"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

45 | gennaio 2006

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Luminar. Internet e Umanesimo: il tema e il nome

Convegno Luminar 4. Internet e Umanesimo. Fonti e risorse on-line | Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 4/5 febbraio 2005

Dal 2002 Engramma, in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia e l'Università Iuav di Venezia, promuove annualmente due giornate di studio – il convegno "Luminar. Internet e Umanesimo", che giunge nel febbraio 2006 alla quinta edizione: l'obiettivo è analizzare e approfondire l'affinità tra scienze umane e nuove tecnologie, e studiare le possibilità che Internet offre alle discipline umanistiche.

La rivoluzione tecnica, estetica ed ermeneutica, provocata dall'invenzione del computer e dall'attivazione di Internet apre la via a un nuovo intreccio fra i saperi, inducendo 'studiosi', 'tecnici', 'umanisti' e 'scienziati' a mettere a confronto le diverse pratiche e teorie, a ragionare sulla nuova sintassi e sul nuovo stile di ricerca.

La storia degli studi storico-umanistici è contrassegnata da crisi di passaggio, fasi tecnologicamente rivoluzionarie che di volta in volta hanno conferito un moto di accelerazione e una direzione al progresso del sapere: agli albori della civiltà occidentale è stato il passaggio dall'oralità alla scrittura; in età tardoantica il passaggio dal volumen al codice; nel XV secolo l'invenzione dei caratteri mobili e della stampa. 

Ora Internet si propone come un orizzonte ulteriore che apre inedite prospettive di registrazione della memoria e di costruzione della conoscenza: la nuova dimensione della rete interessa le modalità di reperimento dei dati e quindi la diffusione dei risultati della ricerca, ma coinvolge anche la metodologia di studio, lo stesso stile della ricerca. In questa nuova sfida il computer connesso alla rete si propone come indispensabile strumentazione tecnica, ma anche come vera e propria, nuovissima, 'macchina umanistica'. 

Grazie alla nuova tecnica di ricerca e di composizione dei dati che Internet ha inaugurato, si realizza dunque la possibilità di esplorare zone di confine e di far interagire saperi diversi, ma viene anche attivata la sperimentazione di forme espressive e di nuovi procedimenti di indagine.

Il "Luminar" di Ernst Jünger

La tecnica possiede un sottosuolo, sta diventando inquietante per se stessa, si approssima alla realizzazione diretta degli dèi come suole avvenire nei sogni, sembra mancare solo un piccolo passo ancora. Così potrebbe saltare fuori qualcosa dal sogno stesso. […] Come nello specchio una porta non deve più essere mossa, si apre da sé, ogni luogo desiderato è raggiungibile in un attimo, un mondo qualsiasi può essere ricavato dall'etere o come nel Luminar dal sottosuolo. […] I fatti sono abbastanza remoti e si può dire che non se ne curerebbe più nessuno; nel Luminar tuttavia ho reperito io stesso una sterminata quantità di immagini e di titoli. Come in ogni lavoro la cosa principale con quell'apparecchio è centrare i punti chiave.

Ernst Jünger, Eumeswil (1977)

Il nome "Luminar" compare in un grande romanzo visionario di Ernst Jünger, Eumeswil, pubblicato nel 1977. Posta ai confini occidentali del Mediterraneo, tra il deserto e l'oceano, in un Medioevo prossimo venturo, Eumeswil è "la città in cui nulla più è reale e tutto è possibile". Nella rarefatta scenografia del romanzo, il Luminar è lo strumento principale di ricerca in uso al protagonista, lo storico Martin Venator: è uno schermo interattivo che registra e coordina i dati del passato, e quindi, su richiesta, ne riproduce e ne restituisce la memoria.

Il Luminar jüngeriano, che ricompone come in un film i frammenti del sapere, prefigura lo spazio virtuale di Internet: il Luminar è la nuova invenzione che la tecnica mette al servizio della memoria storica. Si dà la possibilità di recuperare gli spolia del passato, ma essi vanno però messi in relazione tra loro per divenire elementi storicamente eloquenti. Dal contatto tra i diversi materiali si produce un attrito da cui scaturiscono scintille di senso: la macchina è il filtro tecnico che consente di far riemergere pezzi di memoria, e poi di trasformare le scintille in energia ermeneutica, catturare i dati in quadri storici.

L'impiego della tecnica pone la questione della selezione dei materiali, della puntualità delle interrogazioni, del vaglio delle risposte: si rende disponibile un repertorio di fonti – testi e immagini – ricco e suggestivo, ma nel contempo indiscreto e sterminato che richiede un intervento orientato, di scelta e di discrezione. La metodologia che lo studioso affina, usando la strumentazione e configurando il suo lavoro, concorre alla creazione di una rete che si sviluppa nella fluidità di nessi (che Jünger definisce come "punti chiave"), e intreccia snodi di senso sempre nuovi tra i diversi tracciati del sapere.

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