"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

60 | dicembre 2007

9788898260058

titolo

Il teatro di Eschilo nel XX secolo: attualità della tragedia greca

Anna Banfi | Università Statale di Palermo

"Un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, è moribondo;
così il teatro che non raccoglie il palpito sociale, il palpito storico,
il dramma delle sue genti e il colore genuino del suo paesaggio e del suo spirito,
col riso e col pianto, non ha diritto di chiamarsi teatro,
ma sala da gioco o luogo per fare quella orribile cosa che si chiama uccidere il tempo".
Federico Garcia Lorca

Obiettivo della ricerca è sottolineare, attraverso l’analisi di alcune rappresentazioni contemporanee, la profonda attualità dell’opera di Eschilo. Il teatro deve essere luogo di dialogo e di crescita: deve descrivere i conflitti che attraversano l’individuo e la società e invitare i cittadini a riflettere su essi.



L’opera di Eschilo è profondamente politica: la polis del V secolo a.C. non è soltanto l’ambiente esterno della sua creazione teatrale, ma lo scenario necessario entro cui accade l’azione. Cittadino ateniese, Eschilo pare avvertire come primario l’impegno di mettere in scena di fronte ai concittadinila situazione politica contemporanea. Il poeta tragico è colui che, dalla prospettiva originale del suo stile artistico, riesce a rappresentare l’attualità, sfruttando la complicità del sapere collettivo, ovvero della tradizione mitica. Il carattere politico delle tragedie di Eschilo – e in particolare dell’Orestea – si rinnova nel teatro del XX secolo: il mito degli Atridi, oggi come nel V secolo a.C., offre un terreno comune su cui costruire un profondo confronto su tematiche che coinvolgono e sconvolgono il pubblico contemporaneo. Mettere in scena oggi i testi tragici greci significa quindi costruire un dialogo con gli spettatori, facendo riferimento al loro bagaglio culturale e al contesto attuale. Atene ci ricorda che la città pretende la partecipazione attiva di ogni cittadino alla costruzione della coscienza individuale e collettiva: discutere, criticare, confrontarsi, rappresentarsi. Anche a teatro.

Con la messa in scena dell’Orestea di Eschilo, molti registi nel XX secolo hanno riscoperto il teatro come luogo di scambio e di approfondimento di temi sociali, economici e politici. Il teatro non sostituisce l’azione, ma sprona il cittadino (del mondo, non più di Atene soltanto!) a partecipare attivamente alla costruzione della comunità. La scelta di analizzare la storia della messa in scena dell’Orestea nel teatro contemporaneo nasce da diversi motivi. Il fascino di quest’opera consiste nella possibilità che essa offre di essere letta e riletta in epoche diverse, da ideologie diverse, diventando veicolo di idee anche contrapposte tra loro. L’Orestea diviene celebrazione dello stato prussiano, giustificazione del Terzo Reich nazionalsocialista, augurio per una nuova società marxista e bandiera delle ‘democrazie’ occidentali. Non è un caso che l’Orestea sia stata spesso riscritta e messa in scena in momenti di crisi e di transizione. Durante conflitti bellici, all’indomani della caduta di un regime, in situazioni di forte tensione politica e di censura, drammaturghi e registi hanno tentato di spiegare il proprio punto di vista attraverso la rappresentazione della trilogia eschilea cercando in molti casi di indicare una via di uscita da una situazione politica difficile e spronando gli spettatori, attori sulla scena reale, a riflettere e a mobilitarsi con coscienza.

Tra le numerose messe in scena dell’Orestea nel Novecento, ho scelto di analizzare cinque rappresentazioni che fossero accomunate da una lettura politica dell’opera di Eschilo: l’Oresteya russa di Tanéev del 1917-18; l’Orestiade di Gassman del 1960; Die Orestie di Stein del 1980 e il suo successivo adattamento in russo del 1994; Les Atrides di Mnouchkine del 1990-92.

Agamennone, Clitemnestra accoglie Agamennone al ritorno da Troia
1917-18 Oresteya: opera composta da Sergéy Ivanovich Tanéev. Rappresentata al Theatre of the Council of Workers’ Deputies di Mosca, Russia

Coefore, Oreste ed Elettra sulla tomba di Agamennone
1960 Orestiade: regia di Vittorio Gassman e Luciano Lucignani; traduzione di Pier Paolo Pasolini. Rappresentata al Teatro Greco di Siracusa, Italia

Eumenidi, Atena e le Furie
1980 Die Orestie: regia e traduzione di Peter Stein. Rappresentata alla Schaubühne am Halleschen Ufer di Berlino, Germania

Agamennone, Coro
1994 Oresteia: adattamento di Die Orestie di Peter Stein del 1980. Rappresentata all’Academic Theatre of the Russian Army di Mosca, Russia

