"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

200 | marzo 2023

97888948401

Analogie. A partire da Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte di Georges Seurat

Divagazioni intorno al tema del tempo libero

Gabriella De Marco

English abstract

1 | Georges Seurat, Un dimanche après-midi à l’le de la Grande Jatte, 1884-1886, Art Institute of Chicago.

Che Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte, opera dipinta da Georges-Pierre Seurat tra il 1884 e il 1886, sia una delle opere manifesto della pittura del XIX secolo è un dato noto e acquisito dalla storiografia artistica. Come altrettanto conosciuto è il tema del quadro, ovvero la rappresentazione del tempo libero. Tuttavia, la mia digressione, come dichiarato nel titolo, non è un ulteriore contributo sulla grande tela dell’artista francese, quanto una riflessione, avviata a partire da quel capolavoro, su argomenti apparentemente lontani dalla storia dell’arte quali il bene comune, lo spazio pubblico, l’ambiente, il diritto alla salute. Ambiti vasti e complessi le cui competenze specialistiche esulano dal territorio d’indagine proprio dello storico dell’arte ma che, pure, costituiscono la sfera collettiva del nostro vivere in qualità di cittadini di un borgo, di una città o di una capitale. Perché, dunque, proprio Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte? Perché il grande quadro mi è spesso tornato in mente, negli anni, per la sua efficace rappresentazione di quello che Robert Rosenblum ha definito come il “tempo del riposo” in un luogo pubblico (Rosenblum, Janson, 1986, 367). Aspetto, questo, al centro delle mie indagini avviate dalla prima metà del Duemila e centrate su alcune realtà urbane dell’Europa occidentale (De Marco 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2019, 2021).

2-3 | Vedute dal battello, estate 2012 Helsinki (foto: Gabriella De Marco).

5-6-7 | Copenaghen, estate 2017 (foto: Gabriella De Marco).

Proporrò, pertanto, su queste pagine, sollecitata da quel capolavoro, una serie di argomentazioni che chiederanno al lettore uno spostamento nel tempo e nello spazio attraverso percorsi articolati mediante libere associazioni costruite su accostamenti, digressioni e stratificazioni. Non un contributo centrato sull’oggetto in sé, ovvero l’opera, ma su alcune funzioni che il manufatto, grazie alla sua presenza, può mettere in moto. Ciò nella speranza di approdare ad un risultato finale che, sebbene basato su analogie tra realtà tra loro distanti, sia, come auspico, ben strutturato e in grado di delineare un sistema di relazioni che, pur nella deviazione da quel capolavoro, ne evidenzi, al tempo stesso, la forza.

Un ragionamento sull’oggi, dunque, malgré Seurat, dove il tempo della storia, s’interseca, con il tempo dello spettatore (Di Monte, Gennari 2020). Ciò perché La Grande Jatte può ritenersi un dispositivo che attiva punti di vista differenti proprio per il suo essere, come ricorda Meyer Schapiro, molti quadri contemporaneamente, ciascuno dei quali è un mondo in sé stesso (Schapiro 1986, 108). La tela può considerarsi, inoltre e sulla scia di Robert Rosenblum, il pendant di Une baignade à Asnières (oggi nelle collezioni della National Gallery di Londra), dove l’artista aveva già affrontato il tema del riposo domenicale sulla Senna (Rosenblum, Janson 1986, 366).

8 | Georges Seurat, Une baignade à Asnière, 1883-1884, National Gallery of London.

In entrambe Seurat aveva rappresentato i suoi contemporanei in maniera veritiera, pur se su scala monumentale, colti in un momento collettivo di relax domenicale. Non quindi resi nella socialità e nel fervore della vita all’aria aperta, come nelle rappresentazioni del realismo e dell’impressionismo, quanto immersi in una sorta di contemplazione della natura su cui sarà necessario ritornare (De Marco 2022).

