"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

Euro: il rovescio della medaglia.

Una prima ricognizione iconografica sulle nuove monete europee

Lorenzo Bonoldi

English abstract | Compendium

Il primo gennaio 2002 ha segnato una data fondamentale per la storia della cultura europea: la nascita dell’Euro ha reintrodotto una moneta con un’area di circolazione estesa a quasi tutta l’Europa. Ciò non accadeva dai tempi dell’Impero Romano.

A differenza di quanto accadde in passato, però, questa moneta comune non è battuta da un’unica autorità che governa l’intera area in cui essa ha valore, ma da quindici diversi stati. Sostituendo con sette banconote ed otto serie di monete le vecchie divise nazionali, la nuova valuta ha sconvolto il panorama delle figurazioni monetali europee: le immagini, che fino al giorno prima avevano garantito l’autenticità e il valore della moneta su cui erano impresse, sono state dichiarate fuori corso, e, introdotte e veicolate dall’Euro, nuove immagini ne hanno preso il posto ed il potere.

Osservando il fenomeno Euro dal punto di vista della storia delle immagini si scoprono non pochi elementi interessanti legati all’introduzione della nuova moneta europea. Un primo spunto significativo riguarda la differenza di trattamento riservato alle banconote rispetto alle monete: all’uniformità della banconota (comune a tutti i paesi) sembra corrispondere l’intenzione di affievolire progressivamente le differenze e le individualità nazionali. Nelle banconote è infatti rappresentata un’Europa senza confini, un’Europa tuttavia politica e non geografica, come dimostrato dall’inserzione delle colonie francesi d’oltremare (intervento che ha creato non pochi problemi nella realizzazione di un prototipo ‘corretto’).

Il tema dell’apertura e dell’unione è poi ribadito dalla scelta delle raffigurazioni presenti sulle euro-banconote: ponti e finestre nei diversi stili architettonici della storia dell’arte europea (classico, romanico, gotico, rinascimentale, barocco, del ferro e del vetro e contemporaneo). Si tratta di modelli astratti, non di raffigurazioni di monumenti reali. Ciò è dovuto al fatto che, essendo i Paesi dell’unione quindici e i pezzi delle euro-banconote solo sette, inevitabilmente qualche nazione sarebbe stata tagliata fuori da questo repertorio iconografico. Si è così optato per immagini neutre in cui tutti gli stati potessero in qualche modo riconoscersi.

A far da controcanto al ruolo ‘unificatore’ della banconota è stata chiamata la moneta, cui è stato affidato il compito di rappresentare le diverse identità nazionali. Come noto, le euro-monete presentano due facce, una nazionale e una comune. Sulla faccia comune dell’Euro è raffigurata una carta dell’Europa, su cui, a differenza di quanto avviene per le banconote, sono segnati i confini di ogni Paese. Sull’altro lato, quello nazionale, quindici diversi simboli diversificano ed identificano le singole sovranità statali.

Da sempre il potere statale si autorappresenta nel veicolo efficace della moneta e, apponendovi a sigillo un’immagine significativa e riconoscibile, ne garantisce il valore. L’esistenza di una faccia nazionale sulle euro-monete ha comportato per ogni Paese la necessità di scegliere delle immagini simboliche, significative e riconoscibili a cui affidare questo importante compito. Nella seguente tabella sono riportate le descrizioni delle quindici facce nazionali della moneta da un euro.

1.   2.  3.   4.  

1 | Wolfgang Amadeus Mozart ritratto di tre quarti verso destra. Bandiera austriaca. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Iscrizione: 1 Euro (autore Joseph Kaiser).
2 | Profilo di Sua Altezza Reale Re Alberto II, volto a sinistra. Lettera ‘A’ sormontata da corona. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Motto assente. (autore Jan Alfons Keustermas).
3 | Coppia di cigni in volo (immagine selezionata sulla base di un concorso indetto al fine di commemorare l’80° anniversario dell’indipendenza della Finlandia). 4. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Motto assente. (autore Pertti Maekinen).
Albero inserito in un esagono e affiancato dalle lettere ‘R’ e ‘F’. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Motto: ‘LIBERTÉ ÉGALITÉ FRATERNITÉ’. (autore Joaquim Jimenez).

