"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

35 | agosto/settembre 2004

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Mnemosyne, tappa Alessandria

Dalla conquista dell'ecumene all'ascesa al cielo: in cerca di Alessandro nel labirinto di Mnemosyne

Claudia Daniotti

Al centro della tavola A dell'Atlante, sulla carta che segna per tappe i percorsi della trasmissione della cultura classica, l'unica città africana affacciata sul Mediterraneo che Warburg indica è Alessandria, il cui nome resta indissolubilmente legato a quello del suo fondatore: Alessandro il Grande.

Dalla fine del IV secolo a.C. a oggi, il filo della memoria e della tradizione del mito di Alessandro – del fascino irresistibile dell'uomo sempre teso verso l'ignoto e delle straordinarie imprese del condottiero giunto per primo ai confini del mondo – si snoda pressoché ininterrotto, a volte in modo evidente a volte per allusioni più o meno discrete, con una diffusione che ricopre di nuovo le terre dell'impero da lui conquistato e ne oltrepassa addirittura i confini: dal Nord Europa ai Paesi mediterranei, dall'Asia centrale all'Estremo Oriente.

Sulle tavole di Mnemosyne Alessandro non compare di frequente, ma gli episodi nei quali Warburg ce lo presenta sono quelli che segnano lo snodo, iconografico e semantico, più importante e decisivo, della tradizione del mito del grande re. Nell'Atlante di Warburg Alessandro, più che essere il conquistatore o lo stratega, è l'uomo intrepido capace di compiere imprese mai tentate: di volare verso il cielo con l'aiuto dei fantastici grifoni (tavola 33 e tavola 34) e di immergersi negli abissi del mare inesplorato (tavola 34).

È proprio grazie a queste avventure incredibili e favolose, che lo rendono pienamente kosmokrator, che Alessandro può farsi modello, referente e paradigma del potere regale e imperiale, d'Oriente e d'Occidente, per secoli, tanto da ricomparire quindi in filigrana in molte parti di Mnemosyne: dietro l'apoteosi degli imperatori romani, nelle scene di trionfo militare e nell'ascesa al cielo del dio del Sole, nei rilievi funerari che promettono una qualche sopravvivenza dopo morte e nella pratica antica dell'elevazione sullo scudo dei condottieri vittoriosi e trionfanti. Da Ottaviano Augusto a Napoleone. 

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