Peter Behrens. Classico moderno
presentazione del n. 81 a cura di Giacomo Calandra di Roccolino e di Marco Paronuzzi
Architecti est scientia pluribus disciplinis et variis eruditionibus ornata,
cuius iudicio probantur omnia quae ab ceteris artibus preficiuntur opera.
Vitruvio, De Architectura I,I,1
Engramma 81 è un numero interamente dedicato alla figura di un architetto, Peter Behrens (1868-1940), al tempo stesso precursore del Moderno e strenuo promotore del linguaggio classico in architettura.
L’occasione che ha dato lo spunto per questo numero monografico è stata offerta da un recente convegno promosso dalla Scuola di Dottorato dell’Università IUAV di Venezia, dedicato a indagare la figura dell'architetto tedesco e a riaprire il dibattito sulla sua opera. Il convegno internazionale, che si è tenuto in tre diverse sedi (Milano, Torino e Venezia) nello scorso mese di aprile, ha visto la partecipazione dei più importanti studiosi dell’opera di Behrens, fra i quali Stanford Anderson, Hartmut Frank, Guglielmo Bilancioni e molti altri. In tale occasione è stato inoltre dato alle stampe il terzo volume della collana DODO, curata da Fernanda De Maio, che pubblica, per la prima volta in Italia, alcuni tra i più importanti contributi teorici di maestri dell'architettura del XX secolo. Le tre giornate hanno avuto il merito non solo di fare il punto sullo status quaestionis degli studi ma anche di portare contributi originali alla ricerca e alla conoscenza dell'opera di Behrens. Engramma 81 riporta solo una piccola parte dei molti contributi di alto interesse scientifico prodotti durante il convegno. Sono stati scelti per questa pubblicazione alcuni saggi che possono introdurre anche il lettore non specialista a comprendere la straordinaria importanza e influenza che il lavoro nonché la ricerca teorica di Peter Behrens hanno avuto nella determinazione del linguaggio architettonico del Movimento Moderno.
Engramma 81, pur concentrandosi prevalentemente sull’opera dell'architetto, dà conto della capacità di Behrens di esprimersi in diversi campi e ambiti artistici: dalla pittura al design, dalla grafica all’architettura. Behrens infatti influì direttamente sulla formazione dei più importanti architetti del Novecento come Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius e Le Corbusier, tutti e tre al lavoro tra 1907 e 1912 come giovani apprendisti nell’atelier di Behens a Neubabelsberg, nei pressi di Berlino.
Proprio per sottolineare il ruolo ‘magistrale’ dell'architetto di Amburgo, il numero si apre con il contributo di Stanford Anderson, uno dei massimi studiosi di Behrens, autore della prima monografia postuma a lui dedicata. Anderson ripercorre alcune tra le opere più note, attraverso le interviste dell’inizio degli anni Sessanta a due maestri del Movimento Moderno – Mies van der Rohe e Gropius – che tratteggiano un ritratto quanto mai vivido della personalità e delle influenze culturali che incisero sull’opera del maestro.
Sergio Polano affronta un altro aspetto, solitamente non in evidenza nella storia degli studi, della versatile poliedricità di Behrens, ripercorrendo la sua attività come grafico e creatore di caratteri tipografici e accompagna il proprio saggio con alcune importanti immagini delle elaborazioni grafiche realizzate dall'architetto nei primi anni del Novecento.
Anche Marco Biraghi mette in luce come, nelle prime opere architettoniche ad Hagen, grande sia l’influenza esercitata dai maestri olandesi attivi anche in ambito grafico, come Johannes Ludovicus Mathieu Lauweriks, e allo stesso tempo l'influenza che ebbe sul pensiero di Behrens la riscoperta dell’arte e dell’architettura italiane.
Il testo di Alessandra Moro, curatrice della sessione veneziana del convegno nonché autrice dell’ultima monografia edita in Italia sulla figura di Behrens (>recensita in questo stesso numero da Marco Paronuzzi), affronta alcune delle opere più note di Behrens architetto dal punto di vista della composizione architettonica: le fabbriche realizzate a Berlino a partire dal 1909 per la AEG, per la quale dal 1907 sarà il primo designer industriale della storia.
Gli ultimi tre saggi affrontano nel dettaglio alcune singole opere. Silvia Malcovati, che ha curato la sessione torinese del convegno, compie una attenta e approfondita lettura della sede amministrativa centrale della Mannesmann Werke a Düsseldorf, forse il più importante edificio per uffici realizzato da Behrens, nel quale appare in tutta evidenza l’interesse posto nella ricerca di una soluzione tipologica per l’architettura a carattere 'commerciale', che cerca di risolvere il problema del cambiamento delle condizioni lavorative in atto in quegli anni. Michele Caja e Giacomo Calandra di Roccolino affrontano due progetti urbani che vanno annoverati tra le ultime opere realizzate a Berlino tra il 1927 e il 1932: rispettivamente il concorso per i Giardini dei Ministeri, in cui Behrens affronta per la prima volta il problema viabilistico nel tessuto urbano storico, e il concorso per Alexanderplatz del 1929, che vedrà la realizzazione della Berolina e dell’Alexanderhaus, nonché la progettazione di un grande teatro mai costruito.
Il numero si chiude con due testi scelti tra la ricchissima produzione teorica dell’architetto. Il primo, Einfluss von Zeit und Raumausnutzung auf moderne Formentwicklung, recentemente pubblicato in versione cartacea nella collana DODO nella traduzione di Alessandra Moro, affronta il tema del repentino mutare delle condizioni di vita nei primi decenni del XX secolo e di come l’architettura sia chiamata ad accordarsi ai mutamenti epocali in atto. Il secondo, Zur Frage des Hochhauses, nella traduzione di Giacomo Calandra di Roccolino, è dedicato al tema del grattacielo, il tipo architettonico che per eccellenza significa il Moderno, e si propone come un ottimo saggio della profonda conoscenza di Behrens della metropoli americana e della fascinazione da essa esercitata nell'immaginario dell'architetto.
Peter Behrens. A modern classic
editors Giacomo Calandra di Roccolino and Marco Paronuzzi