Agamennone, Coro
1990-92 Les Atrides: regia di Ariane Mnouchkine, Théâtre du Soleil. Rappresentata alla Cartoucherie de Vincennes di Parigi, Francia

In anni diversi, in paesi diversi, questi registi, con prospettive e intenti differenti, hanno riletto la trilogia alla luce della storia contemporanea. La provenienza di queste rappresentazioni da contesti geografici e storici differenti sottolinea ancora una volta le molteplici possibilità di lettura dell’opera di Eschilo che, in Europa e nel resto del mondo, ha dato voce a chi cercava parole adatte a esprimere un dissenso o anche solo a descrivere una complessa situazione politica. Dall’analisi di queste rappresentazioni, si giunge alla conclusione che ogni messa in scena è prodotto della propria epoca. Tanéev, Gassman, Stein e Mnouchkine non rappresentano l’Orestea, ma l’idea che ne hanno: il teatro deve comunicare, deve invitare a riflettere sulla società, sulla storia. Come scrive Marx ne La sacra famiglia la storia non fa nulla, è l’uomo che fa tutto: non è la storia che si serve degli uomini per i propri fini, sono gli uomini ad essere attori sulla scena della storia, che si evolve solo perché sono gli uomini a volerlo. Non c’è nulla di astratto, tutto è profondamente concreto: i pensieri, le idee non sono separati da chi li produce, sono invece il risultato di una situazione storica precisa. Anche il teatro è un prodotto concreto della storia e chi crede di poterlo astrarre e riportare alla sua forma originale mente a se stesso e tradisce il pubblico, promettendo ciò che non può fare. Risulta inoltre evidente che registi e drammaturghi riservano il ruolo di comunicare il proprio messaggio politico in particolare al finale delle Eumenidi: l’affresco che Eschilo dipinge nella parte conclusiva della trilogia si presta infatti a una lettura in chiave profondamente politica, in grado di offrire una forte corrispondenza con gli eventi contemporanei. Spesso il messaggio politico rimane aperto, volutamente sfumato nei suoi contorni. Sulla scena, insieme al nuovo ordine costituito, sale l’incertezza per il futuro che sempre accompagna l’uomo nei cambiamenti storici rivoluzionari: come nella vita, così a teatro. È possibile poi, per ciascuna messa in scena, individuare gli eventi storici che sottendono all’interpretazione dell’opera. E così, per l’Orestea di Tanéev il legame con la I Guerra Mondiale e la Rivoluzione d’Ottobre; per l’Orestiade di Gassman, la connessione con l’Italia del dopoguerra, la Rivoluzione industriale, la Questione meridionale e la politica del Partito Comunista Italiano; per l’Orestea tedesca di Stein, la riflessione profonda sull’essenza della democrazia tedesca dopo la II Guerra Mondiale e il rapporto tra Germania Est e Germania Ovest; per Les Atrides della Mnouchkine, la connessione con i profondi rivolgimenti storici dopo la caduta del muro di Berlino, con il crollo dell’Impero Sovietico e con la prima Guerra del Golfo; infine, per l’Orestea russa di Stein, il legame con eventi che accadono contemporaneamente alle prove per la messa in scena, come i colpi di cannone sul Parlamento russo e, più in generale, la riflessione sul cambiamento in atto in Russia e sul ruolo di uomini come Gorbacev e Elstin.

“Il teatro è nato dall’esistenza basilare della razza umana, dalla sua ciclicità, nascita, crescita e morte e poi rinascita di un altro essere e così via [...]. Il sentimento individuale che percepisce in maniera tragica la propria esistenza avrà nel teatro il suo conforto, perché il teatro racconta proprio questa esistenza tragica, assurda, paradossale [...]. La nostra società tenta di sradicare la tragicità dell’esistenza umana, rendendo tutto facile, tutto liscio, tutto calmo. Questa facilità della vita va contro il teatro” (Peter Stein). Ancora una volta il teatro e la sua attualità, dunque. Garcia Lorca e Stein gridano la necessità di un teatro che rappresenti sulla scena l’esistenza tragica dell’uomo contemporaneo. Se ci chiediamo in che modo il teatro classico possa essere attuale oggi, in un periodo storico in cui sembrano prevalere il disprezzo per il politico e la cura del proprio, particolare interesse, allora forse potremmo rispondere che un teatro attuale dovrebbe ricordarci la nobiltà dell’attività politica in quanto pratica quotidiana di ogni singolo cittadino e aiutarci a recuperare il reale valore del confronto e della dialettica.

Bibliografia di riferimento

A. Bierl, L'Orestea di Eschilo sulla scena moderna: concezioni teoriche e realizzazioni sceniche [1996], Roma 2004
Agamemnon in Performance. 458BC-2004AD, a cura di F. Macintosh, P. Michelakis, E. Hall, O. Taplin, Oxford 2005

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