"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

200 | marzo 2023

97888948401

Una festa cesariana a Costantinopoli: i Lupercalia

(De Ceremoniis 1.82)

Frederick Lauritzen

English abstract

amictus toga purpurea in sella aurea coronatus (Cic. Philipp. 2.85)
περιβαλλόμενος τὴν χλανίδα αὐτοῦ καὶ στεφείς (De Cerimoniis 1.82.18-19)

La festa dei Lupercalia era celebrata il 15 febbraio a Costantinopoli con una corsa a piedi oppure di cavalli nell’ippodromo davanti all’imperatore. L’evento è descritto nel libro delle cerimonie dell’imperatore Costantino VII Porfirogenito (913-959) (De Ceremoniis 1.82) ed è la principale attestazione dell’evento nella letteratura bizantina dopo il sesto secolo. Graf ne illustra sia la divergenza sia la continuità con l’evento religioso latino (Graf 2015, 179-183), ma non spiega il ruolo politico e costituzionale dell’evento che esula dalla sfera puramente religiosa. La contrarietà ai Lupercalia del vescovo di Roma durante il regno (gotico) d’Italia dimostra che tale festività rappresentava l’aspetto politico e costituzionale osservato nell’Impero Romano con capitale Costantinopoli. 

L’imperatore per la festa si recava al Palazzo del Kathisma, da dove poteva ammirare le corse dei cavalli nell’ippodromo (De Ceremoniis 1.82.10-64). Da lì l’imperatore si recava al Triclinio trattenendovisi brevemente per salutare i patrizi, generali e senatori che non avevano diritto di assistere a questa festa (De Ceremoniis 1.82.20-27), per poi tornare alla loggia da dove vedere le corse. Il popolo si trovava nell’ippodromo ed era diviso in due gruppi e recitava un testo a proposito dell’arrivo della primavera come un avvento imperiale:

ἄρχονται λέγειν ἀντιφωνικῶς, τὸ μὲν ἓν μέρος·
“ἴδε τὸ ἔαρ τὸ καλὸν πάλιν ἐπανατέλλει”
τὸ δὲ ἕτερον μέρος·
“φέρον ὑγίειαν καὶ χαρὰν καὶ τὴν εὐημερίαν”.

(De Ceremoniis 1.82.40-43)

Iniziano a dire alternativamente, una parte:
“Ecco la bella primavera che sorge di nuovo”.
E l’altra parte:
“E porta salute, gioia e prosperità”.

Alla fine del capitolo si trova un testo leggermente differente e più completo:

“Ἴδε τὸ ἔαρ τὸ γλυκὺ πάλιν ἐπανατέλλει, 
χαράν, ὑγίειαν καὶ ζωὴν καὶ τὴν εὐημερίαν, 
ἀνδραγαθίαν ἐκ Θεοῦ τοῖς βασιλεῦσι Ῥωμαίων, 
καὶ νίκην θεοδώρητον κατὰ τῶν πολεμίων”.
 

Καὶ ὅτε ἔλθωσιν εἰς τὸν καμπτὸν τοῦ Πρασίνου καὶ κάμψωσιν, λέγουσιν τὸν ἀπελατικὸν ἦχ. βαρύς·

Ἀναθάλλουσα ἡ πόλις σου, ὁ δεῖνα, αὐτοκράτωρ, 
ἐπεύχεται κατὰ χρέως· τὴν γὰρ πραότητά σου ὁρῶσα, 
ἄλλον Δαβίδ σε ὀνομάζει. Τὸν τῆς πίστεως κήρυκα σοφώτατον,
Παῦλον ἀπόστολον τὸν ἐνθωρακισάμενον Χριστόν, 
Βλέπει ἀποστρέφοντα τῶν ἀλλοφύλων τὰ βέλη, 
διὰ τοῦτο ἰσχύεις καὶ βασιλεύεις, ὡς χρισθεὶς παρὰ Κυρίου.

(De Ceremoniis 1.82.71-81)

Ecco la dolce primavera che di nuovo fa sorgere
Gioia, salute e vita e prosperità
Coraggio da Dio per gli imperatori dei Romani
e la vittoria donata da Dio contro i nemici.

E quando arrivano alla curva del [demo] Verde e svoltano, recitano il commiato (tono greve)

“La tua città fiorente, imperatore,
ti invoca, necessariamente; vede la tua clemenza
ti chiama ‘Secondo Davide’, ‘sapientissimo araldo della fede’
Paolo apostolo, il Cristo corazzato
Ti vede respingere le frecce dei nemici
Per questo sei forte e regni, in quanto unto dal Signore”.

