"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

36 | ottobre 2004

titolo

ESPERIDI | La ninfa di Manet: deduzioni formali e ispirazione tematica

Seminario di Tradizione classica, coordinato da Monica Centanni

English Abstract

http://www.engramma.it/engramma_v4/rivista/esperidi/36/036_img/tavola_medium.jpg

“Oggi possiamo domandarci se, nella sua avanzata verso la luce, Manet avesse veramente bisogno di rivolgersi indietro e di presentarsi come un fidato amministratore dell’eredità della tradizione. Dopo tutto, l’impatto immediato della sua opera poteva dire al mondo che solo coloro che condividono l’eredità spirituale del passato sono in grado di trovare uno stile carico di nuovi valori espressivi.Tali valori infatti derivano la loro forza di penetrazione non dalla rimozione ma dalla sfumatura che apportano alla rielaborazione delle antiche forme. Per i comuni artisti questi obblighi superindividuali possono rivelarsi un peso intollerabile. Ma per il genio tale contrasto dà luogo a un atto di magia anteica, grazie al quale le nuove creazioni possono assumere quel potere di persuasione che trascina in sé ogni cosa ”. Aby Warburg su Manet

In apertura al montaggio è collocata una lastra di sarcofago (1) raffigurante il Giudizio di Paride. In basso a destra compare una coppia di divinità fluviali sedute a terra in particolare, la figura femminile – nuda e di profilo – volge lo sguardo verso il cielo. L’opera, un bassorilievo di età romana del II secolo d.C., era accessibile in età rinascimentale perché visibile a Roma presso Villa Medici.

1. Giudizio di Paride, sarcofago romano, II sec. d.C.,
Roma, villa Medici

Il gruppo Fiume e Ninfa ritorna anche in un’altra opera della tarda antichità – la cosiddetta 'Patera di Parabiago’ (2), un piatto d’argento che ha al centro un trionfo della dea Cibele. Nella patera la coppia fluviale protagonista del montaggio è collocata sulla sinistra: rispetto alla postura del sarcofago, la ninfa volge però lo sguardo ‘all’esterno’, verso l’osservatore. La patera, ora conservata a Milano presso il Museo Archeologico, è nota solo dal 1907, data del suo ritrovamento in una tomba di Parabiago, nei pressi di Milano.

2. Trionfo di Cibele. Attis e Aion tra gli elementi cosmici
('Patera di Parabiago' dal luogo del ritrovamento), piatto in argento a uso funerario, IV sec. d.C.,
Milano, Museo Archeologico

Al centro del montaggio è il Concerto campestre di Giorgione (3): nel dipinto, datato agli inizi del XV secolo e ora conservato a Parigi, presso il Museo del Louvre di Parigi, le divinità fluviali– che nel sarcofago e nella patera erano figure di contorno rispetto alla scena principale – conquistano la scena, divenendo i protagonisti del dipinto.

3. Giorgione (attr.), Concerto campestre, olio su tela, 1510 ca., Parigi, Louvre

Accanto un’incisione di Marcantonio Raimondi (4) tratta da un perduto Giudizio di Paride di Raffaello: nell'angolo inferiore gruppo destro ancora la coppia Fiume-Ninfa e, anche in questo caso, la naiade volge lo sguardo all’esterno del dipinto.

4. Marcantonio Raimondi (da Raffaello), Il giudizio di Paride, acquaforte su rame, inizi XVI sec.

In un affresco giorgionesco di Cesare Castagnola (5), risalente al XVI secolo che ritrae la Caduta di Fetonte, si riconosce lo stesso gruppo Fiume-Ninfa che, anche in questo caso, volge lo sguardo verso lo spettatore. L’affresco, collocato sulla facciata di palazzo Piacentini nel centro di Castelfranco Veneto, è tutt’oggi visibile.

5. Cesare Castagnola, La caduta di Fetonte, affresco, XV sec., Castelfranco Veneto
Palazzo Piacentini

A chiusura della tavola sta il Dejeuner sur l’herbe di Edouard Manet (6), conservato a Parigi presso il Musée d’Orsay. La tela, che il pittore realizzò nel 1863 qualche anno dopo il ritorno dal suo secondo viaggio in Italia, fu esposta al Salon des Refusés, attirando non poche critiche per il soggetto ‘scandaloso’: la ninfa che volge lo sguardo fuori dal quadro è inserita in un contesto 'borghese'.

6. Edouard Manet, Dejeuner sur l'herbe, olio su tela, 1863, Parigi, Musée d'Orsay

English Abstract

The plate compares the figure of the Nymph in Manet's Déjeuneur sur l'herbe with her iconographical references from antiquity (the "Parabiago Patera") to Reinassance, suggesting a path that – via Raphael and Marcantonio Raimondi (or more likely via Giorgione/Castagnola) – leads through various works of art up to the modern painting.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio