"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

136 | giugno-luglio 2016

9788898260812

titolo

Judaica. Fonti documentarie relative al mondo ebraico veneziano all’Archivio di Stato di Venezia

Claudia Salmini

English abstract

fig. 1 | Home page di Judaica, sezione del sito dell'Archivio di Stato di Venezia

fig. 2 | Esempio di scheda e descrizione all’interno del sotto-sito Judaica dell’Archivio di Stato di Venezia

I. Premessa

L'Archivio di Stato di Venezia ha realizzato, tra il 2010 e il 2011, il Progetto Judaica. Si tratta di un primo strumento che mette a disposizione del pubblico di tutto il mondo un insieme di fonti documentarie di imponenti dimensioni, tutte relative al mondo ebraico veneziano in età moderna.

Il progetto faceva parte di un lavoro più ampio, coordinato dall'Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU), partner italiano del Portale Europeana, finanziato con il programma eContentplus della Commissione Europea; per la parte italiana, l'ICCU ha coinvolto due istituti: l'Archivio di Stato di Venezia e la Biblioteca Palatina di Parma.

L’Archivio di Stato di Venezia è stato invitato a partecipare al progetto quando questo era già avviato e ha avuto a disposizione un anno e mezzo di tempo per definire, impostare e realizzare il lavoro. In questo contesto, l’ICCU si è impegnato a dare soluzione efficace alla parte di carattere informatico: dalla realizzazione del sotto-sito nel quale inserire le immagini e le schede da condividere con Europeana, al caricamento e allo storage dei dati. Nei tempi ristretti del lavoro, e con i limiti imposti dal budget, non è stato realizzato il modulo di inserimento dei dati (data entry) per consentire – una volta caricate simultaneamente tanto le immagini che le schede descrittive – di accedere al lavoro per poterlo aggiornare e correggere, o per arricchire la banca dati di ulteriori elementi.1

II. Il contenuto

Nella ricorrenza dei 500 anni dalla istituzione del Ghetto hanno registrato un forte impulso gli studi sulla storia di questa comunità, una delle cinque più rilevanti esistenti in Italia, insieme a quelle di Livorno, Roma, Mantova e Ferrara. Le dimensioni della comunità veneziana sono state e possono essere ricostruite anche attraverso lo studio di alcuni registri presenti nel sotto-sito; verso la fine del Settecento la cifra si aggirava intorno ai 1600 abitanti.

Le fonti pubblicate nel 2011 con il progetto Judaica presentavano oltre 40.000 immagini e sono state messe a disposizione per facilitare le indagini, le verifiche e i controlli a distanza di chi si è dedicato in questi ultimi anni a studiare l’ambiente ebraico a Venezia nell’età moderna. Ma con quale criterio sono state scelte le fonti da riprodurre e pubblicare nel progetto? La selezione non è stata il frutto di una ricerca storica preventiva, approfondita e aggiornata – impresa che avrebbe presupposto tempi di esecuzione e risorse che non erano allora a disposizione.

Per evitare di dover scegliere singoli documenti sulla base del contenuto (come per esempio la deliberazione che istituisce il Ghetto che insieme a centinaia di altre si rinviene nelle pagine di un registro del Senato), ci si è orientati verso una soluzione diversa. L’alternativa era offerta spontaneamente dalla presenza, all’interno di alcuni fondi archivistici, di serie intitolate agli Ebrei: veri e propri insiemi strutturati di documenti, prodotti a diverso titolo dalle magistrature che, insieme a molte altre competenze, avevano anche il compito di occuparsi di singoli aspetti del rapporto tra la Repubblica e gli Ebrei che risiedevano nello Stato veneziano. Tra tutte, sono state selezionate le serie di 6 fondi archivistici per un totale di circa 100 unità (in prevalenza registri), in modo da consentire ai ricercatori la consultazione a distanza, senza i vincoli di tempo che la ricerca tradizionale nella sala di studio può comportare, quando si vogliano sfogliare i documenti nei registri, nelle filze e nei fascicoli degli archivi.

Per questa ragione i documenti inseriti nel progetto non comprendono atti medievali, pur presenti con grande ricchezza nell’Archivio di Stato di Venezia, ma non facilmente identificabili in forma seriale, così come a malincuore si è abbandonata anche l’idea iniziale di riprodurre e schedare le fonti notarili di età moderna, con una selezione degli atti relativi agli Ebrei, veneziani o stranieri. Questo è il motivo per cui in Judaica si troverà soltanto una parte dei documenti selezionati per la mostra organizzata in occasione del Cinquecentenario del Ghetto (sulla mostra si veda, in questo stesso numero di Engramma, il contributo di Donatella Calabi).

