"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

148 | agosto 2017

9788894840247

titolo

Dionysus Beyond Borders

Editoriale di Engramma n. 148

Giulia Bordignon, Fabio Lo Piparo

Profilo di Dioniso, dettaglio dal cratere fliacico con Dioniso e l'acrobata del Gruppo Louvre K240, Lipari, Museo Archeologico Eoliano "Luigi Bernabò Brea".

Dorther kommt und zurück deutet der kommende Gott.
Friedrich Hölderlin, Brot und Wein, 54 (1801)

Nato (almeno) due volte, dio che muore e risorge, maschio in vesti di femmina, pellegrino d’Asia in terra greca, familiare e straniero, serafico e frenetico, spietato e salvatore. Dioniso domina in controluce, fluidificandoli e forzandoli, i confini del principium individuationis: molteplici sono le maschere che celano e rivelano il “dio che viene”.

A Dioniso e all’incrociarsi delle sue τιμαί, in particolare quelle del vino e del teatro come luoghi dello spossessamento di sé e dell’alterità, è dedicato questo numero di Engramma. Vino e teatro si incontrano sulla lucida superficie dei tanti vasi le cui raffigurazioni consentono di scorgere, mediate per segni e colori, frammenti di storie, gesti, personaggi e azioni che hanno dato vita alla tragedia e alla commedia greca. 

Proprio ai rapporti tra drammaturgia e iconografia vascolare il Seminario Pots&Plays promosso dal Centro studi classicA dell’Università Iuav di Venezia dedica da anni il proprio lavoro di ricerca: un campo di studio liminare tra discipline diverse, i cui risultati sono pubblicati periodicamente in Engramma. Presentiamo qui gli esiti dell’ultimo incontro del Seminario che si è tenuto a Venezia il 16 maggio 2017, animato dalla partecipazione appassionata di studiosi italiani e internazionali.

Il contributo a cura di Lorenzo Lazzarini, Francesco Mannuccia e Umberto Spigo, pubblicato in doppia versione, inglese e italiana, offre un primo resoconto scientifico (in doppia versione, inglese e italiana) delle problematiche di studio, conservazione e valorizzazione di un cratere fliacico con Dioniso e acrobata proveniente da Lipari. Il vaso, prestato al Getty Trust di Los Angeles in occasione di una mostra tenuta nel 2013, è stato oggetto di una pioneristica operazione di restauro effettuato anche grazie alle analisi diagnostiche condotte dal laboratorio LAMA dell’Università Iuav: il lavoro rappresenta uno stimolante punto di partenza per lo sviluppo di interessanti ipotesi di collaborazione interdisciplinare nell'ambito della ceramografia antica. Anche e soprattutto nelle attuali angustie della politica culturale, “antiquity knows no border”: con questo auspicio del presidente del Getty, James Cuno, si chiude l'articolo, quasi in risonanza con il tema dionisiaco del vaso.

Nel contributo di Fabio Lo Piparo dedicato all’iconografia vascolare del personaggio teatrale di Cassandra, filologia, archeologia e iconologia si incrociano per sottolineare la forza icastica e trasgressiva che il teatro opera sul patrimonio della tradizione mitica: rispetto alla generica immagine della principessa troiana veicolata dal racconto mitico, il profilo di Cassandra profetessa è frutto dell’innovazione drammaturgica operata da Eschilo nell’Agamennone. L’identità tutta apollinea del personaggio, che sembra fissarsi in ambito figurativo in virtù della sua fortuna nelle performance, diventa essa stessa tradizionale, laddove per converso l’invenzione eschilea doveva servire a trasmetterne l’alienazione, la variazione rispetto al mito: il rifiuto dei segni e degli attributi mantici conducono Cassandra ad assumere, nella diversa ‘maschera’ della vittima sacrificale per mano di Clitemnestra, una rinnovata funzione profetica sotto il segno di Dioniso.

Ancora, le fonti teatrali offrono un punto di vista privilegiato per le indagini sulla dimensione orchestica e coreografica greca antica. Si tratta di un campo di studio marginale, quanto e forse più di quello drammaturgico, ma che merita particolare attenzione per l’importanza che la danza a tutt’oggi mantiene nella dimensione performativa del teatro, e le strette connessioni che legano l’elemento orchestico con la vexata quaestio delle origini della tragedia: a questa istanza è dedicato il volume collettaneo di recentissima pubblicazione Choreutika. Performing and Theorising Dance in Ancient Greece (Pisa 2017), curato e introdotto da Laura Gianvittorio, che offre molteplici punti di accesso e di approfondimento sul tema.

Chiude il numero una conversazione condotta da Monica Centanni e Bruno Roberti con Andrea De Rosa, regista delle Baccanti di Euripide – tragedia dionisiaca per eccellenza – in scena presso il Teatro Grande di Pompei dal 14 al 16 luglio 2017 per la rassegna Pompeii Theatrum Mundi. Dal teatro dipinto e danzato intorno al vino, al teatro agito sulla scena, in un reciproco e vicendevole gioco di sguardi che confonde e mescola interpreti e spettatori, Dioniso, “colui che osserva chi lo osserva” – ὁρῶν ὁρῶντα (Baccanti 470) – permane così indiscusso protagonista: una figura che assomma, risolve ma ancora rifrange le forse apparenti contraddizioni che innervano e cortocircuitano il classico, dall’antichità al contemporaneo, in vista di nuovi attraversamenti, di nuove – sovversive – promesse. “Il dio che viene” si volge all’indietro per mostrarci che, come insegna Friedrich Nietzsche, “iI responso del passato è sempre un responso oracolare”.

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