"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

76 | dicembre 2009

9788898260218

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La stella di Santa Apollonia e altre tracce di Alessandro il Grande a Venezia

a cura di Maria Bergamo, Marco Paronuzzi, Giulio Testori, Laura Zanchetta 

Venezia: luogo di intrecci e di incontri, di scambi e di ibridazioni, ai confini tra Oriente e Occidente. Storia, simbolo e leggenda: nelle placchette della Pala d’Oro, in una pietra fortunosamente ritrovata negli scavi della Basilica di San Marco, nelle figure che costellano la decorazione scultorea dell’area marciana, nelle splendide miniature dei manoscritti custoditi nelle Biblioteche della città, tornano alla luce tracce e testimonianze importanti della gloria di Alessandro il Grande, che nei secoli erano diventate segni muti, simboli dal significato oscuro, invisibili presenze disseminate in Venezia.

Il lungo volo di Alessandro da Costantinopoli alla Basilica marciana

Sulla facciata nord della Basilica di San Marco un bassorilievo proveniente da Costantinopoli, parte del bottino della crociata del 1204, è uno dei più importanti esempi delle innumerevoli raffigurazioni del leggendario volo di Alessandro su un carro trainato da grifoni alati.

Basilica di San Marco, facciata nord, lastra lapidea, Volo di Alessandro, XII secolo (da Costantinopoli)

Fino a poco meno di cinquecento anni fa il significato dell’immagine, evidentemente eloquente nel XIII secolo, era del tutto obliato. La lastra fu posta all’esterno di quella che era allora la Cappella Ducale, non certo in funzione decorativa, né soltanto come prezioso trofeo; infatti, come la quadriga marciana e gli altri numerosi pezzi provenienti dalla depredata Bisanzio, la lastra era testimonianza e garanzia della continuità simbolica con la seconda Roma e della translatio imperii da Costantinopoli a Venezia. L’eredità imperiale bizantina, conquistata a forza con la IV crociata, investe il doge veneziano di un potere che trae alimento anche dalla genealogia dei kosmokratores antichi, di cui Alessandro è il primo modello.

Alessandro Kosmokrator nella Pala d'Oro 

Sempre nella Basilica, ma questa volta al suo interno, nel Tesoro, l’immagine dell’apoteosi di Alessandro compare sul margine inferiore della cornice esterna della Pala d’Oro, e fa parte di un gruppo di cinque placchette circolari in oro e smalto di piccole dimensioni (4,5 cm ca.) di fattura islamico-bizantina, datate all’XI secolo. Le placchette furono integrate all’interno della Pala marciana nella sua terza e ultima versione trecentesca.

Basilica di San Marco, Pala d’oro, smalto e oro, XI secolo (da Costantinopoli), Il volo

Nel sistema iconografico della Pala d’Oro le figure sono poste in un ordine preciso di significato, che contempla scene evangeliche, santi e profeti: una Gerusalemme Celeste che splende sull’altare della Cappella Ducale. Le uniche immagini profane sono poste sulla cornice inferiore; infatti sotto l’ultimo registro, in cui compaiono l’imperatrice bizantina Irene (probabilmente sposa di Alessio I Comneno, 1081-1118) e il doge Ordelaffo Falier (1102-1118), si trovano l’immagine di Costantino il Grande e le raffigurazioni tratte dalle storie di Alessandro.

Basilica di San Marco, Pala d’oro, smalto e oro, XI secolo (da Costantinopoli), La caccia col falcone

Le placchette comprendono: tre scene di caccia col falcone (nell’iconografia orientale, e poi federiciana, associate all’epifania imperiale); l’immagine stilizzata di Alessandro elevatus ad aerem; infine una rappresentazione del mondo, visto come un giardino paradisiaco al cui centro sorge un albero circondato da due ouroboroi, i serpenti simbolici, ma anche i fiumi che circoscrivono le terre emerse: è il mondo che, nelle versioni antiche e medievali del Romanzo, Alessandro vede dall’alto, nella visione cosmica che conclude il suo mistico volo.

Basilica di San Marco, Pala d’oro, smalto e oro, XI secolo (da Costantinopoli), L'albero cosmico

Alessandro Re del Mondo a Palazzo Ducale

Alessandro è presente anche tra le figure che decorano il colonnato di Palazzo Ducale, nel capitello a corona della quinta colonna dal Ponte della Paglia, con l’iscrizione ‘ALEXANDER MACEDONIAE REX’ che lo identifica come uno dei ‘Re del Mondo’.