Le serie presenti nel sotto-sito veneziano Judaica provengono dunque dai sei diversi fondi archivistici elencati qui di seguito; ove possibile, tali serie sono state riprodotte e pubblicate in forma integrale; nel caso in cui la consistenza imponente impedisse tale soluzione, ne è stata selezionata solo una parte, certo molto significativa.

fig. 3 | La pagina del sito istituzionale dell'Archivio di Stato di Venezia in cui si trova il collegamento al sotto-sito Judaica

II.1 Dieci savi sopra le decime in Rialto. Catastici del Ghetto

Questi registri riportano casa per casa i nomi degli abitanti dei tre Ghetti veneziani, Vecchio, Novo e Novissimo. A Venezia le leggi prescrivevano che tutti gli abitanti della città, senza distinzione di classe, dovessero dichiarare ai pubblici rappresentanti, con giuramento, il nome del proprietario della casa in cui abitavano e la qualità dell’abitazione; gli inquilini dovevano dimostrare, ricevute alla mano, la cifra pagata per l’affitto annuale della casa o della bottega. L’appartamento di proprietà in cui si viveva non veniva tassato. Queste registrazioni erano suddivise per sestiere e, all’interno del sestiere, per parrocchia. Nel caso del Ghetto, i registri non sono stati cuciti e legati a quelli del sestiere di appartenenza (Cannaregio), poiché non costituivano una parrocchia, ma erano e dovevano rimanere entità autonome. I quattro registri di piccolo formato sono descritti sommariamente nell’inventario manoscritto ASVe n. 118, Dieci savi alle decime in Rialto. Inventario d'uso, terminato nel 1901 a cura di Bernardo Canal, alle pp. 25 e 26.

II.2 Scuole piccole e suffragi. Fraterna della misericordia degli Ebrei tedeschi di Venezia ed altre fraterne degli Ebrei

Si tratta di un insieme formato a posteriori, che non costituisce una serie archivistica originaria. I registri nel sec. XIX facevano parte dell’antica Miscellanea codici, che nel corso del Novecento è stata in larga misura disciolta e riordinata, in un’audace e colta operazione di ricostruzione di numerosi nuclei archivistici, condotta da Maria Francesca Tiepolo nei primi anni ’60. Di diversa provenienza, sono stati in quella occasione uniti a formare un unico insieme e attribuiti, per affinità di contenuto, come ultima entità del fondo complesso Scuole piccole e suffragi.

II.3 Provveditori alla sanità. Necrologi. Necrologi di Ebrei e Turchi

Alle registrazioni di morte degli abitanti della città di Venezia, prescritte e conservatesi sin dalla prima metà del XVI secolo in seno ai Provveditori alla Sanità, si affianca dal sec. XVII il piccolo nucleo di registri relativi ai decessi della minoranza ebraica. Secondo le disposizioni di legge, per chiunque dovesse morire nella città di Venezia si dovevano comunicare obbligatoriamente ai Provveditori alla sanità il nome, il genere, l’età, il luogo di residenza, la durata della malattia, le cause di morte accidentale o improvvisa, attestate dai medici chiamati a constatare il decesso. I parroci non potevano procedere con la sepoltura dei morti in mancanza della certificazione del medico. Prima di destinare un registro a parte, dopo la grande pestilenza del 1630, i morti ebrei e gli ottomani venivano indicati nelle ultime pagine dei registri della serie generale dei Necrologi.

II.4 Inquisitori sopra l'Università degli Ebrei. Decreti, Terminazioni, Multorum

Le carte si riferiscono all’attività di controllo e di vigilanza esercitata dalla magistratura, nata con disposizione del Senato veneziano del 19 sett. 1722. Gli Inquisitori sorvegliavano e controllavano l'Università (ovvero: la comunità) degli Ebrei, costituita dalle tre "nazioni", la levantina, la ponentina e tedesca. Tale "Università", autorizzata sin dal 1534, era responsabile in solido per ciascuno dei suoi membri e giunse quasi alla rovina finanziaria per gli eccessivi debiti nel 1722, a causa del passivo dei tre banchi di prestito su pegno, e per i molti oneri dovuti all'erario e ai privati. I registri riprodotti sono solo una parte del fondo, che richiederebbe un intervento di inventariazione e ordinamento più accurato di quello condotto nel sec. XIX.

II.5 Quarantia criminal. Presidenti sopra uffici. Ebrei

Tra le ampie competenze esercitate da questo antico e importante consiglio veneziano, una prerogativa rilevante riguardava la giurisdizione e il controllo sugli Ebrei e in particolare sui banchi di pegno del Ghetto. I documenti, sfogliati nella loro naturale sequenza, permettono di seguire le modalità concrete in cui si è realizzato tale controllo, e l’evoluzione della politica tra lo Stato veneziano e la comunità ebraica nel corso dei decenni.

II.6 Ufficiali al cattaver. Ebrei

Il nome di questo ufficio – "cattaver" – indica una delle competenze principali svolte nel corso dei secoli: quella di “accattare”, vale a dire ricercare gli averi del fisco. Il controllo finanziario e la repressione del contrabbando, come prerogative generali, nei confronti della minoranza ebraica trovarono specifica articolazione con l’inquisizione sull’usura e la sorveglianza sul comportamento degli Ebrei a Venezia. (La seconda serie dedicata alla stessa minoranza – Processi a Ebrei – è stata integralmente schedata, ma non ancora inserita in Judaica).

* * *

A tutte queste fonti si accede anche attraverso il collegamento posto nel sito istituzionale dell’Archivio di Stato di Venezia, dalla pagina dedicata al progetto Divenire – Riproduzioni in rete.

III. Scelte descrittive

Nel lavoro d'archivio non è sempre facile garantire la sincronizzazione tra le attività di descrizione e quelle di riproduzione del materiale documentario. Per la ripresa digitale è necessario che l’intera serie sia stata in precedenza inventariata, ordinata (e dunque numerata in forma stabile) e che le pagine (le carte) o i fascicoli al suo interno siano stati numerati. Il nome dei file d'immagine riporta stabilmente questi elementi. Tali operazioni non sono sempre lineari e veloci e richiedono di rivedere più volte le scelte fatte all’inizio; modalità di lavoro che risultano oggettivamente più lunghe e problematiche rispetto alla fase di digitalizzazione. Se dagli archivi si passa alle fonti a stampa o manoscritte, che si conservano nelle biblioteche, il quadro si fa molto più semplice e le operazioni più veloci; la stessa impostazione del portale europeo Judaica Europeana privilegia la descrizione bibliografica e dei manoscritti, e rende oggettivamente appiattita la coesistenza con le informazioni archivistiche, per loro natura intrecciate in relazioni gerarchiche e complesse. La massa ingente della documentazione riprodotta e i tempi molto limitati del progetto hanno suggerito di redigere solo una parte di schede analitiche, privilegiando schede sintetiche, essenziali per orientare sulla quantità delle decisioni prese dalle singole istituzioni.

Le immagini integrali delle singole unità si accompagnano alle schede che ne descrivono la consistenza; oltre a questi dati essenziali, sono state predisposte anche ulteriori segnalazioni più specifiche, volte a indicare un documento ritenuto particolarmente significativo. In questo modo si è voluto, da un lato, fornire la descrizione omogenea e coerente richiesta da un inventario archivistico e, dall’altro, aprire la possibilità di indicare alcuni documenti ritenuti di rilievo singolare.

fig. 4 | “Anzolo quondam Michiel Porto, Maestro di scuola, casa in tre logheti compresa cosina [= cucina], paga ha Beneto de Mazo ducati trentasie, e giurò --- d. 36”. (ASVe, Dieci savi sopra le decime in Rialto. Catastici del Ghetto, reg. 425, c. 2v).

fig. 5 | Disegno a inchiostro che illustra il trasporto di un ebreo defunto in gondola verso il cimitero del Lido, con due figure che rappresentano un maiale, uno posto sotto il corpo del defunto e uno sopra il felze. L'immagine (presente nella mostra sui 500 anni del Ghetto) è un segno della irrisione a cui erano sottoposti gli Ebrei, ed è particolarmente significativa perché all'interno di un registro pubblico. (ASVe, Provveditori alla sanità. Necrologi. Necrologi di Ebrei. "Libro morti ebrei [...] turchi" (1707 giu. 02 - 1765 feb. 26) reg. 998, c.1).

IV. Esempi

Tra queste fonti, alcune sono note: sono quelle che consentono di entrare direttamente nel mondo ebraico veneziano attraverso i nomi degli abitanti, delle calli e dei luoghi del Ghetto Novo, Vecchio e Novissimo: i Catastici del Ghetto dei Dieci savi sopra le Decime (fig. 4), i Necrologi dei Provveditori alla Sanità (fig. 5) o l’elenco dei residenti contenuto in uno dei registri della Fraterna degli Ebrei (figg. 6 e 7). In altri casi, si tratta di carte meno note, che documentano l'attività quotidiana degli uffici che esercitavano il controllo sulla comunità o l'Università degli Ebrei, come allora veniva definita la comunità nel suo insieme (fig. 8). Si tratta di norme o decisioni, o spesso di sanzioni, o di permessi speciali, questioni spicciole e marginali che riguardano vari membri della comunità, il più delle volte ignoti. Talvolta la serie è composta da oltre una cinquantina di registri o di filze, in altri casi da un numero inferiore: ma è proprio la serialità che consente di osservare un fenomeno nella lunga durata, attraverso decenni o anche più secoli. Sono dunque documenti significativi non tanto se analizzati singolarmente, quanto nel loro insieme: uno studio di questi casi consente di comprendere meglio, al di là delle situazioni di maggiore peso o dei casi occorsi a personaggi noti, come si sviluppasse il rapporto tra il governo veneziano e la componente ebraica che risiedeva nel Ghetto.