5.  6.   7.    8.

5 | Aquila affrontata. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Motto assente. (autori Heinz e Sneschana Russewa-Hoyer).
6 | Arpa celtica, emblema tradizionale dell’Irlanda. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Iscrizione: ‘EIRE’ (autore Jarlath Hayes).
7 | Riproduzione del disegno di Leonardo da Vinci sulle proporzioni ideali del corpo umano, conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Monogramma ‘RI’. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Motto assente.
8 | Profilo di Sua Altezza Reale la Regina Beatrice d’Olanda, volto a sinistra. Dodici stelle poste in semicerchio sul lato sinistro della moneta. Anno di conio. Iscrizione: BEATRIX KONINGIN DER NEDERLANDEN. (autore Bruno Ninaber van Eyben).

9.    10.   11.   12.   13.

9 | Sigillo reale del 1144 entro stemmi araldici. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Iscrizione: PORTUGAL. (autore Victor Manuel Fernandes dos Santos).
10 | Ritratto di Sua Altezza Reale Re Juan Carlos I de Borbon y Borbon in tre quarti verso sinistra. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Iscrizione: ‘ESPAÑA’.
11 | Profilo di Giovanni Paolo II rivolto a sinistra. Dodici stelle poste a semicerchio nella parte superiore della corona. Anno di conio. Iscrizione: ‘CITTÀ DEL VATICANO’ (autore Guido Veroi).
12 | Profili accollati delle Loro Altezze Reali il Principe Ranieri e Alberto di Monaco. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Iscrizione: ‘MONACO’.
13 | Stemma della Repubblica di San Marino. Corona di dodici stelle. Anno di conio. Iscrizione: ‘SAN MARINO’.

Analizzando le diverse immagini presenti sulle facce nazionali dell’Euro è possibile suddividerle in tre categorie differenti: figure metonimiche, figure simboliche e ritratti di monarchi in profilo.

Il primo gruppo è costituito da quelle raffigurazioni che vengono ritenute, secondo il comune sentire nazionale e internazionale, rappresentative dell’identità del Paese. In questo gruppo, ad esempio, rientra l’intera serie italiana, che raffigura particolari di opere d’arte e monumenti (questa volta reali e non ideali come quelli delle banconote). Si tratta di immagini metonimiche, rappresentazioni di dettagli di figure, immagini di immagini che, pur non essendo simboli, restituiscono per figure l’idea dell’identità nazionale.

In tal senso è da sottolineare che la Venere di Sandro Botticelli raffigurata sui 50 eurocent italiani non è la rappresentazione di una divinità pagana simile alla Venus Victrix delle monete di Giulio Cesare. Si tratta invece di una sorta di ‘cartolina numismatica’ raffigurante il particolare di una delle più celebri e inflazionate opere dell’arte italiana, a cui la celebrità della forma (non la natura divina del soggetto) ha conferito il privilegio di apparire sulla moneta sonante.

Sempre nella serie italiana è da segnalare un fatto curioso legato alla raffigurazione del volto di Dante, coniato sulla moneta da 2 euro. Sebbene il poeta sia considerato il padre della letteratura italiana e abbia un senso vederlo raffigurato sulla moneta circolante di più alto valore, il suo ritratto riprodotto sul tondello è un particolare tratto dalle Stanze Vaticane affrescate da Raffaello, stanze che, come è noto, non si trovano in territorio italiano, ma all’interno della Città del Vaticano, stato autonomo che possiede una versione propria dell’euro, e che potrebbe avocare a sé la “proprietà” dell’immagine (cosa che, ad esempio, la Francia farebbe subito se il governo Italiano scegliesse di coniare sulle sue monete il viso della Gioconda di Leonardo).

Anche gli Euro austriaci, con il ritratto di Wolfgang Amadeus Mozart, rientrano in questa categoria. Attraverso l’immagine del famoso compositore austriaco si è voluto celebrare la grande tradizione della nazione in campo musicale. Tuttavia l’uso inflazionato della figura — una delle immagini più diffuse in tutta l’Austria — ha dato vita a un fatto curioso. Infatti, se generalmente sono le monete vere e proprie a influenzare la forma di dolciumi, nel caso dell’Euro austriaco sembra essere accaduto il contrario: in virtù della fortuna iconografica del ritratto del celeberrimo musicista, la moneta presenta forti somiglianze con i noti cioccolatini chiamati Mozartkugeln.

