"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

46 | marzo 2006

titolo

Esperidi | Spolia divina, ferinae exuviae


Sulla genesi e trasmissione degli attributi divini di Alessandro e dei sovrani ellenistici

Lorenzo Bonoldi

Percorso di lettura

Nella tavola si prendono in esame attributi divini o trionfali che divennero elementi caratterizzanti prima della ritrattistica di Alessandro il Grande e poi di quella dei sovrani ellenistici e degli imperatori romani: la leonté di Eracle, il corno di Ammone e le exuviae elephantis.

La tavola, articolata in tre fasce, si legge da sinistra a destra, secondo uno sviluppo cronologico che tiene conto anche del rapporto modello-derivazione: a sinistra gli archetipi divini; al centro le immagini di Alessandro il Grande; a destra le figure dei suoi imitatori.

Fascia superiore: Leonté

La leonté nasce come attributo iconografico di Eracle, come trofeo della sua prima 'fatica': dopo aver sconfitto il leone nemeo, l’eroe lo avrebbe scuoiato e – a ricordo e testimonianza del trionfo nella prima di una lunga serie di prove – ne avrebbe vestito la pelle (fig. 1).
Alessandro, che per via paterna vantava fra le proprie ascendenze il divo Eracle, utilizzò già in vita l’attributo della leonté come segno della propria genealogia divina: numerosi i tetradrammi nei quali l’Eracle giovane (ovvero imberbe) assume i tratti somatici del sovrano macedone (fig. 2). L’attributo della leonté è presente anche nella ritrattistica statuaria di Alessandro, come confermato, ad esempio, dalla bella testa in marmo pentelico del Museo Archeologico di Atene (fig. 3). I sovrani ellenistici, eredi di quello che era stato il grande impero di Alessandro, presero a imitare anche nella politica dell’immagine il grande Macedone, assumendolo a modello per la realizzazione dei propri ritratti, nell’ottica della glorificazione dei nuovi dinasti, volta a sottolineare la continuità con l’impresa del grande predecessore. È il caso, ad esempio, della testa in marmo di Mitridate VI Eupatore, sovrano del Ponto, conservata al Louvre (fig. 4). Successivamente – secondo il disegno dell’imitatio Alexandri – anche gli imperatori romani presero a farsi raffigurare rivestiti dall’erculea leonté (come accade a Commodo nel busto conservato ai Musei Capitolini di Roma, fig. 5).

eracle con leontè

Fig. 1 Eracle con leonté, particolare da una coppa attica del V secolo a.C., Città del Vaticano, Musei Vaticani

alessandro con leontè

Fig. 2 Alessandro con leonté, tetradrammo in argento emesso da Alessandro, 325 a.C. circa

alessandro con leontè

Fig. 3 Alessandro con leonté, testa in marmo pentelico, 300 a.C. circa, Atene, Museo Archeologico Nazionale

mitridate VI con leontè

Fig. 4 Mitridate VI Eupatore con leonté, testa in marmo, II-I secolo a.C., Parigi, Louvre

coomodo in veste di eracle

Fig. 5 Commodo in veste di Eracle, busto in marmo, fine del II secolo d.C., Roma, Musei Capitolini

Fascia mediana: Corno di Ammone

Le corna di ariete sono una caratteristica iconografica del dio libico-egizio Amon, che fin dai tempi arcaici veniva considerato un’epifania africana ed esotica del greco Zeus. Numerosi centri di culto di Zeus-Ammone erano comunque presenti anche in terra ellenica: ad Afitide, ad esempio, nella penisola Calcidica, si trovava un grande santuario di Zeus-Ammone, il cui culto risaliva a un'epoca di gran lunga precedente l'impresa di Alessandro; le monete della zona rappresentano Zeus adorno di corna di ariete. La stessa iconografia si riscontra anche nelle monete di Cirene (fig. 6).

