"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

76 | dicembre 2009

9788898260218

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La stella di Alessandro nel chiostro di Sant'Apollonia: due ipotesi di restituzione del monumento onorario romano

Maddalena Bassani, Giulio Testori

Nel 1962, in occasione di alcuni interventi di restauro nelle fondazioni della Basilica di San Marco, fu scoperta una lastra in pietra, murata all'esterno dell'abside maggiore. Per le dimensioni e per la decorazione a rilievo, la lastra fu giudicata fin da subito come un pezzo di produzione romana di particolare importanza, giunta a Venezia probabilmente come materiale di reimpiego da qualche centro perilagunare antico: per la pregevole fattura il Proto della Basilica, Ferdinando Forlati, decise di esporre il reperto nel lapidario del Chiostro di Sant’Apollonia (sul ritrovamento della lastra v. in "Engramma" n. 67 il contributo di Maria Bergamo).

 

Localizzazione del punto di ritrovamento in pianta e fotografia dello scavo (Archivio della Procuratoria di San Marco)

Di grandezza non trascurabile, la lastra, pur frammentaria, presenta un fregio su due lati: sul lato maggiore di fronte compaiono un grande scudo circolare con al centro una stella a otto punte, l’impronta di uno schiniere e parte di una lunga lancia; sulla breve faccia laterale sinistra si conservano tracce di una spada appesa a un balteo tramite un chiodo. Il retro della lastra appare non lavorato e leggermente convesso al centro.

    

Solo di recente il reperto è stato oggetto di indagini specifiche, grazie alle quali è stato possibile stabilire con certezza la provenienza e la probabile datazione del materiale, riconoscerne gli elementi iconografici, e quindi proporre un'ipotesi di ricostruzione del contesto culturale e del monumento a cui la lastra poteva appartenere. L’analisi petrografica condotta dal LAMA – Laboratorio di Analisi Materiali Antichi – dell’Università Iuav di Venezia ha appurato che il materiale è una pietra estratta dalle cave di Aurisina, a pochi chilometri da Trieste, il cui utilizzo è ampiamente attestato in area alto-adriatica a partire dal I secolo a.C. (v. in "Engramma" n. 67 il contributo di Lorenzo Lazzarini).

L’analisi iconografica condotta dal Centro studi classicA dell’Università Iuav, dopo aver riconosciuto nella stella a otto punte l’emblema della casata argeade di Alessandro il Grande, in base a una serie di confronti con i programmi decorativi di monumenti commemorativi ellenistici e romani (v. il contributo di Maddalena Bassani in "Engramma" n. 67), ha riconosciuto nel soggetto del fregio – uno scudo e resti di altre armi – la panoplia di un guerriero. La datazione petrografica, incrociata con confronti numismatici (su cui v. in "Engramma" n. 67 il contributo di Giacomo Calandra), induce a circoscrivere l’ambito cronologico del manufatto nel I secolo a.C.

Lefkadia, Tomba di Lyson e Kallikles, lunetta meridionale (fine II secolo a.C.)

In alto: denario di Caio Servilio, 53 a.C. (rovescio); in basso: denario di Ottaviano, 34. a.C. (rovescio)

I dati fin qui analizzati e raccolti consentono di avanzare alcune ipotesi di ricostruzione della struttura cui la lastra era pertinente: si trattava forse di un monumento onorario, o un recinto funerario costruito per celebrare il valore di un uomo di alto rango, che volle lasciare memoria di sé facendo uso dell’emblema del grande Alessandro.

Potrebbe trattarsi di un personaggio che vantava fra le glorie della propria gens la partecipazione al Bellum Macedonicum del II secolo a.C., o che personalmente aveva combattuto nelle campagne illiriche degli anni quaranta del I secolo a.C.: il contesto in cui tale iconografia risulterebbe più plausibile è l’entourage di Asinio Pollione, braccio destro di Cesare, governatore della Gallia Cisalpina, uomo di finissima cultura e di gusti filellenici, il quale era, anche sul piano ideologico, fra i maggiori sostenitori del modello imperiale di Alessandro (v. in "Engramma" n. 67 il saggio di Maddalena Bassani e il saggio di Lorenzo Braccesi).

La lastra di Sant’Apollonia, con lo scudo che esibisce come emblema la stella macedone, è un importante testimone della precoce fortuna tardo-repubblicana del mito di Alessandro nella regione della Venetia, sullo scorcio del I sec. a.C.

Restituzione grafica

Sono state realizzate due restituzioni grafiche – basate sull’incrocio tra gli studi iconografici e il rilievo geometrico della lastra – che propongono due plausibili ipotesi riguardanti il monumento (funerario?) a cui apparteneva la pietra di Sant'Apollonia.

Nel primo caso (ipotesi A) si è ipotizzato che la struttura di riferimento fosse un monumento a dado, quadrangolare, di 10x12 pedes romani (circa m 3x3,5), sul tipo dei molti esemplari noti nel territorio italico, fra cui il celebre esemplare di Sarsina.

 

Nel secondo caso (ipotesi B) si è pensato che la lastra fosse pertinente alla decorazione di un recinto funerario: partendo dalla documentazione di Altino relativa a questa tipologia funeraria, e in particolare sulla base dei dati afferenti alle dimensioni di tali strutture, si è immaginato un recinto rettangolare, di 10x15 pedes (circa m 3x4,5).

 

Rilievo dei resti archeologici di uno dei recinti funerari nel sito di Altino (da Tirelli 2003)

L’analisi delle proporzioni degli elementi scolpiti – la lancia, lo scudo e lo schiniere – fanno supporre un elemento unitario, in pietra, largo circa 3 metri, sul quale si sviluppava l’intero fregio della panoplia.

La faccia posteriore della lastra, non lavorata, era probabilmente affiancata a un'altra struttura muraria: nell’ipotesi A ad un blocco di calcestruzzo, mentre nell’ipotesi B a una muratura in calcestruzzo rivestita sul lato esterno e interno.

La forma della lastra e la porzione di fregio sulla faccia laterale sinistra permettono di collocare il frammento su un angolare della costruzione. La dimensione del fregio e dello stesso reperto (m 1,18X1,38) fanno pensare a una struttura imponente, ubicata in un ampio spazio, che doveva essere visibile anche da media distanza, probabilmente lungo un'importante via di percorrenza.

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