Il secondo gruppo di immagini comprende quei simboli che identificano l’identità nazionale grazie alla loro auctoritas storica (l’aquila degli Euro tedeschi, la civetta di quelli greci, l’arpa di quelli irlandesi) o un valore allegorico ricostruito ex novo (come l’albero dell’Euro francese, creato appositamente per la nuova moneta ma affiancato dal motto tradizionale ‘LIBERTÉ ÉGALITÉ FRATERNITÉ’).

Fra le immagini appartenenti a questa categoria merita un’attenzione particolare quella della Marianna di Francia, coniata sulle monete da 1, 2 e 5 centesimi. Innanzitutto va ricordato che Marianna non è la personificazione della repubblica francese, ma un suo simbolo. Per questo motivo è stato possibile attribuirle sembianze e volti di donne reali, generalmente le più belle di Francia, fra cui Brigitte Bardot, Catherine Deneuve e Mirelle Matthieu.

Nel 2000 il Collegio dei Sindaci di Francia ha eletto Laetitia Casta “Marianna del terzo millennio”. La top model ha così posato come modello per la realizzazione di un busto distribuito poi in tutti i municipi del Paese. Ora i tratti del suo viso garantiscono in tutta Europa il valore degli eurocent coniati in Francia.

La terza e ultima categoria di immagini monetali raggruppa le teste coronate dei monarchi europei, presenti sugli Euro emessi da Belgio, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Principato di Monaco e Città del Vaticano. Queste teste si distinguono dalle altre presenti sulle euro-monete per due principali motivi: in primis rappresentano personaggi viventi (verosimilmente quindi, gli Euro ‘monarchici’, essendo legati ai ritmi biologici delle successioni dinastiche, cambieranno raffigurazione più rapidamente rispetto a quelli ‘repubblicani’). In secondo luogo, a differenza delle altre teste, i ritratti dei monarchi europei sono, conformemente alla tradizione, ritratti in profilo, con l’unica eccezione di Re Juan Carlos di Spagna, raffigurato in tre quarti.

La presenza del profilo del regnante sulle monete è una delle poche tradizioni che, senza intervalli di oblio (a partire dall’influenza della monetazione di Alessandro su quella dei principes romani), collega direttamente il mondo contemporaneo a quello antico.

La moneta, infatti, intesa come fenomeno statale, nasce in stretta correlazione con il potere monarchico del Princeps. È il re a garantire il valore della moneta, e lo fa apponendovi il proprio sigillo, emblema o simbolo. Non molto più tardi a questo simbolo (generalmente una protome taurina o leonina) si sostituisce un profilo, che può essere quello della divinità protettrice dello stato (in contesti democratici) o quello del monarca stesso (in regimi monarchici). Da questo momento in poi, la numismatica occidentale presenta come costante quella di avere su una delle facce della moneta una testa in profilo.

  

In un secondo momento l’immagine del monarca, che in origine serviva alla moneta per garantire il suo valore, passa a servirsi essa stessa della moneta come veicolo di diffusione. Il gesto rituale della sparsio, il lancio sul popolo di monete con l’effigie del sovrano in determinate occasioni (intronizzazioni, matrimoni, trionfi e altro), che simbolicamente corrisponde all’esposizione e alla distribuzione del suo “corpo mistico”, trova nella circolazione monetaria la propria amplificazione: i profili degli imperatori romani arrivarono dove essi stessi non misero mai piede e le popolazioni della lontana Britannia conoscevano il volto della massima autorità dell’Impero, pur non avendolo mai visto direttamente. La valenza simbolico-ritrattistica affidata all’effigie del sovrano coniata sulle monete trova successivamente un’importante eco e una forte conferma nella medaglistica rinascimentale, per la quale la medaglia è raffigurazione ufficiale del signore e dono ufficiale da distribuire alle altre corti. Laddove poi si sia verificata le caduta del regime monarchico e la conseguente istituzione della repubblica, ai profili dei monarchi si sono sostituiti quelli delle personificazioni degli stati, che, in genere, mutuano la loro iconografia da quella della turrita dea Tyche.

