"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

12 | novembre 2001

9788894840100

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EUREKA! | novembre 2001

Anima-Verità

Gianna Pinotti

La Calunnia di Apelle di Sandro Botticelli (ca.1490-1494), ispirata al brano delle Ekphraseis di Luciano di Samosata (II secolo d.C.). Non bisogna prestar fede facilmente alla Calunnia  è opera cosmologico-estetica legata alla riscoperta di Platone coltivata dall'Accademia di Careggi, di cui Marsilio Ficino (1433-1499) si fa promotore. Ne fa parte Botticelli stesso. Tradizionalmente la Nuda Veritas viene contrapposta alla Calunnia e agli altri inganni personificati (Sospetto, Invidia, Insidia, Frode), ma soprattutto all'Ignoranza, su cui Luciano si sofferma particolarmente nel preambolo alla Calunnia.

"Non solum vero per numeros sed etiam per figuras describitur anima, ut per numeros quidem incorporea cogitetur, per figuras autem cognoscatur ad corpora naturaliter declinare" (Marsilio Ficino, Compendium in Timaeum, cap.27, elaborato tra 1457 e 1492).

"L'anima aspira allo stato dove aveva trovato il proprio vero alimento [...] in un equilibrio e in un accordo spirituale [...] e si trova grazie a questo cibo, invincibile, in equilibrio, signora e guida degli uomini, al di sopra del cielo, uguale agli angeli, simile a Dio" (Marsilio Ficino, Theologia platonica VIII).

"L'occhio dell'anima, di cui l'occhio fisico è strumento, riflette a sua volta la verità delle specie e delle forme. Posto al centro dell'universo, l'uomo è lo spettatore insostituibile di questo prodigioso teatro" (Marsilio Ficino, Theologia platonica II).

"In noi hanno sede tre specie di anima in tre luoghi diversi [...] la specie di anima che in noi è sovrana [...] noi diciamo risiedere alla cima del nostro corpo, affermando con pieno diritto che ci solleva dalla terra verso la parentela con il cielo, perchè noi siamo una pianta celeste, non terrena: lì infatti, da dove sorge l'origine prima dell'anima, la divinità appendendo la nostra testa e radice, mantiene eretto tutto il corpo. Chi si sia preoccupato della cultura e dei pensieri veri e abbia esercitato soprattutto questa fra le sue facoltà deve senz' altro nutrire, se riesce a raggiungere la verità, pensieri immortali e divini  [...]" (Platone, Timeo 89e-90c).

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