La Grande Jatte esposta all’ottava ed ultima mostra degli impressionisti tenutasi a Parigi nel 1886, suscitò reazioni opposte sospese tra scandalo, ilarità ed ammirazione. In particolare, destò l’ammirazione di Camille e Lucien Pissarro, di Paul Signac oltre all’interesse del critico Félix Fénéon, autore del saggio Les Impressionistes en 1886 (Fénéon, 1886; Rosemblum, Janson 1986).

Una composizione ieratica, non priva di tratti enigmatici, che ritrae un gruppo di persone a passeggio sui prati e a riposo sotto gli alberi dell’isola della Grande Jatte ad Asnières, località vicino Parigi ad un passo dalla nuova periferia industriale di Clicy (Nochlin 1971; Rosenblum, Janson 1986; Rewald 1990).

Considerata tra le opere manifesto della pittura del XIX secolo la tela è, tuttavia, spesso, “appiattita”, perlomeno nella percezione comune e nella letteratura manualistica, in una lettura volta a inquadrare Seurat e la sua ricerca, nel contesto, sebbene importantissimo, del pointillisme, del divisionismo e delle leggi della visione, relegando in un secondo piano quello che Herbert Read ha ritenuto il vero scopo della pittura dell’artista, ovvero il perseguimento, la realizzazione di un’“arte di armonia” (Schapiro 1986, 105; Read 2003, 27).

La sua ricerca non è freddo ragionamento, tentativo distaccato di dare all’arte un tocco scientifico, al contrario, Seurat è un “visionario del visibile” (come l’ha efficacemente definito Schapiro) capace di far convivere “l’ossessione” per l’applicazione delle sue tecniche e teorie, con uno sguardo poetico e aprendo, in tal modo, la strada a nuove possibilità per la pittura (Schapiro 1986, 109; Seurat 1890; Read 2003, 27).

Dall’Olanda alla Francia, dalla Germania al Belgio, dall’Italia agli Stati Uniti, una moltitudine di artisti ha guardato, negli anni, al grande francese: basterà ricordare Vincent Van Gogh, Paul Gauguin, Henri de Toulouse-Lautrec, Camille Pissarro, Paul Signac e, ancora, Jan Toorop, Georges Braque, Juan Gris, Pablo Picasso, oltre a Robert Delaunay, Fernand Léger, Paul Klee, Gino Severini, Giorgio De Chirico, sino a divenire, con la sua pittura, secondo una condivisibile ipotesi espressa da Renato Barilli, iniziatore di quell’ iconismo popolare proprio della Pop Art.

La visione di Seurat, inoltre, sempre seguendo Barilli, è fonte ineludibile di molte ricerche successive del XX secolo, quali quelle condotte nell’ambito dell’optical art (Rosenblum, Janson 1986, 366; Schapiro 1986, 109; Read 2003, 375; Barilli 2007, 55). Un’arte, la sua, che ha innervato percorsi diversi collocati in contesti spazio-temporali differenti, che fa dell’artista, morto a soli trentadue anni, una pietra miliare della pittura moderna (McLuhan 1964, 333; Barilli 2007, 43-44).

Al tempo stesso, tuttavia, nella Grande Jatte, opera che fa di lui  un riconosciuto quanto significativo iniziatore di molte tendenze di ricerca dell’arte, accanto all’aspetto sociale, all’esaltazione della vita moderna, alla curiosità verso la moda dell’epoca, all’ode ai temi del realismo (Rosenblum, Janson, 1986, 367-368;  Schapiro, 1986) convive, si intreccia, senza contraddizione, l’esasperazione astratta che apre una cifra stilistica che ispirerà, in seguito, la pittura metafisica di De Chirico, la visionarietà surrealista e la pittura meccanizzata di Fernand Léger (Rosenblum, Janson 1986, 367; Barilli 2007).

