalle biblioteche, la nostra troupe si è mossa nella vallata guidata dagli anziani testimoni, attraverso boschi, sentieri ormai sbarrati, manufatti sepolti da decenni, muri di rovi e di macerie che, sorprendentemente, hanno ridato alla luce i resti di una fortificazione impressionante, e a una riscrittura di quegli ultimi disperati mesi di guerra. Solo in un secondo momento si sono aperti gli archivi, gli album privati, le corrispondenze e tutto il materiale che ha confermato la nostra intuizione e che ha definitivamente conferito validità storica al nostro lavoro.

Dalle anziane signore di Piazze, il nostro viaggio ci ha portati a Gianico, dove è presente un bunker scavato sotto la sagrestia della chiesa della Madonna del Monte, scendendo lungo il fosso anticarro fino a Darfo, dove è ancora visibile un grande bunker, oggi adibito a pollaio. Da qui, il nido di fortificazioni sembra allargarsi, e camminando nei prati è possibile notare i bocchettoni d’aria che portano nel sottosuolo, dove le strutture sono state sepolte dopo la fine della guerra. A Boario, poi, gli innumerevoli cunicoli scavati nel Monticolo sono la testimonianza di un lavoro incessante, la prova di forza di un esercito ormai allo sbando, che inevitabilmente iniziava a vedere la guerra come una partita persa. La Linea Blu non verrà terminata, e i tedeschi inizieranno la ritirata verso nord, caricando in fretta viveri e armi sui propri mezzi e lasciando dietro di sé queste fortificazioni, che la popolazione smantellerà ben presto per ricavarne ferro e legno da rivendere.

La memoria può forse essere una bussola, con i suoi vortici profondi e i picchi edificati su ricordi, volti, nomi, parole. La guerra scampata rappresenta il tentativo cinematografico di utilizzare questa bussola, di farla parlare attraverso la voce di chi c’era, con un carattere d’urgenza nel ristabilire la verità di una pagina della storia italiana recente. Una verità che viene ricostruita a livello comunitario, in una polifonia di voci – popolari e appassionate - che annulla ogni discorso di potere per lasciare campo libero a ciò che avvenne in quei giorni. Oggi, a distanza di quattro anni dall’inizio delle riprese, l’80% di quei testimoni non è più in vita, per l’età anagrafica e per il dramma del Covid. Rimane la loro voce, quella straordinaria capacità di “muoversi a occhi chiusi” in una terra che è stata parte integrante della loro esistenza, e alla quale queste donne e questi uomini hanno fatto il dono, finale e definitivo, di un racconto che oggi è diventato un bene collettivo.

2 | Frame dal documentario La guerra scampata (ITA, 2018).

La guerra scampata. Lungo i cantieri Todt della Linea Blu in bassa Valle Camonica (ITA 2018, 90’).
Kaspar Hauser Produzioni
Regia: Stefano Malosso.
Ricerca e coordinamento: Franco Comella.
Consulenza storica: Andrea Cominini, Daniele Forloni.
 

English abstract

The essay reports on the re-discovery of the Blaue Linie - the military defensive line consisting of bunkers and shelters - that Organisation Todt built in Valle Camonica (BS) during World War II. The rediscovery therefore focused on the problem of the narrative of the bunker and its location in the landscape. The story of the witnesses – those few who worked on the construction - became the plot of the documentary La Guerra Scampata. Lungo i Cantieri Todt della Linea Blu in Bassa Valle Camonica by Stefano Malosso. This represents the first step in the reconstruction of the map of bunker evidence on the territory.

keywordsBlaue Linie; Documentary, Bunker memories, WWII, Todt organization, Valle Camonica.

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2021.185.0016