La lezione di Trincanato: le “case di tutti” come anatomia della città viva
Presentazione di Uncelebrated Venice. Venezia minore by Egle Renata Trincanato [Milano 1948], ed. by A. Maggi, Anteferma Edizioni, Venezia 2025
a cura di Fernanda De Maio
English abstract

Quando nel 1948 esce Venezia minore, Egle Renata Trincanato – prima donna laureata in architettura allo I.U.A.V. nel 1938 – sposta con decisione il baricentro degli studi veneziani. L’oggetto della sua indagine non sono le basiliche, i palazzi sul Canal Grande, le emergenze monumentali già ampiamente celebrate, ma l’edilizia residenziale anonima, le “case di tutti” dei sestieri popolari, in particolare Castello e Dorsoduro. In quelle morfologie minute, nei cortili interni, nelle scale esterne, nelle altezze modeste e nelle disposizioni tipiche delle abitazioni, Trincanato riconosce il vero tessuto connettivo della città. Non un semplice fondale architettonico, ma la condizione stessa di possibilità della vita urbana. È lì, in quella trama di edilizia “minore”, che si condensano secoli di adattamenti ambientali, esigenze sociali, economie di prossimità, forme di solidarietà di vicinato. Studiare Venezia a partire dalla sua minorità significa, in altri termini, riconoscere che la città non coincide con la somma dei suoi capolavori isolati, ma con la loro immersione in un corpo continuo, in un organismo vivo fatto di uso, abitudini, consuetudini.
La nuova edizione inglese di Venezia minore, lungi dall’essere un tributo meramente filologico, riporta questa prospettiva all’interno del dibattito globale sulle città storiche sotto pressione turistica. Tradurre Trincanato in inglese* ha significato rendere disponibile a una platea internazionale un lessico e uno sguardo capaci di decostruire il mito di Venezia come puro spettacolo estetico, restituendola invece come città abitata, fragile e al tempo stesso resistente, costitutivamente dipendente dalla sua popolazione residente. Potremmo dire che ciò che oggi agisce su Venezia un dispositivo di disappropriazione: un meccanismo per cui una comunità viene progressivamente separata dalla possibilità stessa di essere soggetto della propria città, mentre continua, almeno in apparenza, ad abitarne gli spazi. La disappropriazione non è solo esproprio materiale: è partecipazione passiva al proprio stesso svuotamento, essere “presi” in un processo che trasforma lentamente il luogo vissuto in merce, in superficie di rendita, in marchio da esportare.
Turistificazione selvaggia, espulsione progressiva dei residenti, riconversione sistematica del patrimonio edilizio a uso ricettivo, proliferazione di alloggi turistici brevi, sostituzione del commercio di prossimità con attività dedicate al consumo mordi-e-fuggi: ecco alcuni degli ingranaggi principali di questo dispositivo, in azione da oltre cinquant’anni. Da dinamica carsica, apparentemente lenta, esso si è fatto negli ultimi decenni processo accelerato, capace di erodere ogni giorno porzioni crescenti di tessuto urbano e sociale, lasciando dietro di sé il guscio vuoto di una città ancora scenograficamente intatta, ma sempre meno abitata. In questo quadro, l’introduzione di un contributo di accesso – modesto sul piano economico, potente però sul piano simbolico – segna un salto di qualità.
Lungi dal rappresentare una risposta strutturale al problema, il ticket istituzionalizza l’idea che Venezia sia, in ultima istanza, un luogo che si visita previo pagamento di una tariffa, non una città in cui si vive. Trasforma il disagio della folla in un servizio regolato, normalizza l’idea che lo spazio urbano possa essere trattato come un museo a cielo aperto, come un parco tematico da gestire per mezzo di biglietti e fasce orarie. Se la ricerca di Trincanato ci insegna che la bellezza monumentale di Venezia è inseparabile dalla sua morfologia viva – dalle corti in ombra, dalle calli strette, dalle case modeste abitate da chi le attraversa ogni giorno – il contributo di accesso, paradossalmente, agisce come se quella vita fosse un dato secondario, quasi intercambiabile, rispetto alla mera preservazione scenografica. Il rischio, allora è che anche la “Venezia minore” studiata da Trincanato sopravviva solo come immagine, come repertorio di forme private della loro funzione d’uso. D’altra parte, ciò che oggi vediamo a Venezia non è un’anomalia irripetibile, ma un laboratorio anticipatore.
Molte città italiane – da Firenze a Roma, da Napoli a Palermo, passando per una costellazione di centri storici medio-piccoli – stanno sperimentando processi analoghi: aumento vertiginoso degli affitti brevi, progressivo abbandono residenziale dei centri storici, trasformazione delle funzioni urbane in servizi per il turista, riduzione della città a brand globale, modulabile e replicabile. In questo senso, la tensione tra la lezione di Trincanato e la logica del contributo di accesso non riguarda solo Venezia. Da un lato, uno sguardo che restituisce centralità alla minorità – alle case popolari, alle trame urbane “invisibili”, alla vita ordinaria dei residenti – come condizione necessaria per parlare ancora di città. Dall’altro, una gestione emergenziale che accetta come ineluttabile la vocazione turistica e ne governa solo gli effetti più eclatanti, senza mettere in discussione le cause profonde dello spopolamento e della mercificazione. Il paradigma che si profila è chiaro: città storiche sempre più svuotate di abitanti stabili, ma sempre più affollate di presenze temporanee; spazi urbani concepiti non come luoghi di cittadinanza ma come piattaforme di consumo; valore d’uso subordinato sistematicamente al valore di scambio. Venezia, in questa prospettiva, è insieme avanguardia e monito: ciò che oggi accade qui potrebbe configurarsi domani, con modalità e gradi diversi, in molti altri contesti urbani italiani. Proprio perché Venezia appare come un caso estremo, è da qui che può partire un esercizio di immaginazione politica.
L’opera di Trincanato può essere vista come il repertorio concreto di ciò su cui questo nuovo patto di cittadinanza dovrebbe fondarsi: un tessuto edilizio minore che ha senso soltanto se vissuto; un patrimonio che, per restare tale, non può essere interamente convertito a funzioni turistiche; un intreccio di spazi e attività che domanda politiche chiare a favore della residenzialità stabile, soprattutto giovanile; del lavoro creativo e produttivo; della formazione e della ricerca; di un rapporto riequilibrato fra città storica, laguna e terraferma. In quest’ottica, il contributo di accesso appare per quello che è: non una soluzione, ma un sintomo. Un provvedimento che, nel migliore dei casi, sfiora la superficie del problema, e nel peggiore lo cristallizza, sancendo che la città può essere comprata a giornata, che il diritto alla sua fruizione si misura in euro, che la sua presenza nel mondo coincide con il suo valore di mercato. Rimettere al centro Venezia minore oggi, e farlo in lingua inglese, significa costruire una contro-narrazione rispetto all’idea di città come merce globale. Significa dire, a un pubblico che va ben oltre i confini della laguna, che la parte più preziosa di Venezia non è quella che si prenota, si fotografa e si consuma in poche ore, ma quella che ancora resiste nelle pieghe minori del suo tessuto urbano: le case abituali, le corti interne, gli affacci modesti sui rii, i percorsi quotidiani di chi la vive. La traduzione di Trincanato voluta dal gruppo di docenti del Master Degree in Architecture dello Iuav e il dibattito sul contributo di accesso non sono episodi separati, ma due narrazioni in conflitto: da una parte, la città come organismo complesso, intreccio di minorità e residenzialità; dall’altra, la città come scenografia tariffata, destinata a un consumo tanto massivo quanto effimero. Scegliere quale di queste narrazioni far prevalere non è un compito che possa essere delegato solo ai tecnici o agli amministratori. È, a tutti gli effetti, una questione di cittadinanza: a Venezia e, sempre più chiaramente, in molte altre città italiane che si affacciano, forse senza ancora saperlo, sullo stesso crinale.
*L’edizione inglese del volume di Egle Renata Trincanato è accompagnata da saggi di Francesco Bergamo, Elisa Bizzotto, Fernanda De Maio, Andrea Iorio, Angelo Maggi, Emanuela Sorbo.
English abstract
This article examines the critical relationship between the recent English translation of Egle Renata Trincanato’s Venezia minore (Uncelebrated Venice. «Venezia minore» by Egle Renata Trincanato) and current policies of tourist management in Venice, with particular attention to the introduction of an access fee to the city. It argues that Trincanato’s focus on “minor” residential architecture—the anonymous housing fabric of popular districts such as Castello and Dorsoduro—offers a powerful counter-narrative to the ongoing transformation of Venice into a commodified, theme-park-like urban spectacle. The text interprets contemporary processes of touristification, the progressive expulsion of residents, and the conversion of the built heritage to short-term accommodation as part of a broader dispositif of disappropriation, through which inhabitants are gradually separated from their role as subjects of the city while continuing to inhabit its spaces only in appearance. In this context, the access fee is read not as a structural solution but as a symbolic device that normalizes the idea of Venice as a pay-per-view attraction rather than a living city. By situating the new English edition of Venezia minore within this scenario, the article contends that Trincanato’s work functions as a critical resource for rethinking urban value in terms of everyday use, residential continuity, and minor architectures, rather than in terms of commercial and touristic exploitation. Finally, it suggests that what is happening in Venice anticipates trajectories that are likely to affect other Italian historic cities, making the Venetian case a disturbing laboratory for the future of urban citizenship and heritage.
keywords | Venezia Minore; Egle Renata Trincanato; Tourist Policies.
questo numero di Engramma è a invito: la revisione dei saggi è stata affidata al comitato editoriale e all'international advisory board della rivista
Per citare questo articolo / To cite this article: La lezione di Trincanato: le “case di tutti” come anatomia della città viva. Presentazione di Uncelebrated Venice.Venezia minore by Egle Renata Trincanato [Milano 1948], edited by A. Maggi, Anteferma Edizioni, Venezia 2025, a cura di Fernanda De Maio, “La Rivista di Engramma” n. 234, primavera/estate 2026.