Ancora, come è noto, il nome di Seurat si associa, per definizione, alla tecnica e al rapporto con le leggi dell’ottica e della visione: già studente all’École des Beaux-Arts di Parigi lesse i trattati scientifici sull’ottica e sulla visione e, in particolare, Modern Chromatics di Ogden Rood, consultato nella traduzione francese del 1881, cosi come i trattati di Charls Blanc e di Michel Eugène Chevreul sulla scomposizione della luce nei colori dello spettro. Sulla base di queste teorie elaborò ciò che, impropriamente, è definito come pointillisme non fermandosi, tuttavia, alle ricerche sul colore (Kahn, 1928; Rewald, 1990; Gage, 1999; Read, 2007, 27) ma orientandosi verso una dimensione volta a conciliare il sistema logico, scientifico con il perseguimento di un’armonia del dipinto.

Fondamentale fu, da questo punto di vista, l’incontro con il giovane scienziato Charles Henry, appassionato cultore di scienze ed arti, le cui teorie contribuirono alla riflessione condotta dall’artista francese sulle relazioni, i contatti, gli stimoli tra arte e scienza, tra arte e ottica, tre arte e chimica (Rosenblum, Janson 1986, 363; Gage 1999).
Personalità sorprendente, Seurat ha saputo coniugare elementi opposti creando non entropia ma sistema, come confermano sia la tela di Londra sia quella di Chicago. In particolare, La Grande Jatte, oggi presso l’Art Institute di Chicago, è un capolavoro complesso dall’importanza storica notevole, come, del resto, tutta la produzione del suo autore.

Seurat vi accentua, proseguendo una strada già percorsa da Gustave Courbet e Eduard Manet, l’attenzione sia al repertorio delle immagini popolari sia alle illustrazioni di moda, esasperando la rigidità, l’artificiosità dei personaggi e rendendoli come una sorta di manichini dai profili protuberanti, evidentemente legati ai costumi e alla moda del tempo. Dettagli sociologici che molto concedono alla satira, eredità di generazioni realiste e, poi, impressioniste che possono simbolizzare, alludere, secondo la lettura di Robert Rosenblum, alla coesistenza di classi diverse e al livellamento del gusto, già caratteristico di quegli anni, generato dall’affermarsi di una cultura di massa.

Tempi in cui prese forma con sempre maggior consistenza, se non quella che potrei definire come “invenzione del parco pubblico”, l’idea che gli spazi di verde urbano, oltre a svolgere una riconosciuta funzione di prevenzione sanitaria volta a vantaggio della salute della parte più disagiata della popolazione, si prestassero a divenire strumento utile per promuovere crescita sociale e operosità. Ciò in virtù della convinzione che il cittadino meno abbiente, come si apprende scorrendo molta pubblicistica del tempo, passeggiando con la famiglia in mezzo a persone ritenute di ceto “superiore”, potesse provare l’esigenza di “elevazione” sociale e di maggiore decoro (Panzini 1993, 153).

Ma l’arte di Seurat non è solo questo: la sua ricerca comprende, come ho già evidenziato, una pluralità di punti di vista pregni di significati ricchissimi che attivano, dinamicamente, lo sguardo del fruitore. La sua pittura, ad esempio, si nutre di aspetti tra loro lontani coniugando il realismo e la pittura impressionista con la lezione di Pierre Puvis de Chavannes.
Ma la modernità dell’artista guarda, anche, alla tradizione del passato: l’immobilità, la sintesi astratta, la rigidità dei personaggi, sebbene perfettamente contemporanei, contiene, incorpora, la scultura preclassica dell’Egitto, della Mesopotamia e della Grecia arcaica, di cui alcune opere mirabili erano, già, nelle collezioni del Louvre. Basti pensare all’Héra di Samo, scultura risalente al secondo quarto del VI secolo A.C. e presente dal 1881 nelle raccolte del museo (Messina 1994).

9-10 | Héra di Samo, secondo quarto del VI secolo a.C., Musée du Louvre, Parigi.