I Lupercalia sono legati alla primavera, come all’epoca di Cesare (North 2008, 155). North argomenta che la poesia citata da Costantino Porfirogenito nel De Ceremoniis conferma l’identificazione dei Lupercalia romani con la festa Λουπερκάλιν a Costantinopoli (North 2008, 155). Giovanni Lido, scrittore bizantino ai tempi di Giustiniano (527-565), spiega che il nome febbraio è legato alla primavera e all’offerta di frutti da parte dei Luperci (Lydus de Mensibus 25.1-7) e con ciò conferma la presenza della celebrazione e il suo significato nella città di Costantinopoli. 

L’inizio della primavera a Roma era datato all’8 febbraio (Varro, De Re Rustica 1.28) mentre la data tradizionale dei Lupercalia era il 15 febbraio (Ovidius, Fasti 2.267-452). Questa è probabilmente la data anche nella Costantinopoli del libro delle Cerimonie. L’imperatore ci informa che qualora il calendario lo vieti le corse si sarebbero svolte a piedi e non a cavallo (De Ceremoniis 1.82.60-62). In effetti il codice teodosiano indica che le corse dei cavalli erano vietate la domenica e durante la quaresima (Codex Theod. 2.8.23-25). Le due opzioni indicano che la data era fissa (con buona pace di Graf) e che occasionalmente poteva cadere di domenica oppure durante la quaresima. La quaresima poteva iniziare al più presto l’8 febbraio. Dunque, si trattava di una festa fissa, e date le fonti, si celebrava probabilmente il 15 febbraio (Cronografo 354). Inoltre, ciò significa che a Costantinopoli c’era un calendario civile diverso da quello ecclesiastico. 

Importante per i Lupercalia è la sopravvivenza della corsa a piedi, che in origine era proprio quella dei Luperci. Secondo Graf la figura del Luperco durante la festa sopravvisse nel cerimoniale di Costantino VII nella figura del ‘giovanetto’ νεανίσκος (Graf 2005, 179-180) e la divisione di due gruppi del popolo (πολίτευμα) sembra riflettere la divisione tra Luperci Quictiales e Luperci Fabiani

L’aspetto politico e civile dei Lupercalia è sopravvissuto fino al decimo secolo. La ricerca scientifica, tra cui si nota Graf, invece ha enfatizzato l’interpretazione antropologica, la cui origine è persa in una fitta e affascinante nebbia preistorica, e soggetta ad analisi sociologiche comparatiste, ma che non riguardano la celebrazione nel periodo dagli imperatori Cesare a Costantino VII Porfirogenito. La festa politico-costituzionale è rimasta in vigore a Costantinopoli. Munzi indica che l’ultima celebrazione nota è quella durante il regno di Alessio III Angelo (1195-1203) (Munzi 1994, 352 n. 26). Non ha un significato religioso ma sociale e politico. È necessario richiamare il celeberrimo passo della seconda Filippica di Cicerone che criticò il comportamento di Marco Antonio e la sua reverenza verso Cesare il 15 febbraio 44 a.C. durante i Lupercalia.

Sedebat in rostris conlega tuus amictus toga purpurea in sella aurea coronatus. Escendis, accedis ad sellam, (ita eras Lupercus, ut te consulem esse meminisse deberes) diadema ostendis. Gemitus toto foro. Unde diadema? Non enim abiectum sustuleras, sed adtuleras domo meditatum et cogitatum scelus. Tu diadema inponebas cum plangore populi, ille cum plausu reiciebat. Tu ergo unus, scelerate, inventus es, qui cum auctor regni esse eumque, quem collegam habebas, dominum habere velles, idem temptares, quid populus Romanus ferre et pati posset (Cicero, Filippica 2.85)

Era nei rostri il tuo collega, ricoperto della toga di porpora, in una sedia d’oro, cinto di ghirlande: tu sali, ti avvicini al suo seggio (tu eri luperco, ma avresti dovuto ricordarti d’essere pure console) e gli offri il diadema regale: s’alza il tutto il foro un sussurro di dolorosa meraviglia. E donde poi l’avevi quel diadema? Non l’avevi così raccattato da terra, ma te l’eri portato da casa: atto tristo codesto tuo, premeditato, riflettuto: in mezzo al pianto del popolo, tu gli ponevi sul capo la corona: costui la rifiutava, in mezzo al popolo plaudente. Si trovò dunque te solo, che, o scellerato, partigiano del governo monarchico, volevi avere per dominatore chi avevi come collega e allo stesso tempo mettevi a prova la tolleranza del popolo di Roma (trad. Mazzoni).