Il centro di culto più importante di Ammone si trovava comunque nell’oasi di Siwa, nel deserto libico, presso la quale era l’oracolo del dio. Tale oracolo era stato meta di pellegrinaggi e ambasciate greche già dal V secolo (Erod. III, 25.3-26.3) e secondo il mito anche Eracle e Perseo si sarebbero recati nell’oasi in veste di pellegrini (Call. FGrH 124 fr. 14a, Arr. III, 3.1-2, Curz. Ruf. IV, 7.8). Nel 332 a.C., dopo aver conquistato l’Egitto, anche Alessandro attraversò la depressione di Qattara per recarsi presso il santuario di Ammone. L’oracolo di Siwa salutò Alessandro quale figlio del dio (Plu., Alex. 27 e Rom. Alex I, 30). Nelle monete battute da Lisimaco re di Tracia dopo la morte di Alessandro il sovrano macedone viene raffigurato con le corna di ariete sul capo, come si conviene al figlio divino di Zeus-Ammone (fig. 7). Ma già in vita Alessandro aveva indossato sul capo le corna di Ammone: l’abitudine di Alessandro di mostrarsi in pubblico con corna di ariete sul capo è ricordata da Efippo di Olinto (FGrH 126 fr. 5); lo stesso Efippo ricorda inoltre che nel 324, a Ecbatana, un eminente dignitario di Iaso di nome Gorgo, avrebbe posto sul capo del re una stravagante corona, verosimilmente adorna di corna, proclamando nuovamente il re "figlio di Ammone".

Il corno di Ammone – segno della diretta genealogia divina – resta una caratteristica esclusiva di Alessandro e non viene adottato dai Diadochi nei loro ritratti; fa eccezione il caso di Arsinoe II, regina tolemaica di Egitto, che in una serie di conii viene raffigurata con un ornamentale corno di Ammone avvolto attorno all’orecchio, parzialmente coperto dal velo che le ricopre il capo (fig. 8). Le corna di Ammone della regina tolemaica non vanno confuse con le piccole corna di mucca spesso presenti sulla fronte delle regine greche d’Egitto, che sono sì segno divino, ma che rimandano non alla figura di Ammone, ma all'iconografia della vacca Io – progenitrice, secondo il mito ellenico, della stirpe d'Egitto – o all'iconografia della stessa, egiziana, dea Iside che porta sul capo un'ampia mezzaluna cornuta.

Zeus Ammone

Fig. 6 Zeus-Ammone, dracma in argento da Cirene, 480-435 a.C. circa

alessandro come figlio di Zeus Ammone

Fig. 7 Alessandro come figlio di Zeus-Ammone, tetradrammo in argento emesso da Lisimaco, 290 a.C

arsinoe II con corno di Ammone

Fig. 8 Arsinoe II con corno di Ammone attorno all'orecchio, decadrammo in argento, 246-241 a.C.

Fascia inferiore: Exuviae elephantis

La spoglia elefantina, portata a copertura del capo, è un attributo iconografico che nasce all’interno della ritrattistica alessandrina come declinazione esotica e orientaleggiante della leonté: come Eracle aveva vestito la pelle del leone nemeo dopo averlo sconfitto, così anche Alessandro venne raffigurato ricoperto di pelle d’elefante dopo il trionfo su Poro e la (più proclamata che reale) conquista dell’India (fig. 9).
Non si hanno attestazioni di raffigurazioni di Alessandro rivestito di exuviae elephantis realizzate durante la vita del Macedone: si presuppone quindi che l’attributo sia stato inventato dopo la morte del re, nell’ottica di una sua glorificazione trionfale in immagine.

Da Alessandro le exuviae elephantis passarono poi a rivestire Demetrio della Battriana  (fig. 10) e i faraoni tolemaici successori del Macedone in Egitto (Tolomeo II e Cleopatra III, fig. 11), per passare poi al repertorio iconografico della numismatica neo-punica di Numidia e Mauritania (anche attraverso il legame dinastico rappresentato dal matrimonio fra Juba II di Mauritania e Cleopatra Selene, figlia di Marcantonio e Cleopatra VII) e diventare infine attributo iconografico delle personificazioni di Africa e di Alessandria (sull'ampia diffusione, geografica e cronologica, di questo attributo, si rimanda al saggio Exuviae Alexandri: slittamenti del significato allegorico della spoglia elefantina).

eracle con leontè

Fig. 9 Alessandro con exuviae elephantis, tetradrammo in argento emesso da Tolomeo I, 310-305 a.C.

alessandro con leontè

Fig. 10 Demetrio, re della Battriana, con exuviae elephantis, tetradrammo in argento, 190 a.C. circa

alessandro con leontè

Fig. 11 Cleopatra III con exuviae ele0phantis, emiobolo in bronzo, 117 a.C.

mitridate VI con leontè

Fig. 12 Patera di Boscoreale (ritratto di Cleopatra Selene), argento in parte dorato, I secolo d.C., Parigi, Louvre

temi di ricerca

indici

colophon

archivio