Ai costumi del XIX secolo, osserva argutamente Rosenblum, Seurat oppone un universo di astrazione e di immobilità fuori dal tempo, che rimanda, secondo la percezione di molti osservatori di quegli anni, alle radici della scultura occidentale (Rosenblum, Janson 1986, 367; Messina 1994). Ma nelle molte suggestioni che il dipinto genera, sollecitando continue, rinnovate, quanto intrecciate letture sospese tra allegoria e simbolo, tra sguardo sociale e tecnica, tra letteratura, urbanistica e leggi della visione, ne esiste una che assume nella distanza una valenza “profetica”.

Il dipinto coglie, come indica il titolo e come ho evidenziato, sulla scia, anche, della critica che mi ha preceduta, lo spazio del riposo in una domenica trascorsa sulle rive della Senna. Sia in Une baignade à Asnière sia nella Grande Jatte Seurat mette in scena non solo la vita all’aria aperta, come già avevano fatto i pittori del nord Europa e poi i realisti e gli impressionisti ma il riposo nella pienezza della natura. Seurat va oltre, pur incorporandola, l’apparenza del realismo consegnandoci delle figure rivolte, non a caso, verso una direzione che non è quella dello spettatore; figure rese come una sorta di congregazione laica, grave e rituale e accomunate nella luce e nell’atmosfera estiva in una giornata di tempo libero. (Schapiro, 1986, 113-114). Un frammento di spazio pubblico, con le sponde, le barche, i rematori, e abitato da personaggi colti in un momento di ozio e che acquistano, nell’era di Sars-Cov-19 e del post Covid, nuovi significati.

11-12 | In canoa, Parco Centrale del Lago, Eur, Roma 2021 (foto: Gabriella De Marco).

13 | All’aria aperta, Parco Centrale del Lago, Eur, Roma 2021 (foto: Gabriella De Marco).
14 | A pesca ai tempi del Covid, Valle del Tevere, Fiasco del Tevere, Filacciano (Roma, 2022) (foto: Gabriella De Marco).

La nozione di loisir e della necessità della vita all’aria aperta investe in pieno, e con modalità profondamente diverse da quelle evocate dall’en plein air impressionista, l’organizzazione del lavoro e la rappresentazione del rapporto spazio-tempo del cittadino, riflettendo e esprimendo il dibattito, le trasformazioni che nel corso del XIX secolo avevano modificato l’assetto delle città. Trasformazioni profonde, e di cui, oggi, la comprensione è sempre più urgente.

La Grande Jatte non è meramente specchio del tempo ma è fonte essa stessa in grado di evidenziare nel tempo, attraverso il fluire della storia, alcuni aspetti che assumono alla luce del presente, un nuovo quanto importante significato, invitando l’osservatore a riflettere su alcuni temi della società odierna che, certo, l’artista non poteva prevedere.

Basti pensare ad un’altra interessante componente presente nella ricerca ultima di Seurat: mi riferisco al fitomorfismo evidente, particolarmente nelle opere della produzione finale, nell’adozione di ellissi, parabole, curve e che ha nella natura una fonte di ispirazione principale.

Un’idea di natura intesa come forza, come energia sotterranea, che in qualche modo attutisce l’antropocentrismo dell’arte occidentale e che costituisce, non lo si dimentichi, la prima fase del movimento Modernista, come insegna non solo la pittura e la decorazione di quegli anni ma, soprattutto, l’architettura e il “più  popolare” design (Barilli, 2007, 53-60).
I soggetti principali sia nella tela di Londra sia in quella di Chicago, sebbene centrati su un’ambientazione urbana, si fanno immagine in grado di anelare alla pienezza della natura se non alla spiritualità di una comunione con l’ambiente. Ambiente che nelle due tele non è reso come luogo di mera fruizione (De Marco, 2022, 2023).

A partire da questa considerazione si aprono molti altri spunti, compreso quello relativo al rapporto tra natura e cultura osservato dal punto di vista avvincente di quelle che si definiscono come scienze della vita.

15-16-17 | Valle del Tevere, Fiasco del Tevere, Filacciano, Filacciano (Roma, 2022) (foto: Gabriella De Marco).
18 | Riserva naturale Lago di Canterno (Frosinone, 2022) (foto: Gabriella De Marco).