Cesare era collega di Marco Antonio in quanto entrambi erano consoli. La toga purpurea era quella del generale vittorioso durante il trionfo, il cui titolo era normalmente ‘imperator’. I Lupercalia del 44 non coincidevano con un trionfo e dunque Cesare portava la veste in quanto gli era stato accordato il praenomen / nomen di ‘imperator’ dal senato nel 45 a.C. (Dio Cassius 43.44; 52.40; Suet. Iul. 76). Cesare era coronato in quanto console, ma Marco Antonio gli offrì un diadema, e il popolo chiedeva che si incoronasse Cesare come regnante (ellenistico). Anche la sella aurea invoca un potere despotico. La veste purpurea richiama indumenti simili a quello di Giasone descritto nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (1.725-767). Il poeta aveva composto il suo testo ai tempi di Tolomeo III Evergete (246-222), antenato di Cleopatra VII, la compagna di Giulio Cesare. Lei viveva a Roma, nella villa di Cesare, insieme a loro figlio, il futuro Tolomeo XV (Cesarione) (Cic. Ad. Att. 15.15.2). Cleopatra era presente in persona ai Lupercalia del 44? La sua effige, sì, era lì vicino, nel tempio di Venus Genetrix (la stessa divinità del poema di Lucrezio), ivi posta da Cesare pochi mesi prima (Dio Cassius, 51.22.3; Appianus, Bellum Civile 2.102), in quanto lei secondo la mitologia sincretica egizia era l’equivalente di Venere, Iside. Cleopatra era tecnicamente compagna e al contempo antenata di Cesare! Che questa effige sia simile alla Venere Esquilina?

Il passo ciceroniano dipinge una scena ellenizzante. L’oratore latino era contrario ad una svolta imperiale della repubblica romana. Lui era anche contrario ai Lupercalia considerati una sorta di superstizione (Cic. Pro Caelio 26). Tuttavia, suo fratello Quinto era felice nel 46 che il proprio figlio fosse entrato a far parte dei Luperci Iulii (Cic. Ad. Att. 12.5.1) quelli che Giulio Cesare avrebbe istituito nel 45 e di cui il magister era Marco Antonio. Dunque, i Luperci Iulii (Dio Cassius 44.6; Suet. Iul. 76) erano aperti a homines novi che avevano la possibilità di pagarne l’accesso. Augusto confermò il culto dei Lupercalia e ne dimostrò il valore politico nelle Res Gestae 19.1. Svetonio ricorda come Augusto li riconfermò ed è significativo che alcuni testi importanti a proposito dei Lupercalia siano proprio di età augustea.

Nel Cronografo del 354 si ricordano i Lupercalia il 15 febbraio. Giovanni Lido ne parla nel sesto secolo. In Occidente, Agostino ne parla nella Città di Dio (circa 426 [Civ. 18.12.17]) Polemio Silvio ne parla nel 448/9 [CIL I2.259] La continuità è assicurata. Per quale motivo papa Gelasio (494-496) li condanna? Le argomentazioni che utilizza (Gelasius, ep. 100) riguardano solo l’aspetto religioso antico, per il quale si riferisce a Livio. Non sembra conoscere l’aspetto costituzionale politico e soprattutto cesariano. In effetti papa Gelasio era vescovo di Roma quando questa faceva parte del regno d’Italia sotto Teodorico (493-526). Il vescovo più importante dal punto di vista politico era l’arcivescovo di Ravenna in quanto capitale del regno gotico d’Italia. Pietro II infatti divenne arcivescovo nel 494, al tempo della lettera 100 di Gelasio, fino alla morte nel 519 ed ebbe un ruolo fondamentale per il cristianesimo del regno gotico di Teodorico a Ravenna (anche per la vicenda artistica). È probabilmente questo il periodo in cui fu scritto, proprio a Ravenna, il Codex Argenteus, il manoscritto più importante nella lingua gotica che contiene una gran parte del Nuovo Testamento (Miller 2019, 9). Papa Gelasio non viveva nel contesto in cui si celebrava la continuità della costituzione romana, come fu riformulata da Cesare. Ormai era Costantinopoli il centro della cultura politica romana. È lì che si festeggiava.

La dissociazione dell’aspetto costituzionale e politico dei Lupercalia è un problema per Roma. Il canone 28 del concilio di Calcedonia (451) indica che le sedi di Roma e Costantinopoli hanno privilegi ecclesiastici in quanto città imperiali, non per motivi religiosi. Questo implica che se una città non è più imperiale, non ha più diritto a privilegi ecclesiastici. Papa Gelasio con la sua lettera rivela che Roma non riconosce l’aspetto cesariano dei Lupercalia, ma solo la superstizione descritta da Tito Livio, e si trova ormai in una situazione costituzionale gotica. Una nuova era medievale per la Roma Antica e la continuità dell’antichità a Constantinopoli, Nuova Roma.