  

In questo modo profili di divinità e personificazioni, di re e pontefici, di capi di stato e generali, hanno attraversato per secoli le strade d’Europa, veicolati dalle monete su cui erano coniati. L’introduzione dell’Euro ha costituito per questo variegato panorama iconografico una sorta di “periodo del Terrore al contrario”. Sono infatti cadute, non sotto i colpi della ghigliottina, ma sotto quelli dei conii delle zecche, le teste delle divinità pagane, delle personificazioni e delle allegorie delle vecchie monete nazionali, mentre sono rimaste salde quelle cinte da corone.

Queste ultime, inoltre, dal momento che le euro-monete possono circolare liberamente in tutti gli stati indipendentemente dalla zecca che le ha battute, hanno visto aumentata la loro auctoritas: un turista italiano in visita a Berlino può pagare una birra con monete recanti il ritratto del re di Spagna. Allo stesso modo il profilo di Beatrice d’Olanda garantisce il valore delle monete che stanno nelle tasche portoghesi come di quelle conservate nei borselli greci.

L’antico rito della sparsio trova così nuova vita nella moneta unica: i profili dei sovrani, garantendo il valore della moneta su cui sono coniati, giungono ad avere potere anche al di fuori dei confini geografici dei loro regni. Potenziamento o neutralizzazione della loro auctoritas? Dal punto di vista della storia delle immagini, fra gli Euro coronati quelli più interessanti sono quelli emessi della Città del Vaticano e del Principato di Monaco.

L’Euro del Principato di Monaco è l’unico a presentare i profili accollati di due personaggi, il principe Ranieri e l’erede Alberto. Il modello iconografico di questa composizione è desunto dalla numismatica e dalla glittica antica e venne utilizzato spesso anche nella medaglistica rinascimentale. Generalmente, però questo modello è adottato per marito e moglie o per madre reggente e figlio minorenne. Il suo utilizzo per due uomini è attestato solo in rare ed eccezionali occasioni (si pensi ad esempio alla moneta con i profili accollati dell’imperatore Costantino e di Alessandro il Grande).

La scelta di Ranieri di apparire insieme al figlio Alberto nella coppia antinomica senex et puer pare essere legata alla legge Salica, ancora in vigore in casa Grimaldi: il corpo del Re, senex di ottantuno anni, cerca nuovo vigore e garanzia di sopravvivenza nella gioventù dell’erede puer (ma anche pericolosamente ancora àpais).

Riguardo la faccia nazionale dell’Euro vaticano è nota la spinosa questione che ne ha segnato la genesi. In difesa della laicità dell’Europa, il rappresentante della Francia, paese un tempo governato dal Cristianissimo, ha posto un veto irrevocabile contro la presenza di simboli religiosi sulle monete. Di conseguenza l’Euro pontificio reca l’immagine di Karol Wojtyla senza il suo titolo e il suo nome di Papa, senza l’anno di pontificato e senza paramenti sacri o simboli religiosi, rompendo così la tradizione della monetazione vaticana precedente.

Un’ultima notazione riguarda un problema di carattere terminologico: fino ad ora si è parlato di una faccia nazionale e di una comune. La catalogazione numismatica, tuttavia, ha due termini ben precisi per indicare le facce di una moneta: recto e verso. Ma nella nuova moneta europea qual è il recto e quale il verso? Cos’è ‘testa’ e cosa ‘croce’?

Nei manuali di numismatica si definisce recto la “faccia più importante” della moneta. A questa definizione del tutto arbitraria se ne affianca un’altra, desunta dalla pratica: il recto di una moneta è la faccia che reca la rappresentazione dell’autorità che emette la moneta stessa. Considerando che l’Euro è una moneta internazionale emessa da un collegio di stati indipendenti, si potrebbe definire recto o ‘testa’ la faccia recante la raffigurazione degli stati europei aderenti alla moneta unica (ovvero la faccia comune). In quest’ottica diventerebbe verso o ‘croce’ la faccia nazionale. A tale assegnazione di nomi e ruoli si possono muovere però alcune obiezioni. In primis qualche motivata perplessità sorge già davanti alla presenza sulla faccia comune di Svezia, Danimarca e Regno Unito, stati facenti parte della comunità economica europea ma non aderenti all’Euro.