Note

L’argomento che propongo, su queste pagine, si sviluppa attraverso percorsi tematici e bibliografici ripercorribili per spunti e per tracce utili alla mia riflessione sulla nozione di loisir. Segnalo, dunque, sia nel testo sia nella bibliografia, unicamente quelle pubblicazioni che hanno sollecitato il mio ragionamento a partire dal capolavoro di Seurat. Infatti, come specificato nel saggio, questo non vuole essere un contributo centrato unicamente su Seurat o sulla Grande Jatte e per cui rimando, per un approfondimento della letteratura specialistica sulla vicenda bio-bibliografica dell’artista, ad altre sedi. 

Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte, opera da cui prende spunto la mia riflessione, è un olio su tela firmato in basso a destra “Seurat”, le cui dimensioni sono 207,5 x 308,1 cm, oggi presso l’Art Institute of Chicago, collezione in memoria di Helen Birch Bartlett (inventario numero 1926.224). Il dipinto è citato in vari modi: qui indico il titolo in lingua originale secondo quanto riporta il catalogo della mostra Signac Collectionneur, a cura di M. Ferretti Bocquillon e C. Hellman (Parigi, Musée d’Orsay, 12 ottobre 2021-13 febbraio 2022), Paris 2021, 84. Nel mio testo, per brevità, indico la tela solo come La Grande Jatte.

Nello scritto faccio riferimento, anche, a Une baignade à Asnières: un olio su tela del 1884, le cui dimensioni sono 201 x 300 cm, inventario NG3908, acquistato dal Fondo Cortauld nel 1924, oggi presso la National Gallery di Londra. Il quadro è indicato, come altri lavori di Seurat e come La Grande Jatte, con titoli diversi. Qui mi riferisco alla denominazione in lingua francese tratta dal catalogo della mostra Signac Collectionneur, 128.

Nel testo, sollecitata dai due capolavori dell’artista a cui mi riferisco, affiorano temi oggi centrali quali la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale. Ambiente, natura e paesaggio, come ha sottolineato in varie sedi Salvatore Settis, non sono esattamente sinonimi pur rientrando nella nozione di bene comune. Giova ricordare che l’art. 32 della Costituzione Italiana sancisce il diritto alla salute: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

L’attenzione per questi temi, unitamente all’ampio quanto complesso ambito della salute, rientra nel vasto campo d’interessi definito ormai come scienze della vita. Discipline che si occupano anche di ecosistema e in dialogo costante tra loro. Ambiti in cui non entro in questo scritto perché esulano dalle mie competenze, ragione per cui rimando, per approfondimenti e panoramiche più ampie, ad altre e qualificate sedi scientifiche. Ne accenno, tuttavia, in relazione con il mio testo che affronta i molti punti di vista attivati da La Grande Jatte

Il rapporto non sempre virtuoso e/o armonico tra città e campagna è stato, ed è ancora oggi, al centro di molte mie ricerche e viaggi di studio, unitamente ai temi legati ad aspetti identitari, alla memoria culturale e al ricordo.

L’ottava e ultima esposizione degli impressionisti cui mi riferisco si tenne a Parigi tra il 15 maggio e il 15 giugno del 1886. Invio a: F. Fénéon, Les Impressionistes en 1886, Paris 1886; R. Rosenblum, H.W. Janson, L’arte dell’Ottocento, trad. it. R. Varoli Piazza, Roma 1986, 366-367; M. Schapiro, L’arte moderna, trad. it. R. Pedio, Torino 1986.

È Renato Barilli in Seurat e il divisionismo in L’Arte contemporanea da Cézanne alle ultime tendenze, Milano 2007, a pagina 44 a ricordare l’intuizione di McLuhan che aveva individuato in Seurat e nel suo puntinismo un anticipatore della televisione. Lo studioso italiano si riferisce a: Understanding Media: The Extensions of Man, Berkeley CA 1964, citato dallo storico dell’arte nell’edizione italiana Gli strumenti del comunicare, Milano 1964, 333.