Palazzo Ducale, facciata sud, Capitello dei Re e Imperatori del Mondo Antico, 1350 ca.

L’intero ciclo scultoreo esterno del Palazzo, composto soprattutto dalle decine e decine di capitelli scolpiti, è ideato come un vero trattato sapienziale per immagini, uno speculum sapientiae astronomico e astrologico, letterario e cortese, politico e civile del XIV e XV secolo. Secondo una serie canonica fissata in età medievale, le figure dei grandi re del passato riassumono la storia dell’umanità: una storiografia moralizzata che auspicava per il presente il ritorno ai più alti valori civili e morali di giustizia, pace, saggezza e magnanimità, incarnati esemplarmente dai più famosi sovrani delle civiltà antiche.

L’originale del capitello con i Re del Mondo, scolpito a metà del Quattrocento, è ora conservato nel Museo dell’Opera, mentre nel portico della facciata meridionale è esposta una copia ottocentesca.

Il Romanzo di Alessandro nei manoscritti  

Numerose tracce del Macedone sono custodite nelle Biblioteche veneziane in diverse redazioni del Romanzo di Alessandro (persiana, greco-bizantina, armena, francese). Quest'ultimo è la fonte principale per la diffusione del mito di Alessandro, un testo la cui prima stesura è databile tra il III secolo a.C. e il I d.C. e che ha una tradizione molto ricca e complessa: tradotto in latino tra il III e il IV secolo d.C., per tutta l’età medievale conobbe un numero infinito di rielaborazioni, riedizioni, riduzioni, volgarizzamenti in tutte le lingue del mondo trascritte in preziosi manoscritti miniati che raccontano ciascuno una forma diversa di ricezione e diffusione del mito alessandrino.

Biblioteca Nazionale Marciana, Iskandar-Nama, XV secolo, ms. Orient. 90, c. 90v, Battaglia contro il dragone orientale

Il manoscritto francese conservato alla Biblioteca del Museo Correr, del XIII secolo, attesta l’evoluzione occidentale della fabula del Macedone in chiave cavalleresca e cortese, in cui Alessandro compare in veste di paladino, ma anche di Re del Mondo. Il manoscritto persiano Iskandar-Nama del XV secolo conservato alla Biblioteca Marciana illustra la storia di Alessandro in stile orientale, e lo stesso eroe ha tratti asiatici; i diversi esemplari del Romanzo di Alessandro conservati nella Biblioteca dei Padri Mechitaristi nell’Isola di San Lazzaro degli Armeni (datati tra il XIV e il XVI secolo) traducono l’iconografia delle gesta del conquistatore macedone in modelli figurativi cristiani, che ritornano, fusi ancora una volta con iconografie mediorientali, nelle immagini dell’esemplare quattrocentesco custodito nella Biblioteca dell’Istituto Ellenico.

La Stella di Alessandro a Sant'Apollonia

Estratta nel 1962 dalle fondazioni dell’abside maggiore della Basilica di San Marco, la lastra è in pietra di Aurisina, e cavata successivamente al I secolo a.C. La lastra fu utilizzata nel IX secolo – come molti altri materiali provenienti dalle zone altoadriatiche – come pezzo di spolio per la costruzione della Cappella Ducale che diverrà la grande Basilica marciana (vedi in questo stesso numero di "Engramma" il contributo di Maddalena Bassani e Giulio Testori).

Chiostro di Sant’Apollonia, lastra in pietra di Aurisina, scudo con stella argeade e resti di panoplia, metà I sec. a.C.

L’analisi petrografica, iconografica e iconologica porta a datare il reperto al I secolo a.C. e ad ipotizzare che costituisse un elemento di decorazione esterna di un monumento commemorativo, onorario o funerario, romano. La stella a otto punte – emblema della casata macedone – che compare sullo scudo raffigurato sulla lastra, testimonia l’utilizzo dell’iconografia alessandrina con un preciso intento encomiastico: la gloria e l’onore militare del personaggio o della gens romana che utilizzò l’emblema si pongono nel segno della imitatio Alexandri.

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