"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

76 | dicembre 2009

9788898260218

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Sulle vie del lungo viaggio di Alessandro il Grande. Un aggiornamento bibliografico

Claudia Daniotti

“Implicato in una fra le più straordinarie vicende di versioni, volgarizzamenti, adattamenti che la storia letteraria conosca”. Questo, nelle parole del filologo romanzo Corrado Bologna, è Alessandro: questo l’orizzonte di consapevolezza critica all’interno del quale deve di necessità inserirsi qualunque indagine si compia intorno alla millenaria fortuna che di Alessandro il Grande ha fatto un eroe di mito e leggenda.

Come noto, punto d’origine e chiave di volta della risonanza del nome del Macedone è stato per secoli il Romanzo di Alessandro;  tradotto, riscritto, rielaborato e reinterpretato in un numero pressoché infinito di versioni, questo testo complesso e diseguale, pieno di stupita meraviglia e di fantasia inventiva, diventa in Oriente come in Occidente materia plastica continuamente riplasmata e modulata secondo innumerevoli variazioni , capace di ri-raccontare la storia di Alessandro da un confine all’altro dell’impero da lui conquistato – e oltre (v. in "Engramma" il saggio di Monica Centanni e Claudia Daniotti, Alessandro il Grande: storia di un'avventura iconografica).

Il più vasto, ammirevole e ambizioso tentativo di comprensione e prima classificazione dei rami della tradizione testuale del Romanzo si deve a George Cary, che all’entusiasmo del giovane studioso ammaliato da un tema tanto vasto e multiforme quanto la fortuna postuma di Alessandro ha unito un’ampiezza e una ricchezza di indagine che fanno del suo The Medieval Alexander, pubblicato nel 1956 grazie alle cure di David James A. Ross, uno studio ancora oggi imprescindibile – pur se, naturalmente, da integrare e rivedere alla luce degli studi più recenti. La ristampa dell’opera, appena voluta dalla Cambridge University Press, si rivela quindi estremamente preziosa, soprattutto perché, a differenza di altri studi dedicati alla ricezione del  mito di Alessandro in età medievale, l’attenzione di Cary sconfina in quella terra, in gran parte ancor oggi inesplorata, che segna il passaggio tra Medioevo ed età moderna, e che resta uno dei nodi più cruciali e decisivi che il mito di Alessandro registri.

Gli studi pionieristici di Cary – cui hanno fatto seguito quelli dello stesso Ross – costituiscono ancor oggi il punto di partenza sulla tradizione testuale, quantomeno occidentale, del Romanzo: è da quelle pagine, infatti, che muove anche Richard Stoneman, che al mito di Alessandro dedica da anni instancabile cura e attenzione appassionata. In appendice al suo Alexander the Great: A Life in Legend (edito per i tipi di Yale University Press nel 2008) quello che Stoneman compila è ben più che un elenco ragionato e commentato delle principali recensioni e versioni, orientali e occidentali, del Romanzo; è un utilissimo strumento di orientamento all’interno delle diverse tradizioni del mito che traggono origine e alimento dal racconto romanzesco. Accanto alle più note versioni in tutte le principali lingue europee, Stoneman presenta anche le narrazioni delle imprese di Alessandro in armeno, ebraico, siriaco, copto, persiano e arabo. L’orizzonte si apre quindi su un Oriente che, in modo tutt’altro che omogeneo, rilegge Alessandro alla luce delle diverse tradizioni culturali riconducibili alle tre grandi religioni monoteiste – cristiana, ebraica, islamica.

È su questo fronte orientale, complesso e multiforme, che si concentrano alcuni dei più prossimi e significativi eventi, accademici ed espositivi, legati al nome di Alessandro. È lo stesso Richard Stoneman ad essere tra gli organizzatori di un convegno internazionale di studi che si terrà all’Università di Exeter nel luglio 2010 e che si annuncia fin dal titolo – The Alexander Romance in the East – di indubbio interesse e rilevanza. A giudicare dal programma, da poco annunciato e che resta per il momento tratteggiato nelle sue linee generali, l’East oggetto di esame e discussione è quello del Vicino e Medio Oriente persiano, ebraico e arabo, che dà voce a un Alessandro molto diverso rispetto al principe di fiaba dei cortesi Roman d’Alexandre europei, e che pure conserva il ricordo, rielaborato, della lotta con creature mostruose e del volo al cielo coi grifoni. Ma i margini e gli estremi confini dell’impero non sono del tutto esclusi da questo East, se è vero che a Exeter si parlerà anche di possibili e suggestivi paralleli arturiani, da una parte, e di ciò che resta di Alessandro nel cuore profondo dell’Asia, dall’altra.

Sono precisamente quei “polverosi crocevia dell’Asia” (così Maurizio Tosi) a costituire il limite ultimo contro cui il viaggio degli eserciti di Alessandro si arresta e, insieme, a essere il terreno di tessitura di una singolarissima eredità culturale, nata dall’incrocio delle culture medio e centro-asiatiche con quella Grecia che Alessandro, ovunque vada, porta con sé. Dopo la mostra Sulla via di Alessandro. Da Seleucia al Gandhara ospitata in Palazzo Madama a Torino nella primavera del 2007, l’Asia centrale che, al passaggio del Macedone, ridefinisce alcune delle sue espressioni artistiche e culturali più significative è al centro della mostra attualmente in corso a Mannheim:  Alessandro il Grande e l’apertura del mondo. Culture asiatiche in mutamento, inaugurata il 3 ottobre 2009 presso il Reiss-Engelhorn Museum (chiusura 21 febbraio 2010). Un’occasione preziosa che permette di leggere, attraverso i reperti esposti, i mutamenti culturali, economici e sociali portati in Asia centrale dal passaggio di Alessandro, invitando il visitatore a una riflessione sulla permanenza attraverso i secoli delle tracce di quella contaminazione. Accompagna la mostra un ricco catalogo, illustrato da più di 600 immagini e corredato di schede dettagliate dei singoli oggetti in mostra, che affronta i diversi aspetti della colonizzazione culturale macedone.

Ma esiste un confine ancora ulteriore, che si snoda su un doppio ordine: quello che porta l’Alessandro conquistatore a sfiorare le vette dell’Himalaya e quello che, per sua stessa volontà mitopoietica e per credenza finanche superstiziosa alimentata nei secoli, adombra nell’uomo figlio di Filippo di Macedonia il dio invincibile figlio di Zeus Ammone. The Divinity of Alexander è il tema, quanto mai suggestivo, del convegno attualmente in corso di organizzazione presso il Warburg Institute di Londra. Tematica potenzialmente vastissima e tentacolare, quella della divinità del Macedone; eppure legata a un progetto di ricerca lì attivo, che da anni indaga le connessioni di carattere culturale tra Islam e cultura tibetana. Ed è ben nota, e pur ancora tutta da studiare, la presenza nelle terre intorno al Tetto del Mondo di antiche credenze in un Alessandro decisamente circonfuso di una luce soprannaturale.  Nessun luogo poteva forse essere migliore del Warburg Institute per indagare questa fortuna postuma, questa vita dopo la vita, che incrocia il crinale di umanità e divinità e confonde il limes segnato tra Oriente e Occidente, aggiungendo un ulteriore e affascinante capitolo alla tradizione del mito di Alessandro.

Un mito senza fine che continua con poderosa forza a indurre riflessioni e ricerche, riaprendo di volta in volta questioni e tematiche già affrontate, ma mai esaurite. Sulla sepoltura del Macedone, mistero ed enigma della storia nonché oggetto negli ultimi anni di numerosi studi, è da segnalare di freschissima pubblicazione l’ultimo lavoro di Valerio Massimo Manfredi, La tomba di Alessandro, edito da Mondadori nel novembre 2009. 

 

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