La politicizzazione dei Lupercalia all’epoca di Cesare e Augusto è ben conosciuta ed ovvia dalle fonti contemporanee. Si dimentica l’aspetto costituzionale. Dopo i Lupercalia del 15 febbraio 44 a.C., il capo di Stato di Roma si chiamerà sempre imperatore, αὐτοκράτωρ, indosserà una veste purpurea e porterà un diadema (amictus toga purpurea in sella aurea coronatus Cic. Philipp. 2.85 περιβαλλόμενος τὴν χλανίδα αὐτοῦ καὶ στεφείς De Cerimoniis 1.82.18-19). Presiederà le corse dei cavalli e sarà oggetto di acclamazioni popolari. La scena descritta da Costantino VII Porfirogenito dimostra la normalizzazione della novità dei Lupercalia del 15 febbraio 44 presieduti da Cesare.
 

 
Fonti 
  • Apollonius Rhodius Argonautiche
    H. Fraenkel, Apollonii Rhodii Argonautica, Oxford 1961.
  • Appianus Bellum Civile
    P. Viereck, Appian's Roman history (ed. H. White), vols. 3-4, Cambridge, Mass. 1913 (repr. 3:1964; 4:1961): 3:2-566; 4:2-616.
  • Cicero Epistulae Ad Atticum
    M.T. Cicerone, Epistule ad Attico, C. Di Spigno (a cura di), Torino 1998.
  • Cicero Filippiche
    M. Tulli Ciceronis Orationes II. Edit. Albertus Curtis Clark, Oxford 1918.
  • Cicero Pro Caelio 
    Cicerone, In difesa di Marco Celio, A. Cavarzere (a cura di), Venezia 2001.
  • Codex Theod.
    Mommsen-Meyer, Theodosiani libri XVI cum constitutionibus Sirmondianis et leges Novellae ad Theodosianum pertinentes, Berlin 1905.
  • Cronografo 354
    J. Divjak e W. Wischmeyer (a cura di), Das Kalenderhandbuch von 354. Der Chronograph des Filocalus, Vienna 2014.
  • De Ceremoniis 
    G. Dagron, B. Flusin, D. Feissel, Constantin VII Porphyrogénète: Le livre des cérémonies. Corpus fontium historiae byzantinae 52/1-5. Paris, Association des Amis du Centre d'Histoire et Civilisations de Byzance, 2020. 5 vols. 
  • Dio Cassius
    U.P. Boissevain, Cassii Dionis Cocceiani historiarum Romanarum quae supersunt, 3 vols., Berlin 1895-1901.
  • Gelasius Ep. 100
    Collectio Avellana, CSEL 35.1 and 35.2 ep. 100, 453-464.
  • Lydus De Mensibus
    R. Wünsch, Ioannis Lydi liber de mensibus, Leipzig 1898.
  • Ovidius Fasti 
    P. Ovidi Nasonis: Fastorum libri sex, Ernest Henry Alton, Donald Ernest Wilson Wormell, Edward Courtney (eds.), Leipzig 1997.
  • Varro De Re Rustica
    Rerum rusticarum libri tres, Post Henricum Keil iterum edidit Georgius Goetz, Lipsiae 1912.
Riferimenti bibliografici
  • Ferries 2009
    M.-C. Ferriès, Luperci et lupercalia de César à Auguste, “Latomus” 68 (2009), 373-392.
  • Graf 2015
    F. Graf, Roman Festivals in the Greek East: From the Early Empire to the Middle Byzantine Era. Greek culture in the Roman world. Cambridge 2015. 
  • Littlewood 1975
    R.J. Littlewood, Ovid's Lupercalia (Fasti 2. 267-452): a Study in the Artistry of the "Fasti", Latomus, 34.4 (1975), 1060-1072.
  • Miller 2019
    D. Gary Miller, The Oxford Gothic Grammar, Oxford 2019.
  • Munzi 1994
    M. Munzi, Sulla topografia dei Lupercalia: il contributo di Costantinopoli, “Studi Classici e Orientali” 44 (1994), 347-364.
  • North 2008
    J.A. North, Caesar at the Lupercalia, “The Journal of Roman Studies” 98 (2008), 144-160.
English abstract

The book of Ceremonies of Costantine VII Porphyrogenetus (913-959) describes the procedures and rituals of the Lupercalia at Constantinople. It is the main witness of the the celebration after Late Antiquity. The feast is mainly connected to the horse race run before the emperor. Some details of the ceremonial remind one of the metamorphoses of the Lupercalia of 44 b.C. when Caesar wore a purple robe and refused the diadem offered to him by Mark Antony, as Cicero reminds us in his second Philippic (2.85). The Lupercalia of Christian Constantinople were those inaugurated by Caesar which overturned the ancient ritual and original religious significance but kept the feast intact.

keywords | Lupercalia; Luperci; Constantinople.

Per citare questo articolo / To cite this article: F.Lauritzen, Una festa cesariana a Costantinopoli: i Lupercalia. (De Ceremoniis 1.82) ”La rivista di Engramma” n.200, vol.2, marzo 2023, pp. 29-34 | PDF

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2023.200.0052