Per il concetto di armonia invio alla lettera indirizzata da Seurat all’amico Beaubourg: Draft of Letter from Georges Seurat to Maurice Beaubourg (28th August 1890), Paris, Musée des Lettres et Manuscrits; H. Read, La pittura moderna. Breve storia da Cèzanne ai nostri giorni, Milano 2003, 375.

Per quanto concerne l’aspetto legato alla storia della ricezione e alla storia sociale dell’arte, La Grande Jatte è stata oggetto di molte letture interessanti. Tra queste ricordo le ipotesi elaborate a partire da alcuni dettagli presenti nella tela quali il cane bastardo, il carlino e ancor più la scimmia al guinzaglio. Particolari che oggi possono apparire soltanto come una semplice stravaganza della nuova borghesia parigina di quel tempo. Dettagli che Rosenblum (1986), sulla base di una lettura anche iconologica, ha letto come la rappresentazione dell’aspirazione verso una scalata sociale da parte della donna che li porta al guinzaglio. Un 'ambizione ulteriormente evidente nel suo accompagnarsi con un gentiluomo borghese ritratto con sigaro e cappello a cilindro Rosenblum, Janson 1986, 367-368 e Schapiro 1986; Varnedoe 2016.

Riguardo l’ampia quanto complessa vicenda del puntinismo di Seurat, Meyer Schapiro già negli anni Cinquanta del Novecento osservava che: “si è scritto troppo, e perlopiù a sproposito, sulla dimensione scientifica dei puntini”, citazione tratta da M. Schapiro, L’arte moderna, 1986, 104, e da H. Read, La pittura moderna. Breve storia da Cèzanne ai nostri giorni, 2003, 27.

Giova ricordare che Seurat preferiva il termine divisionismo a quello di pointillisme, o più esattamente, la definizione di “cromo-luminarismo” come precisa Renato Barilli sulla scia di H. Dorra e J. Rewald, Seurat, l’oeuvre peint, biographie et catalogue critique, Paris, Les BeauxArts, 1959 p. 333. Per il “cromo-luminarismo” si veda: R. Barilli, Seurat e il divisionismo in L’Arte contemporanea da Cézanne alle ultime tendenze, Milano 2007, 49. Rimando inoltre a J. Christophe, Chromo-luminaristes: Georges Seurat, in “La Plume”, 1 settembre 1891.

Riguardo la rivalutazione delle arti arcaiche e della scultura, in particolare, e l’ampio dibattito tra primitivismo, arcaismo, classicismo, simbolismo e positivismo nei saperi umanistici e scientifici nella cultura del XIX secolo invio al volume di Maria Grazia Messina del 1994 citato in bibliografia.

Per l’Héra di Samo rinvio al Musée du Louvre, inventario MN 3226 - Ma 686, e a Fénéon 1924.

Fonti
  • G. Seurat, Draft of Letter from Georges Seurat to Maurice Beaubourg (28th August 1890), Paris, Musée des Lettres et Manuscrits, inchiostro su carta, 23,8 x 15,4 cm.
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  • Tazartes [1991] 2020
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  • 25. Biennale di Venezia 1950
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English abstract

Starting from Seurat’s painting “La Grande Jatte”, the author proposes a reflection on the theme of free time and rest in the Covid and post-Covid era, outlining a system of relationships which take on a new and important meaning. The observer is invited to think about some contemporary themes, apparently distant from the history of art, such as the common good, public space, the environment, the right to health.

keywords | La Grande Jatte; Georges Seurat; Sars-Cov-19; Leisure.

Per citare questo articolo / To cite this article: G.De Marco, Analogie. A partire da Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte di Georges Seurat Divagazioni intorno al tema del tempo libero. ”La rivista di Engramma”, n.200, vol.1, marzo 2023, pp.333-348 | PDF

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2023.200.0014