Inoltre tale scelta terminologica ci porterebbe a definire verso quella faccia nazionale su cui, negli stati monarchici, è coniato il profilo del sovrano. Avremmo così una ‘testa’ sul lato ‘croce’ della moneta, il che ingenera una certa confusione nella convenzione del nostro linguaggio. Scambiando i termini sorgono nuovi problemi. Se è infatti vero che la numismatica conosce numerosi casi di medaglie e monete con recto differente e uguale verso (situazione degli Euro se si optasse per questa suddivisione terminologica), va ricordato che la moneta greca da un Euro riproduce sul lato nazionale il recto di un antico tetradramma ateniese del V secolo a.C., assumendo così, per auctoritas dell’antico, valore di ‘croce’. Insomma, pare che ci siano alcuni Euro testa/croce ed altri testa/testa o croce/croce, situazione che pone forti limiti, per lo meno di reperibilità, alla pratica ‘numis-mantica’ del “testa o croce”.

 

 

Riferimenti bibliografici

Compendium

Divorum, regum, pontificum, principum ducumque capita, a nummis vecta, in saecula per Europam peragraverunt. Kal.Ian. anno MMII nummus unus fere toti Europae communis signatum est, qui ‘Euro’ nominatur. Cum chartamoneta, eadem omnibus nationibus, unam civitatem Europeam significet, aliam imaginem aliam nationem singulus nummus ostendit et communitatis peculiarem identitatem exprimit. Euro tumultum iconographicum excitavit: allegoricae personae e nummorum faciebus cadunt sed omnia regum capita restituuntur: sic evenit pro Belgico, Luxemburgensi, Batavo, Hispanicoque rege sed etiam pro Monacensibus principibus atque pro Vaticano pontifice. Ita nummorum varia exemplaria effigibus dissimilibus signantur: adsunt viri artibus litterisque in singulis nationibus clarissimi – exempli causa: W.A.Mozart in austriaco Euro, Dante in italico nummo – ; sed aliter adsunt etiam praeclara monumenta vel opera artistica vel symbola sive e traditione sive ex novo ficta: celtica harpa in hibernico euro, aquila germanica, arbor cum voce "libertè fraternitè egalitè" in gallico nummo.

English abstract

Profiles of gods and personifications, kings and popes, heads of state and generals, borne on the coins on which their images were minted, have crossed the roads of Europe for centuries. On the 1st January 2002 a single currency with a circulation area covering most of Europe was issued the Euro. From a symbolic standpoint the unifying role of this currency has been assigned to Euro banknotes, which are the same for all the countries that have joined the REM, whilst the coins, which have both a common face and a national face – have been assigned the task of representing the identities of each and every country to which they belong. The switch from the old national currency to the new Euro has also brought about an iconographic upheaval that has altered the face of European coinage. In a kind of reverse age of terror, the heads of personifications and allegories have fallen, not under the blows of the guillotine but in the minting houses of Europe whilst crowned heads, those of Belgium, Luxembourg, Holland, the Principality of Monaco and the Vatican City, have remained firmly in place. Besides these, the iconography of the European monetary system includes other portraits although never in profile, as this posture remains a royal prerogative. They represent people no longer living who are connected with the artistic and literary heritage of each country (Wolfgang Amadeus Mozart, for example, appears on the Austrian Euro). The coins also include details of monuments, paintings or frescoes, as in the case of the entire series of Italian coins, and symbols of each nation, either drawn from tradition or newly created a Celtic harp for Irish Euros, the eagle for German Euros and a tree bearing the words "Liberté, égalité, fraternité" on the French.

keywords | Euro; coin; metonymial figures, symbolic figures; Monarch’s portraits.

Per citare questo articolo / To cite this article: L. Bonoldi, Euro: il rovescio della medaglia. Una prima ricognizione iconografica sulle nuove monete europee, “La Rivista di Engramma” n. 14, febbraio 2002, pp. 7-19 | PDF