"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

96 | gennaio/febbraio 2012

9788898260416

titolo

Architettura e Archeologia

Editoriale di Engramma n. 96

Olivia Sara Carli, Marco Paronuzzi

I casi presentati in questo numero di Engramma esemplificano alcune prospettive e soluzioni progettuali che interessano la relazione, complessa e quanto mai attuale, tra archeologia e architettura.

Molto spesso il resto archeologico, a causa della sua frammentarietà e dell'assenza di una contestualizzazione storica e urbana, si presenta come un'entità muta, una condizione di incongruenza, quando non di opacità, che riguarda i reperti visibili da tempo, magari da secoli, ma poco o male integrati con lo spazio urbano, ma anche i reperti scoperti o riscoperti di recente. Casi in cui la scelta – data quasi per obbligata – della musealizzazione se esaudisce lo scopo conservativo può impedire però l'instaurarsi di un dialogo tra i diversi tempi della città, riducendo così l'archeologia a oggetto passivo di una contemplazione meramente estetica. Per evitare l'imbalsamazione del resto archeologico – e la sua riduzione a reliquia della memoria – il progetto architettonico deve cercare di innescare nuove relazioni tra il reperto del passato e il suo nuovo contesto: come suggeriva Paul Zanker in occasione della giornata di studio del settembre 2010 presso il Museo dell'Ara Pacis a Roma, l'unico modo di misurarsi con l'eredità del passato è avviare una riflessione coraggiosa sull'utilizzo attivo degli spazi archeologici e soprattutto attuare pratiche architettoniche che valorizzino l'interazione tra i resti del passato e il contesto urbano contemporaneo.

Il tema è di grande urgenza e attualità: un caso significativo è il nuovo padiglione d'accesso agli scavi dell'Artemision, progettato da Vincenzo Latina e inaugurato il 13 dicembre 2011, ultima realizzazione di una serie di interventi che hanno interessato nel corso degli ultimi anni l'isola di Ortigia. Nel suo contributo l'architetto siracusano riflette sul progetto mettendo in evidenza i diversi livelli d'intervento, dalla stretta relazione intessuta con i resti del tempio a confermare il ruolo de "l'archeologia come materia attiva e fondativa dell'architettura", ai vincoli e le opportunità legate al sito – un'area, pur in un contesto eccezionale, purtuttavia prima del nuovo allestimento priva di qualsiasi ambizione qualitativa.

Nel suo saggio Giacomo Calandra ripercorre l'articolata vicenda della sistemazione della piazza di Feltre da parte di uno dei principali maestri dell'architettura del '900, Carlo Scarpa. L'attenta ricostruzione della vicenda e delle diverse ipotesi progettuali, corredate di un ricco apparato iconografico, mette in luce come la ricerca di Scarpa si orientasse proprio verso la soluzione di un duplice problema: da un lato la tutela e la valorizzazione del resto archeologico, dall'altro la ridefinizione dello spazio pubblico prospicente la chiesa, luogo fortemente identitario nella vita della città.

Nell'intervento di Mauro Marzo il tema dell'archeologia, o più propriamente della 'rovina', è analizzato all'interno dell'opera di un altro maestro contemporaneo dell'architettura italiana, Francesco Venezia. L'autore indaga l'importanza del tema, ancora poco studiato dalla critica, presentando i casi studio proposti agli studenti dei corsi di progettazione dell'architetto napoletano.

Su un altro campo di scontro – politico-ideologico e non più soltanto architettonico – tra antico e contemporaneità sono incentrati gli altri due contributi del numero. Cinzia Dal Maso presenta il caso della colossale statua dedicata ad Alessandro Magno da poco inaugurata a Skopje. L'opera fa parte del controverso progetto di riqualificazione urbana, chiamato Skopje 2014, promosso dal governo macedone per la propria capitale: ma il tentativo, tutto ideologico, di dare un solido fondamento all'identità nazionale recuperando la memoria dell'antica Macedonia e del suo mitico condottiero ha scatenato le ire della Grecia che per contro, si ritiene l'unica erede della cultura e dell'impero macedone (sul tema, si veda l'intervista della stessa Cinzia Dal Maso pubblicata in Engramma n. 76). Sul tema pubblichiamo anche l'intervista di Marco Paronuzzi a Mirko Paolini, socio della Fonderia Artistica Guastini di Gambellara che ha realizzato la statua di Alessandro per Skopje: nel testo sono ripercorse le fasi salienti del concorso internazionale prima e poi del complesso lavoro che ha portato l'azienda vicentina a fondere la più grande statua bronzea mai realizzata ricorrendo all’antica tecnica della cera persa.

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