"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

157 | luglio-agosto 2018

97888948401

titolo

Mnemosyne: palinsesti

Editoriale di Engramma n. 157 

a cura di Anna Fressola, Anna Ghiraldini

“Nam quod in palimpsesto, laudo equidem parsimoniam, sed miror quid in illa chartula fuerit
quod delere malueris quam haec scribere, nisi forte tuas formulas”

E, riguardo al palinsesto – lodo certo la tua parsimonia, ma mi chiedo cosa ci sarà stato mai su quel pezzo di carta
da farti preferire di cancellarlo anziché riscriverlo, se non le tue stesse parole.

Cicerone, Epistulae ad Familiares VII.18.1.1

Com’è noto nell’antichità, di prassi la scrittura poggiava su supporti in papiro o in pergamena, dai quali la prima stratificazione di testo (scriptio inferior) poteva essere cancellata mediante lavaggio con spugna o raschiatura con pietra pomice, al fine di emendare la superficie e utilizzarla per la riscrittura di un nuovo testo (scriptio superior), che poteva scorrere nello stesso senso o trasversalmente rispetto al primo. Questo riutilizzo “parsimonioso” – per dirla con Cicerone – era dettato dalla difficoltà di produzione e reperimento dei materiali scrittori: la riscrittura era quindi funzionale alla tradizione di successivi brani di memoria storica. Il manoscritto così riusato, per il procedimento che lo sottende, prende il nome di ‘palinsesto’ (πάλιν, ‘di nuovo’; ψηστός, ‘raschiato’).

Ciò che emerge dai palinsesti di Mnemosyne si presenta in forma di engramma: come in filigrana è ancora possibile leggere il lascito di certe pergamene e scoprire, grazie alla (non sempre) delicata invasività di acidi e raggi X, che nascondono una memoria scampata all’oblio in forza di una economia funzionale che ne ha fatto trama per una nuova iscrizione, così, attraverso l’interrogazione di archivi fisici e digitali – l’analisi attenta di documenti conservati in faldoni cartacei o rintracciati nelle pieghe del Web – è possibile costruire un ponte tra il passato – abraso, cancellato, anche involontariamente condannato all’oblio – e un presente – immediato, esposto, contemporaneo – che su quelle tracce latenti poggia, e gioca un suo sviluppo, tutto da narrare. Palinsesti di Mnemosyne sono le rimozioni e le latenze, più o meno consapevoli che, fortunatamente, conservano, anziché cancellare totalmente, le impronte di storia e memoria.

Perciò abbiamo scelto per titolo di questo numero di Engramma il termine ‘palinsesto’, non tanto come metafora delle trasformazioni nel tempo, ma come trama icnografica dei diversi contributi che qui pubblichiamo, in cui si precisano formulazioni, fortune e lasciti della memoria warburghiana.

Nel saggio I documenti relativi al Geburtstagsatlas di Ernst Gombrich. Nota sui materiali conservati al Warburg Institute Archive di Londra, Thays Tonin analizza i documenti – frammenti, note, appunti – per l’Atlante di compleanno per Max M. Warburg prodotti tra il 1936 e il 1939, che sono fonti primarie imprescindibili per ricostruire la genesi dei successivi tentativi di pubblicazione dell’Atlante Mnemosyne, in cui anche le espunzioni appaiono, indelebilmente, ricche di significazione.

Sullo stesso tema, Clio Nicastro propone l’editio princeps digitale con traduzione italiana delle prime tavole dell'opera in Il Geburtstagsatlas di Ernst Gombrich: Tavole A, B, C: se la lettura che fa Gombrich dell’opera warburghiana si conferma, una volta di più, come tentativo di convogliare in sintesi facilitata la polarità e organica unità ‘tra’ pathos ed ethos, essa offre tuttavia una fondamentale occasione di riflessione sulla metodologia euristica e sulle coordinate ermeneutiche proprie di quel condensato mnemonico che è la macchina-Atlante.

La collazione dei saggi specificamente dedicati al lavoro che Ernst Gombrich appronta per l'"Atlante del compleanno" del 1937 – frutto dei lavori che il Seminario Mnemosyne ha svolto collettivamente in questi ultimi anni – è presentata in Geburtstagsatlas di Ernst Gombrich (1937). Indice dei materiali pubblicati in Engramma.

Dell’orizzonte estetico spericolato che Warburg fa proprio (e che, come osserva Gertrud Bing, contiene elementi che crediamo di esserci lasciati alle spalle), ci racconta il saggio La danza delle Pathosformeln. Formulazioni dell'espressione corporea secondo la lezione di Mnemosyne di Anna Fressola, che indaga la genesi e l’operatività della nozione di Pathosformel, trasversale nel tempo all’operare dello studioso, ma che si configura alfine come l’esito prezioso delle sue ultime ricerche. L’attenzione è sulla natura strumentale del concetto in relazione ai fenomeni che Warburg si propone di spiegare, con particolare riguardo alla funzione dell’atto artistico – memoria tradotta in immagini. Infiltrandosi tra le trame di Mnemosyne il linguaggio gestuale delle Pathosformeln ne emerge caratterizzato da una irriducibilità tragica: movimento e danza del pathos dionisiaco che non può darsi al di fuori di una espressione e formulazione schematica, e che purtuttavia mai con essa coincide.

In Riemersione del pathos dell’annientamento. Una proposta di lettura di Tavola 41 dell’Atlante Mnemosyne, si segnala il forte legame che lega Tavola 5 e Tavola 41 dell’Atlante della Memoria: Giulia Bordignon riprende le coordinate espressive del pathos dionisiaco del terrore, della violenza e della morte al femminile, ora declinate come pathos dell’annientamento, dal suo sprigionarsi al suo esaurirsi, con particolare riferimento alle figure di Medea e Orfeo.

Il contributo Maria ‘Niobe barocca’: deduzione formale e riemersione engrammatica. Appunti di lettura di Tavola 76 del Mnemosyne Atlas intreccia diversi percorsi tematici e formali che strutturano l’Atlante: alla protezione del bambino in pericolo (Tavola 47) e alla riemersione della preconiazione antica della figura della Madre (Tavola 5), si associano, in via più di spunto che di esplicito riferimento, spunti legati alla natura (Tavola 55) e un’indagine sulla personalità di Rembrandt che introduce il tema del rifiuto del compiacimento per il gesto retorico.

Il sogno dell’umanista Giulio Camillo di tramutare la mente umana in una macchina di memoria e creatività, enciclopedia di tutti i saperi e teatro di immagini e parole capace di costruire relazioni di senso, si stratifica diventando, alcuni secoli dopo, lo zum Bild das Wort di Aby Warburg, metodo di ricerca di connessioni tra immagini e parole che riconosce in ogni gesto culturale un segno collettivo. Si presenta in questo numero la versione spagnola del saggio di Corrado Bologna, El teatro de la mente. De Giulio Camillo a Aby Warburg.

La página web de la Warburg Library: una aproximación arqueológica di Pedro Incio mette in scena la successione di modifiche e riscritture della pagina digitale della Warburg Library, nell'arco di tempo che corre dal 2006 al 2016: nella modalità di catalogazione e inter-relazione ipertestuale si inscrive il tentativo di rispettare il metodo del fondatore della Kulturwissenschaftliche Bibliothek, in particolare la legge del buon vicinato, che aprono al lettore, in maniera rizomatica, sempre nuove possibilità di studio e ricerca. 

Chiude il numero Bibliography. Works by Aby Warburg and Secondary Literature (updated June 2018), che aggiorna le fonti e i contributi critici di e su Aby Warburg, fino alle più recenti pubblicazioni.

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