figg. 6, 7 | ASVe, Scuole piccole e suffragi. Fraterna della misericordia degli Ebrei tedeschi di Venezia ed altre fraterne degli Ebrei, reg. 736
fig. 8 | Decreto che istituisce gli Inquisitori sopra l'Università degli Ebrei, incaricati di controllare e porre rimedio alla disastrosa situazione in cui si trova il debito di detta Università, che ammonta a più di 1.200.000 ducati. (ASVe, Inquisitori sopra l'università degli Ebrei, b. 1, Decreti reg. 1, cc. 1r-7v)


V. Crediti

Il progetto è stato condotto in stretta collaborazione tra l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU) e l’Archivio di Stato di Venezia. Il Direttore dell’Archivio, Raffaele Santoro, ne è il responsabile e il coordinatore.

La responsabilità scientifica del progetto è stata affidata a Claudia Salmini, che nel marzo 2011 ha assunto l’incarico della direzione dell’Archivio di Stato di Belluno. Pur assicurando in parte la continuità dell’incarico, la prosecuzione è stata prevalentemente garantita da Patrizia Bortolozzo, cui si deve sostanzialmente il merito del procedere e della conclusione del lavoro.

La schedatura è stata affidata alla cooperativa studentesca Costruendo di Venezia, diretta da Fiorella Dai Pra’, che ha coordinato il lavoro degli archivisti Lavinia Bizzarini, Andrea Perego, Piero Santin, Giorgia Spano.

La riproduzione è stata assicurata da Camilla Bernardini, operatore libero professionista, con attrezzature dell’Archivio di Stato di Venezia. Olivo Bondesan, fotografo della Sezione di fotoriproduzione dell’ASVe, ha garantito costante supporto per il riversamento delle immagini.

Per l’ICCU, il progetto, affidato al suo direttore, Rossella Caffo, è stato seguito nei primi mesi da Giuliana De Francesco, sostituita poi da Raffaella Rodomontini.

Il riversamento delle immagini e delle schede, così come la progettazione della realizzazione del sito web, sono stati affidati e realizzati dalla società Gruppo Meta. Per la costruzione del sottosito è stato utilizzato il CMS open source Museo & Web, con il supporto di Maria Teresa Natale e Marzia Piccininno (ICCU).

La scelta di adottare il criterio dell'accesso libero alle immagini risale al 2011.

Note

1 Il Progetto è descritto nella pagina del sito dell’Archivio di Stato di Venezia; nel sito dell’ICCU e più di recente nella newsletter n. 8 di Judaica Europeana, dedicata ai 500 anni di esistenza del Ghetto a Venezia.

English abstract

The State Archives of Venice actualized the Project Judaica between 2010 and 2011. It is a first tool that makes available to audiences around the world a set of documentary sources of massive proportions, all related to the Venetian Jewish world in the Modern Age.

The project was part of a larger one, coordinated by the Central Institute for the Union Catalogue (ICCU), Italian partner of the Europeana portal, funded by the eContentplus program of the European Commission.

500 years since the first establishment of the Jewish Ghetto of Venice, the studies on the history of the Venetian Jewish community − one of the most relevant existing in Italy (with Livorno, Rome, Mantua and Ferrara), attesting around 1600 inhabitants in the late 18th century – found great inspiration and impulse. The Project has been useful in facilitating investigations, verifications and audits by those who have in recent years studied Hebrew environment in Venice in the Modern Age.

The choice of the sources has not been the result of a prior historical research, that would have necesseraily required more time than available. Alternatively, the presence of series entitled exclusively to the Jews offered itself as a spontaneous source. Amongst the archival material there is a series producted by the competent institution on specific aspects of the relationship between the Republic and the Jews who lived in the Venetian State. These are sets of documents, all concerning Jewish community, between 16th and 18th Centuries.

The project has provided six series belonging to different archival sources; nearly 100 archival files (mostly registers), 40,000 images and hundreds of cards.

English synopsis in Europeana Newsetter

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