"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

109 | settembre 2013

9788898260546

titolo

Mito e rappresentazioni

Editoriale di Engramma n. 109

Monica Centanni e Silvia Galasso

Il numero 109 di Engramma "Mito e rappresentazioni" riprende un filo tematico presente nel repertorio di Engramma (v. gli indici tematici Pots&Plays e Teatro e rappresentazione) e già proposto in vari numeri della Rivista (v., di recente, i numeri monografici Engramma 99, Engramma 107).

Il mito è racconto, è materia disponibile a essere raffigurata, messa in prosa e in versi, portata in scena, assimilata, tradotta, riproposta, attualizzata, reinventata. Il mito racconta, ed è sempre disponibile a farsi raccontare. Anche ai nostri giorni – come dimostra la vita breve e avventurosa di Silvano Maistrello, capace di farsi leggenda e dar vita al bel volume Kociss. Passione e morte dell'ultimo bandito veneziano di Roberto Bianchin, di cui presentiamo qui, per gentile concessione dell'editore Milieu, l'Introduzione di Gianfranco Bettin e la Presentazione dello spettacolo teatrale di Giovanni Dell'Olivo. Mito, dunque, inteso anche come dispositivo di trasfigurazione e di rappresentazione della realtà, che fa ponte, stringe un'alleanza profonda tra antico e contemporaneo.

Ma prima di essere contemporaneo – per essere contemporaneo – il nostro mito è, innanzi tutto, mito antico. Al mito greco, e in particolare al mito dionisiaco e alla sua rappresentazione teatrale, è dedicato il saggio di Giovanni Cerri, sulla Gestualità nelle Baccanti di Euripide: l'attenta analisi delle indicazioni drammaturgiche presenti nel testo euripideo apre alla domanda sulla relazione stretta, ma di fatto intraducibile, tra il codice del rito e le convenzioni che improntano l'azione di scena nella tragedia greca.

Fra i "doni dei Greci" il mito è il dono più prezioso – tanto più prezioso quanto più difficile da accogliere e da far rivivere di vita nuova. All'ardua e coraggiosa impresa di ingaggiare un corpo a corpo con le parole del mito antico, Maria Grazia Ciani dedica il suo contributo Sul tradurre il greco: note a margine di una traduzione di Medea per il Teatro greco di Siracusa che, in pagine intense e illuminanti, ci ricordano come la traduzione sia esercizio ermeneutico di conoscenza, ma sia anche, insieme, prova di intelligenza e di passione.

Ancora sulla storia di Medea, e in particolare sul rapporto tra le versioni teatrali del mito e l'iconografia vascolare, insiste il saggio di Ludovico Rebaudo The Underworld Painter and the Corinthian adventures of Medea, incentrato sull'analisi dello schema iconografico del celebre cratere di Monaco (Antikensammlungen 3296), datato al 320 a.C. ca. e attribuito al Pittore dell'Oltretomba.

Mito in forma di parole, mito rappresentato per figure: il saggio di Simona Garipoli Neottolemo o Diomede? analizza le fonti dell'ambasciata a Lemno per recuperare le armi di Filottete, e ricostruisce la scena e i personaggi secondo le diverse versioni del mito, proponendo una sinossi ragionata delle testimonianze e un quadro della complessa rete di interdipendenze fra tradizione letteraria e tradizione iconografica.

Engramma 109 presenta infine una nota di lettura di Claudio Franzoni a proposito del volume, pubblicato di recente per i tipi di Feltrinelli, Tre figure. Meleagro, Achille, Cristo, con saggi di Maria Luisa Catoni, Carlo Ginzburg, Luca Giuliani, Salvatore Settis: in primo piano è il tema, caro a Aby Warburg, delle Pathosformeln del dolore – schemi iconografici e gesti eloquenti che, attraverso i modelli dei sarcofagi antichi, trasmettono temi e posture classiche dall'antichità al Rinascimento.

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